Le opere di Piero Manzoni, con cui aveva avuto una relazione quando era ventenne, erano tutte vicine, disposte su una mensola: Merda d’artista, Corpo d’aria. Uno dei Concetti Spaziali del 1961 di Lucio Fontana, invece, Nanda Vigo lo aveva appeso sopra la testiera del letto. Diceva che serviva ad addormentarsi, per poter entrare — durante il sonno — dentro uno dei tagli del maestro dello Spazialismo e accedere a quell’altra dimensione della tela che l’artista aveva tanto teorizzato nel corso della sua vita.
Della casa di Nanda Vigo a Milano si sanno poche cose: che si trovava in Porta Romana, che era anche il suo studio e che era come Vigo progettava le case degli altri: lunari, spaziali, interstellari. Ancora meno si conosce delle opere che hanno abitato quello spazio: una collezione privata che non era propriamente una collezione, ma che oggi è in grado di raccontare tutto ciò che serve per capire lo stato dell’arte a Milano tra gli anni Cinquanta e Settanta.
La non-collezione di Vigo: un archivio di arte contemporanea
Pop art, Spazialismo, Arte Povera, Arte concettuale, décollage, il Gruppo Zero, l’Arte Programmata e tutti quegli artisti che — come Vigo — hanno costruito il proprio lavoro attorno alle riflessioni sulla luce: tra gli anni Cinquanta e Settanta, Nanda Vigo mette insieme più di 108 opere, che raccontano l’andamento di una parte di secolo, dal Dopoguerra alle sperimentazioni delle neoavanguardie, dall’Italia alla Germania, fino alla Cina.
Sono tutte testimonianze di un certo modo di sentire delle nuove avanguardie che nascono dopo la Seconda guerra mondiale, quelle che vogliono fare piazza pulita di tutte le convenzioni del mondo dell’arte.
Luca Ilgrande, coordinatore del Museo San Fedele
Le mette insieme, sì, ma non ne acquista nessuna: gliele regalano gli amici artisti, collezionisti, scrittori, curatori. Alcune provengono dalle tante mostre che Vigo organizza quando accompagna gli artisti del Gruppo Zero in giro per il mondo a diffondere il verbo di una nuova arte. Tra tutte, la più leggendaria è l’esposizione Zero avantgarde che Vigo allestisce proprio nell’atelier di Lucio Fontana a Milano.
“Sono tutte testimonianze di un certo modo di sentire del Gruppo Zero, delle nuove avanguardie che nascono dopo la Seconda guerra mondiale, quelle che vogliono fare piazza pulita di tutte le convenzioni e di tutte le scorie del mondo dell’arte come si era conosciuto fino ad allora”, racconta Luca Ilgrande, coordinatore del Museo San Fedele di Milano, a proposito di quei movimenti e di quegli artisti che, in Italia, ruotano intorno alla figura di Lucio Fontana, colui che ha ridefinito la pittura del XX secolo.
Oltre a Manzoni e Fontana, ci sono Joseph Beuys, Christo, Andy Warhol, Luciano Fabro, Mimmo Rotella, Mario Schifano e Jan Fabre, ma anche Vincenzo Agnetti, Hisiao Chin, Emilio Isgrò e Otto Piene: tutti presenti nello studio-appartamento di Nanda Vigo. La circondano, la custodiscono, la proteggono. Tanto che è lei stessa a definire quella casa e quella collezione di opere “una raccoglitrice di ricordi” o, ancora, “la mia seconda pelle”.
Nella collezione compare anche un ricordo di Gio Ponti, architetto e fondatore di Domus, con cui Vigo aveva collaborato alla progettazione della casa Lo Scarabeo sotto la foglia.
La collezione al Museo San Fedele di Milano
Dopo la sua scomparsa nel 2020, è con un legato testamentario che Vigo dona la collezione al Museo San Fedele.
Inaugurato nel 2014, il museo è ospitato nella storica chiesa cinquecentesca di San Fedele, vicinissima al Duomo di Milano, ed è una costola della Galleria San Fedele che, nata negli anni Cinquanta, ha tessuto una storia lunghissima di relazioni con artisti, designer e curatori sperimentali del Dopoguerra, tra cui, appunto, Vigo stessa, i cui funerali nel 2020 si tengono proprio all’interno della chiesa, sotto un’opera di Lucio Fontana.
A oggi, la “Private Collection” di Nanda Vigo si trova all’interno di due sale collegate alla cripta (Genesis Space) e, come il resto della collezione contemporanea, è accostata a una serie di dipinti – soprattutto del periodo manierista – del patrimonio secolare della chiesa.
Nanda Vigo e il Museo San Fedele a Bookcity 2025
In occasione di Bookcity 2025, il festival letterario promosso annualmente dal Comune di Milano, questa esperienza — e questa collezione, fino ad oggi poco conosciuta — prende finalmente forma in un volume: Nanda Vigo. Private Collection. Da Lucio Fontana a Piero Manzoni: i favolosi anni ’60, edito da Ancora Editrice. Il libro sarà presentato martedì 11 novembre alle ore 18 presso la Chiesa di San Fedele, e a seguire sarà possibile una visita alla collezione.
- Mostra:
- Un salto nei favolosi anni ‘60: Nanda Vigo Private Collection
- Dove:
- Fondazione Culturale San Fedele
- Date:
- 11 novembre 2025, ore 18.00
- Durante:
- Bookcity Milano 2025
