Entro la fine del 2026 Torino aprirà la sua nuova Biblioteca Civica Centrale all’interno di Torino Esposizioni, uno dei complessi più significativi dell’architettura italiana del Novecento. Il progetto, firmato dallo studio di Rafael Moneo insieme a Isolarchitetti, trasforma il Padiglione Agnelli di Pier Luigi Nervi in quella che sarà la più grande biblioteca pubblica d’Italia e una delle più estese dell’Unione Europea, restituendo alla città un edificio storico dal valore inestimabile.
Duecento milioni, per la Biblioteca Civica Centrale di Torino — con tanto di teatri: uno da 1500 posti, uno da 400 e uno all’aperto da 500 — erano troppi. Così del progetto che Mario Bellini firmò per il capoluogo piemontese, vincendo il concorso bandito nel 2000 che raccolse 175 proposte, rimasero solo disegni arrotolati e un sogno che non ha mai visto la luce.
Il recupero di Torino Esposizioni
Ma prima della fine del 2026, Torino una biblioteca ce l’avrà, e sarà ospitata in un edificio che tiene traccia di un grande passato a cui hanno lavorato nomi illustri. La nuova Biblioteca Centrale della città sorgerà infatti in un edificio progettato da Ettore Sottsass sr. e completato nel 1938, ampliato poi da Pier Luigi Nervi (1948-1950) e da Riccardo Morandi (1959).
Adesso è toccato allo studio fondato dal Premio Pritzker Rafael Moneo e a Isolarchitetti — nato dalle ceneri dallo storico studio torinese Gabetti & Isola — intervenire proprio sul progetto di Nervi, il Padiglione Agnelli: quando è stato realizzato, era la più grande costruzione in ferrocemento al mondo, il materiale che l’ingegnere aveva contribuito a sperimentare e rendere celebre. Questo enorme spazio coperto dalla spettacolare volta in ferrocemento troverà nella Biblioteca una vita nuova dopo le tante vissute prima di rimanere inutilizzato, dopo le Olimpiadi invernali del 2006.
La gestione degli spazi e l'ipogeo
La sfida, per Moneo e Isolarchitetti, è stata restituire l’ampiezza di questo luogo prezioso, pur adattandolo a una destinazione che per definizione si compone di spazi frammentati e segmenti pieni di libri.
Per questo, per le funzioni di servizio e accoglienza, è stato ricavato un nuovo grande spazio scavando al di sotto del padiglione: un piano ipogeo di circa cinquemila metri quadrati, “bucato” da una grande piazza da cui si gode della doppia altezza e si ammirano i movimenti del cemento sulla volta da un nuovo punto di vista.
Questo svuotamento centrale è enfatizzato dall’assenza di scaffalature, che sono invece installate lungo i perimetri su tutti i livelli, lasciando spazio nel resto dell’area a tavoli e sedie per la consultazione. Un giardino interno, organizzato in aiuole, mette in relazione la piazza ipogea con il Parco del Valentino, di cui Torino Esposizioni costituisce una naturale estensione.
L’accesso principale avverrà sia dal parco sia attraverso l’edificio storico progettato da Sottsass, che ospiterà un auditorium, un bookshop e alcuni uffici, rafforzando il legame tra il nuovo intervento e il tessuto urbano.
In totale, al pubblico sarà aperta un’area di 19.380 mq con quasi 1500 posti a sedere tra aree lettura e spazi lounge, mentre 3.175 mq sono destinati ad archivio, magazzino, uffici e servizi. La biblioteca ospiterà quasi un milione di libri, trasferiti dall’attuale sede di via Della Cittadella, inaugurata nel 1960.
Immagine di apertura: Rafael Moneo, Isolarchitetti, Cantiere della Biblioteca Civica Centrale, Torino, Italia, 2026. Foto Muzzarini
