Grecia: il peso della storia?

Il padiglione greco alla Biennale di Venezia, da guardare pensando anche all'attualità politica.

Il padiglione greco ai Giardini è un edificio in stile neo-bizantino costruito dall'architetto Papandreou nel 1934. La Grecia dunque, sebbene nella seconda fase di costruzione dei padiglioni e nella parte retrostante a quelli delle grandi potenze del Ventesimo secolo, è invitata al tavolo dei paesi importanti, posti in fondo.
Lo stesso dicasi della presenza del Paese al tavolo dell'Europa. Ma grandi e piccoli sono strettamente legati, indissolubilmente globali.
A Diohandi, che ha fatto una scelta radicale, è stato affidato, quest'anno, il padiglione (classe 1945, donna, di formazione artista e architetto): ha cancellato lo storico edificio con una copertura di legno che lo ha trasformato in cubo; dalle fessure del legno è possibile intravedere l'edificio originario. Attraverso una fenditura nel cubo si accede all'interno e ci si trova su una passerella circondata dall'acqua, sul fondo una luce. Sembrerebbe un'esperienza gradevole. La speranza in fondo al percorso. Ma il suono di un allarme rende il passaggio fastidioso, si entra si guarda e si esce subito. Giusto il tempo per una fugace impressione. Non si può non pensare alla Grecia vera.

Il padiglione di questa 54 Biennale sembra essere, come altri di questa edizione, straordinariamente aderente alla realtà del Paese. Ha dentro di sé l'ipotesi che attraverso una forma semplice del presente (l'oscuramento dello storico padiglione), che intravede soltanto il proprio passato (attraverso le fessure), non lo nega cioè ma lo allontana, si possa uscire dai guai.
Che si possa camminare su una sicura passerella al cui fondo si vede la luce ma il percorso è difficile (il suono). Che è solo affidandosi all'esperienza di morigeratezza dei più anziani che si uscirà dalla crisi. I cittadini comuni s'intende.
Diohandi, <i>Beyond Reform</i>, (oltre la riforma). Sopra: la nuova scala di accesso al padiglione; qui sopra: l'interno.
Diohandi, Beyond Reform, (oltre la riforma). Sopra: la nuova scala di accesso al padiglione; qui sopra: l'interno.
Così del resto è successo con il Paese reale. A cui è stato chiesto precisamente questo e che, non senza le proteste, anche dure, di chi si trova a pagare un prezzo molto alto, si sta adeguando. Il resto è nelle mani delle banche.

Ciò nondimeno dopo il crack, i numerosi salvataggi di paesi che si propongono come innocenti salvatori e che tali non sono, e da ultimo il "Piano Marshall" annunciato alla fine di luglio, salveranno la Grecia. E anche l'euro.

Probabilmente il segnale che arriva da quest'opera, non eclatante e neppure dirompente, misurata e precisa però, è ciò di cui c'è bisogno anche in Italia, e non solo: ripensare a come vogliamo vivere, spazzare l'idea che tutto sia sempre possibile, rimettere al centro l'idea di bene comune (tutti paghino le tasse, e i ricchi di più), cacciare i corrotti (uno dei problemi più gravi della Grecia da cui l'Italia non è esente). Interessante che da un paese oggi così marginale possa venire una simile consapevolezza.

Simona Bordone

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