Vivere con stile

Al MartRovereto, una mostra volutamente inattuale si sottrae alle logiche della produzione fast e si propone, già dalla tematica, come una sfida al visitatore: raccontare il mondo artistico-intellettuale che, nella prima metà del secolo scorso, gravitò attorno ad alcune figure eminenti, tra cui il circolo Bloomsbury ed Ezra Pound.

Anticipata su Domus nel 2005 da una dichiarazione d'intenti che ne tratteggiava già compiutamente il profilo, ha aperto al Mart di Rovereto la nuova mostra curata da Lea Vergine "Un altro tempo. Vite nell'arte (1912—1957)".

Una mostra volutamente inattuale, che si sottrae alle logiche correnti della produzione fast anche in campo espositivo e si propone, già dalla tematica, come una sfida al visitatore: tratta infatti del mondo artistico-intellettuale che, nella prima metà del secolo scorso, gravitò attorno ad alcune figure eminenti, tra cui le sorelle Stephen, Virginia e Vanessa, il circolo Bloomsbury, Ezra Pound e i fratelli Sitwell.

Benché ammetta la possibilità di un consumo "immediato" (con pezzi di qualità, come le sculture di Gaudier-Brzeska, i disegni dei Vorticisti e varie prelibatezze grafiche), la mostra si pone come un dispositivo "a rilascio lento", in grado cioè di sollevare delle questioni – squisitamente attuali – che spetterà poi al visitatore approfondire, a partire dal documentatissimo catalogo. Diversi gli stimoli, di contenuto e di forma, tra loro strettamente legati.
In apertura: Cecil Beaton, <i>Edith Sitwell</i>, esposizione multipla, stampa su carta alla gelatina d'argento, 29,2 x 24,2 cm, 1962, Courtesy Cecil Beaton Studio Archive at Sotheby’s. Qui sopra: Vista della mostra "Un altro tempo. Vite nell'arte (1912—1957", al MartRovereto (22 settembre – 13 gennaio 2013). In questa stanza, le opere di Duncan Grant: <i>Ritratto di James Strachey</i>, 1910; <i>Paravento con ninfee</i>, 1913-14; <i>Tavolo con ninfee</i>, 1913-14; 
<i>Ritratto di James Strachey</i>, 1910
In apertura: Cecil Beaton, Edith Sitwell, esposizione multipla, stampa su carta alla gelatina d'argento, 29,2 x 24,2 cm, 1962, Courtesy Cecil Beaton Studio Archive at Sotheby’s. Qui sopra: Vista della mostra "Un altro tempo. Vite nell'arte (1912—1957", al MartRovereto (22 settembre – 13 gennaio 2013). In questa stanza, le opere di Duncan Grant: Ritratto di James Strachey, 1910; Paravento con ninfee, 1913-14; Tavolo con ninfee, 1913-14; Ritratto di James Strachey, 1910
Prima questione: cosa esporre, che forma dare a una mostra in cui le opere sono relazioni tra soggetti dediti precipuamente al progetto totale di sé? Nel caso di Edith Sitwell, poetessa e scrittrice pungente e spavalda che seppe fare di sé un'icona vivente – immortalata in foto da Cecil Beaton, in dipinti dai pittori di Bloomsbury – si presentano anche due dei "cinque anelli con pietre cilestrine vaste come un biglietto del metro" (Alberto Arbasino) che Dame Edith, in mise teatralmente costruite, era solita porgere al bacio. (Anche i nuovi studi di costume trovano qui diversi spunti interessanti). Non a caso la Sitwell è assunta come nume tutelare, o meglio, come padrona di casa, che accoglie e congeda i visitatori della mostra, il cui percorso si dipana come una dimora dove trovano alloggio, a volte promiscuo, i numerosi protagonisti.
Ezra Pound, <i>How to Read</i>, Desmond Harmsworth, London 1931. Copertina illustrata da Henri Gaudier-Brzeska.  
Mart, Archivio del ’900, Biblioteca, Deposito Paolo Della Grazia
Ezra Pound, How to Read, Desmond Harmsworth, London 1931. Copertina illustrata da Henri Gaudier-Brzeska. Mart, Archivio del ’900, Biblioteca, Deposito Paolo Della Grazia
L'allestimento, affidato ad Antonio Marras, si basa su una idea "semplice e forte": la casa. Marras, creatore nelle sue collezioni di allestimenti colti che puntano alla riattualizzazione della memoria, opta qui per una messa in scena capace di evocare, con leggerezza, l'intimità domestica entro cui si sviluppano le vicende evocate dalla mostra. Un portale – un incastro di armadi – che allude agli assemblage di artisti contemporanei come Michael Johansson, accoglie il visitatore, che poi procede, attraverso un corridoio, in una sequenza di stanze tinteggiate da cima a fondo ciascuna di un colore diverso, tutti molto polverosi. Stipiti, modanature, porte, maniglie d'epoca definiscono la cornice entro cui elementi d'arredo, ugualmente annullati nel bagno di colore e privati della loro originaria funzione, vivono come sostegno agli oggetti esposti. Dispiegando tutto il lessico dell'interieur, l'allestimento mette a segno uno dei meriti della mostra: focalizza cioè l'attenzione sul fatto che questo frammento della società anglosassone fra le due guerre va ri-considerato come una svolta epocale in senso moderno nella cultura dell'abitare.
L'allestimento, affidato ad Antonio Marras, si basa su una idea "semplice e forte": la casa.
Vista della mostra "Un altro tempo. Vite nell'arte (1912—1957", al MartRovereto (22 settembre – 13 gennaio 2013). Sedie a sdraio disegnate e realizzate da Ezra Pound; appeso alla parete, autoritratto di Henri Gaudier-Brzeska
Vista della mostra "Un altro tempo. Vite nell'arte (1912—1957", al MartRovereto (22 settembre – 13 gennaio 2013). Sedie a sdraio disegnate e realizzate da Ezra Pound; appeso alla parete, autoritratto di Henri Gaudier-Brzeska
Se infatti sul versante pubblico tutti i nostri protagonisti sono portatori di modernità (pensiamo sul fronte del gusto a un Roger Fry "promotore" di Matisse e Picasso, o, su quello delle idee, all'antimilitarismo, condiviso da tutto il gruppo di Bloomsbury), anche su quello privato tutti tendono strenuamente a una condizione di domesticità adeguata ai tempi e alle idee. Modernità significa innanzitutto comfort: Virginia impiega i guadagni derivati dai diritti d'autore delle prime opere per portare luce, acqua corrente e riscaldamento nella sua casa di Charleston. Modernità significa anche immaginare modalità alternative di vita domestica: i cinque piani più attico per la servitù della casa a Bloomsbury, sono teatro di sperimentazione di una vita collettiva molto sui generis, in cui gruppi piuttosto numerosi di amici cambiano continuamente composizione, si scambiano idee generali sul mondo mentre "affrontano e risolvono senza sforzo apparente temi come gestione del proprio corpo, imparare a stare insieme, coinvolgimento reciproco, polivalenza sessuale totale di tipo libertino e senza falsi problemi..." (Alberto Arbasino).
Dora Carrington, <i>Lytton Strachey</i>, 1916. National Portrait Gallery, London
Dora Carrington, Lytton Strachey, 1916. National Portrait Gallery, London
Modernità significa anche intendere la casa come il luogo di dispiegamento di una soggettività, e negli intricatissimi legami adombrati in mostra è ovviamente implicato anche Freud. Chi non conosce Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf? Nei suoi scritti, la Woolf ripetutamente sottolinea come l'abitazione sia "una sorta di conchiglia che la nostra persona ha secreto... Per avere una forma propria e diversa da quelle altrui". E ancora: "Sembra assodato che gli scrittori lascino il segno sopra le proprie cose più indelebilmente di altre persone. Di gusto artistico possono non avere traccia, ma essi sembrano sempre possedere un dono ben più raro e più interessante, una facoltà per alloggiare se stessi in modo appropriato, facendo il tavolo, la sedia, le tenda, il tappeto a propria immagine". In realtà le produzioni dell'Omega Workshop – ben rappresentate in mostra– dimostrano che il gusto artistico non mancava certo al gruppo di Bloomsbury.
Alvin Langdon Coburn, <i>Vortograph of Ezra Pound</i>, stampa alla gelatina d'argento su carta, 20,4 x 15,4 cm, 1917. George Eastman House, Rochester
Alvin Langdon Coburn, Vortograph of Ezra Pound, stampa alla gelatina d'argento su carta, 20,4 x 15,4 cm, 1917. George Eastman House, Rochester
È una situazione ben diversa da quella stigmatizzata da Walter Benjamin, che attribuisce l'alienazione dell'interieur borghese alla scissione tra luogo di lavoro e spazio vitale, trasformato in pura rappresentazione. In quel mondo gli oggetti perdono completamente il loro valore d'uso. Qui, trattandosi di artisti e intellettuali, non si pone il problema: per la gran parte, essi vivono e producono nel medesimo spazio. (E oggi?) E, in quello spazio, non sfugge loro il valore d'uso delle cose: Ezra Pound costruisce da sé i mobili di tutte le sue abitazioni e pure l'arredo della libreria Shakespeare & Co. a Parigi. Probabilmente con poche ambizioni artistiche ma con l'orgoglio di un lavoro ben fatto e la cultura del carpentiere, tanto da esprimere, come complimento eccelso, "Writes like a man who could make a good piece of mahogony furniture".
Vista della mostra "Un altro tempo. Vite nell'arte (1912—1957", al MartRovereto (22 settembre – 13 gennaio 2013). Appeso alla parete, Alla parete, il progetto per un tappeto rotondo con disegni astratti degli Omega Workshops per Arthur Ruck, 1916
Omega Workshops. Victoria and Albert Museum, Londra. Donato dalla signora Margery Fry, J.P.
Vista della mostra "Un altro tempo. Vite nell'arte (1912—1957", al MartRovereto (22 settembre – 13 gennaio 2013). Appeso alla parete, Alla parete, il progetto per un tappeto rotondo con disegni astratti degli Omega Workshops per Arthur Ruck, 1916 Omega Workshops. Victoria and Albert Museum, Londra. Donato dalla signora Margery Fry, J.P.
Vista della mostra "Un altro tempo. Vite nell'arte (1912—1957", al MartRovereto (22 settembre – 13 gennaio 2013). Nella vetrina, gioielli di Edith Sitwell e un suo busto realizzato da Maurice Lambert, 1926-27. Fondazione William Walton e William Walton Trust
Vista della mostra "Un altro tempo. Vite nell'arte (1912—1957", al MartRovereto (22 settembre – 13 gennaio 2013). Nella vetrina, gioielli di Edith Sitwell e un suo busto realizzato da Maurice Lambert, 1926-27. Fondazione William Walton e William Walton Trust
Vista della mostra "Un altro tempo. Vite nell'arte (1912—1957", al MartRovereto (22 settembre – 13 gennaio 2013). Appesa alla parete, la testa ieratica di Ezra Pound realizzata da Henri Gaudier-Brzeska dialoga con gli schizzi di studio e foto della realizzazione, 1914 / 1973. Collezione privata
Vista della mostra "Un altro tempo. Vite nell'arte (1912—1957", al MartRovereto (22 settembre – 13 gennaio 2013). Appesa alla parete, la testa ieratica di Ezra Pound realizzata da Henri Gaudier-Brzeska dialoga con gli schizzi di studio e foto della realizzazione, 1914 / 1973. Collezione privata

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