Little Victories

A Shanghai, tre giovani artisti hanno trasformato il classico triciclo in galleria on the road, e ogni sera portano le opere di un artista diverso per le vie della metropoli cinese.

Nella Terra di Mezzo c’è un solo re della strada: il triciclo.
È una metafora, più che un mezzo di trasporto: utilizzato da quei pochi che lo sanno usare, viste le condizioni precarie, il triciclo si muove per le strade trafficate delle metropoli, svetta imperturbabile di fianco ai grattacieli, passa carico in stretti vicoli affollati ed è l’essenza della guida spericolata e anarchica del popolo di Mao.
Little Victories
Katie Surridge, Julian Palacz, Stefano Ogliari Badessi, Little Victories , Shanghai, 2013

Il piccolo carro a tre ruote, in cinese chiamato sanlunche, si adatta a ogni situazione: dalla spazzatura raccattata per strada ai traslochi fai da te, dal trasporto di galline a luogo ameno per la pennichella del conducente. A Shanghai può succedere, però, che l’oggetto in questione si nobiliti e si trasformi, come nella migliore tradizione del ready-made alla Marcel Duchamp, in qualcosa di diverso. A Shanghai il triciclo si fa galleria d’arte.

Compiuta la sua metamorfosi, il carretto 70 x 40 prende le fattezze di nuovo e altro luogo d’arte e accoglie in un abitacolo ad hoc mostre ed esposizioni gitane. La galleria mobile Little Victories – un mix fra punk e pop art – gironzola per i quartieri della "Parigi dell’est" ed espone ogni sera i lavori di un artista diverso, spostando la sottile linea di confine fra i mondi dell’arte.

LIttle Victories
Katie Surridge, Julian Palacz, Stefano Ogliari Badessi, Little Victories , Shanghai, 2013

L’idea di praticare l’atto artistico come contaminazione girovaga nasce dalla mente di tre giovani artisti, che per l’occasione si sono camuffati da galleristi: Katie Surridge, Stefano Ogliari Badessi e Julian Palacz.

Il luogo d’incontro è il quartiere M50, cuore artistico di Shanghai che si trova al 50 di Moganshan Road, e che rappresenta una Soho d’Oriente con la sua rete di oltre 150 studi e gallerie. È da lì che la mobile-gallery parte ogni sera con la sua esposizione per poi muoversi verso le infinite strade della città e secondo un itinerario ogni volta diverso in base all’artista ospitato.

Little Victories
Katie Surridge, Julian Palacz, Stefano Ogliari Badessi, Little Victories , Shanghai, 2013
“Il titolo si riferisce alle piccole rivincite, quelle che fanno superare le frustrazioni di tutti i giorni. Le piccole vittorie sono tante, da quelle legate alle difficoltà linguistiche che in Cina sembrano essere insuperabili, a quelle connesse alla professione d’artista. Dopo aver trovato il triciclo in un sudicio quartiere vicino al centro, ci siamo fatti aiutare da un fabbro per costruire la scatola/ spazio espositivo sulle tre ruote”, spiega una delle fondatrici Katie Surridge, artista londinese di 28 anni che ha studiato alla Slade School of Fine Art di Londra.
Little Victories
Katie Surridge, Wings and Things

“Dopo l’inaugurazione, Little Victories ha iniziato a girare: è l’arte che va in giro, non devi per forza muoverti tu. Anche se la Cina è un Paese pieno di barriere e censure, nell’arte di confini non ce ne sono. In più, siamo su una bicicletta e possiamo andare ovunque, anche dove non c’è libertà”.

Katie ora si trova a Shanghai, come tanti come lei, dopo essere stata selezionata nella residenza di artisti Swatch Art Peace Hotel nel Bund. L’hotel oltre a stanze lussuose, offre anche il soggiorno a 18 giovani talentuosi scelti da una commissione (fra i cui membri ci sono Francois-Henri Pinault e George Clooney), hanno la possibilità di trascorrere da tre a sei mesi nell’ambiente artistico di Shanghai.

Little Victories
Evgeny Bondarenko
“Rispetto ad altre libere forme d'arte che nascono dal popolo, credo qui si sia creata davvero una energia intensa. È bello vivere le reazioni dei cinesi” prosegue uno dei tre fondatori Julian Palacz, media artist austriaco classe ’83 che ha studiato all’Università di Arti Applicate di Vienna, “sono incuriositi, divertiti e interagiscono, qualcuno si offre per guidare il triciclo, qualcun altro offre pochi Yuan per comprare un'opera. Certo si capisce il contesto in cui vivono, si sente che la gente ha paura di infrangere la legge. È come se si auto-censurassero da soli, tutto questo per antichi retaggi legati alla rivoluzione culturale”.
Little Victories
Julian Palacz, Last

La galleria on the road è stata inaugurata il 17 luglio esponendo ogni sera un artista diverso che viene scelto dal trio galleristico secondo giudizi critici e parametri selettivi. Il progetto è, per sua natura, sempre più contagioso visti gli artisti provenienti da Mosca, da New York, dalla Germania, qualcuno dalla Cina stessa. Non solo esposizioni in nome dell'arte ma anche in nome del business: Little Victories, infatti, si comporta come ogni altra galleria del pianeta, con contratti e percentuali di vendita.

Il passo successivo è spostarsi – e perdersi – nel mondo, sempre a bordo del triciclo. Dopo la Cina, infatti, l’idea è rimontare la galleria a Londra e muoversi per tutta l’Europa, eliminando e riducendo quella distanza che esiste fra artista e pubblico per istituire uno spazio continuo senza limiti definiti.

Little Victories
Katie Surridge, Punk Amo

Stefano Ogliari Badessi, visual artist italiano che ha studiato all’Accademia di Brera, è uno dei tre fondatori e a Shanghai aveva trovato un lavoro ben pagato, che poi però ha rifiutato per seguire gli irrefrenabili impulsi dell’arte. Si è immerso a piene mani nell’ambiente della grande metropoli cinese, dove scolpisce tutto il giorno e combatte le sue piccole battaglie quotidiane. “Tutto sembra incredibile e totalmente diverso nella cultura cinese, dall’imperdibile skyline dei palazzi alla gente che va in giro per le strade in pigiama.

Questa incompatibilità fra oriente e occidente ha influenzato molto le mie installazioni. A Shanghai poi c’è una strana sensazione, come una netta linea di demarcazione anche nel mondo dell'arte perché gli orientali vanno alle mostre di artisti orientali, gli occidentali a quelle di artisti occidentali. Little Victories supera questa concezione, non ha limiti, ed è un ponte che unisce i due mondi”.

Little Victories
Stefano Ogliari Badessi, Legends of War
Fra i due mondi espongono tanti artisti fra i 28 anni e i 35 anni come Saoirse Higgins, artista dublinese che ha esposto alla Thessaloniki Biennale, alla Science Gallert di Dublino e alla Exit Art and Location One Gallery a New York. Poi Alec Von Bargen, che ha presentato alcuni suoi lavori alla Biennale di Venezia, al Victoria & Albert Museum, Les Recontres D'Arles, girando fra Basel, Miami, Città del Messico.
Little Victories
Julian Palacz, Surveillance Studies no.1

Evgeny Bondarenko artista russo che ha esposto a Mosca, Rostov-on-Don, Shanghai; Luca Bray, pittore italiano dell'Accademia di Brera che partecipato ad alcune mostre in Messico dove vive oggi e che nella Galleria esporrà un lavoro intitolato Ghosts; Willy Chyr, artista americano che nei suoi lavori unisce arte e scienza, Kathryn Gohmert, autore americano di performance e istallazioni che gira fra Texas, Regno Unito e Cina.

Grande attesa anche per alcuni artisti cinesi che si sono lasciati contagiare dalla Galleria su tre ruote e che proveranno ad attraversare il ponte fra Oriente e Occidente. Queste sono le piccole vittorie quotidiane.

 

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