La carriera del grande pittore Gerhard Richter è iniziata da una pagina di Domus

Per uno degli artisti più influenti del Novecento, tutto ebbe inizio con la fotografia di un tavolo modernista visto sulle pagine della nostra rivista. 

Sarebbe diventato uno degli artisti più influenti del secondo Novecento, ma Gerhard Richter ancora non lo sapeva quando gli passò tra le mani un numero di una rivista italiana fondata nel 1928 da Gio Ponti.

Nato a Dresda nel 1932, formatosi tra la Germania dell’Est e quella dell’Ovest, Richter negli anni di studio sperimenta la pittura informale all’Accademia di Düsseldorf, muovendosi all’interno di un linguaggio gestuale e astratto che, però, non sembra offrirgli una direzione definitiva. La svolta arriva in modo inatteso e quotidiano: la fotografia di un tavolo su una pagina di Domus.

La foto di Tisch proviene, credo, da una rivista di design italiano di nome Domus. Ho iniziato a dipingerla, ma non ne ero soddisfatto e così l’ho cancellata con della carta da giornale.

Commenti su alcune opere, 1991, in Gerhard Richter: Text. Writings, Interviews and Letters 1961–2007, Thames & Hudson, London, 2009, p. 259

Il dipinto è intitolato Tisch (Tavolo, 1962), ha formato orizzontale e raffigura un tavolo di design con piano bianco e gambe scure. Lo sfondo è diviso a metà da due campi cromatici: un grigio chiaro nella parte superiore e un grigio più scuro in quella inferiore.

Al centro della tela, però, l’immagine del tavolo perde nitidezza: la superficie è segnata da movimenti circolari ottenuti con un diluente per vernici, che interrompono la lettura dell’oggetto rappresentato. In Tisch emergono già alcune costanti del lavoro di Richter. L’immagine rimane riconoscibile, ma è sottoposta a un processo di cancellazione da parte del suo stesso creatore, che ne compromette la leggibilità. La figurazione resta così presente, pur messa in crisi, iniziando a perdere di definizione. È un equilibrio instabile che anticipa sia le future foto-pitture sia il progressivo avvicinamento all’astrazione.

Immagine del tavolo allungabile progettato da Ignazio Gardella, pubblicata su Domus n. 321. L’opera Tisch di Gerhard Richter sembrerebbe derivare, secondo le parole dell’artista, da una fotografia apparsa - probabilmente - su Domus; pur in assenza di una conferma diretta, la redazione ipotizza che la fonte possa essere questa immagine.
Si possono ancora vedere le tracce del giornale laddove ha aderito alla tela ancora fresca di pittura. Ma il quadro mi piaceva ancora di meno e ho deciso di ricoprirlo di pittura.

Commenti su alcune opere, 1991, in Gerhard Richter: Text. Writings, Interviews and Letters 1961–2007, Thames & Hudson, London, 2009, p. 259

"La foto di Tisch (Tavolo, 1962) proviene, credo, da una rivista di design italiano di nome Domus. Ho iniziato a dipingerla, ma non ne ero soddisfatto e l’ho cancellata con della carta da giornale. Si possono ancora vedere le tracce del giornale laddove ha aderito alla tela ancora fresca di pittura. Ma il quadro mi piaceva ancora di meno e ho deciso di ricoprirlo di pittura. D’un tratto ha preso un nuovo aspetto che mi piaceva e ho avuto la sensazione che non lo dovessi più toccare, anche se non so bene perché" spiegherà in seguito.

Come sottolinea la scheda dedicata sul sito-archivio dell’artista, l’opera può essere accostata a Stendino pieghevole (1962), realizzata nello stesso anno. Le due opere condividono la scelta di un oggetto di uso quotidiano elevato a soggetto, oltre all’origine fotografica della composizione. In entrambi i casi, Richter lavora su immagini trovate — provenienti dalla pubblicità o da altre fonti che inizia a scoprire e a osservare una volta arrivato nella Germania Ovest — in netto contrasto con il contesto e la cultura visiva della Germania dell’Est che aveva da poco lasciato. Se lo stendino rimanda a un oggetto accessibile, il tavolo di Tisch è invece un pezzo di design italiano, progettato da Ignazio Gardella e pubblicato su domus in tre diverse vedute. Delle tre immagini, Richter sceglie quella che mostra solo la parte superiore del tavolo, ignorando il disegno più sofisticato della base.

D’un tratto ha preso un nuovo aspetto che mi piaceva e ho avuto la sensazione che non lo dovessi più toccare, anche se non so bene perché.

Commenti su alcune opere, 1991, in Gerhard Richter: Text. Writings, Interviews and Letters 1961–2007, Thames & Hudson, London, 2009, p. 259

Pur non essendo la prima opera realizzata nel 1962, Tisch verrà scelta da Richter come punto di partenza ufficiale della propria pittura.
"Volevo ripartire da capo dopo il periodo trascorso in Germania dell’Est e dopo i numerosi quadri che avevo già dipinto all’Ovest", spiegherà.

Una scelta confermata più tardi, quando l’opera viene posta in apertura del catalogo ragionato: "Inaugurare il catalogo con Tisch significava tirare una linea sulla produzione passata".

Oggi l'opera è anche il punto di partenza della grande retrospettiva in corso alla Fondation Louis Vuitton di Parigi (17 ottobre 2025 - 2 marzo 2026), dove viene presentata come il primo gesto consapevole di una pittura che, per decenni, ha messo in discussione il rapporto tra immagine e realtà, lasciando in eredità alle generazioni successive di artisti alcune delle domande chiave della rappresentazione, che restano tuttora aperte.

Immagine di apertura: Gerhard Richter, Tisch [Table], 1962 (CR 1) Olio su tela, 90 × 113 cm Collezione privata © Gerhard Richter 2025 (18102025) Foto © Jennifer Bornstein