Il Premio Pritzker 2026 per l’architettura va a Smiljan Radić Clarke, architetto cileno che nel 1995 ha fondato lo studio che ne porta il nome a Santiago, in Cile. La sua è un’architettura vulnerabile, segnata da una forte presenza emozionale — una “architettura come atto di fede”, come scrive il direttore editoriale di Domus, Walter Mariotti — fatta di edifici che sembrano proteggere e accogliere le persone più che sorprenderle, progettati per catturare l’essenza dei luoghi insieme allo scorrere del tempo e ai mutamenti della luce.
“Attraverso un corpus di opere collocato tra incertezza, sperimentazione materica e memoria culturale, Smiljan Radić privilegia la fragilità rispetto a qualsiasi pretesa di certezza. I suoi edifici appaiono temporanei o deliberatamente incompiuti — quasi sul punto di scomparire — ma offrono un rifugio strutturato e silenziosamente gioioso, che accoglie la vulnerabilità come condizione intrinseca dell’esperienza umana”, ha dichiarato la giuria del premio.
“L’architettura esiste tra forme grandi e durevoli — strutture che restano sotto il sole per secoli — e costruzioni più piccole e fragili, effimere e spesso senza un destino chiaro. In questa tensione tra tempi diversi cerchiamo di creare esperienze con una presenza emozionale, che invitino le persone a fermarsi e a riconsiderare un mondo che troppo spesso scorre davanti a loro con indifferenza”, dice Radić.
5 progetti per capire chi è Smiljan Radić Clarke, Premio Pritzker 2026
L’architetto cileno ha ottenuto la più alta onorificenza nell’ambito dell’architettura. Ecco una selezione dei suoi progetti più rilevanti.
Foto Iwan Baan
Foto Cristobal Palma
Foto Iwan Baan
Foto Hisao Suzuki
Foto Cristobal Palma
Foto Cristobal Palma
Foto Cristobal Palma
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Foto Iwan Baan
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Foto Smiljan Radić
Foto Smiljan Radić
Foto Smiljan Radić
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Foto Cristobal Palma
Foto Cristobal Palma
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Foto Hisao Suzuki
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- La redazione di Domus
- 12 marzo 2026
Tra le opere che manifestano chiaramente il suo metodo progettuale, la sua interpretazione del Serpentine Pavilion nel 2014 è forse il più noto a livello internazionale: una struttura leggera e quasi primitiva, un guscio translucido sostenuto da grandi pietre naturali che trasformano il padiglione in un rifugio temporaneo nel paesaggio di Kensington Gardens. Il rapporto tra architettura e paesaggio ritorna in molte opere di Radić, i cui edifici spesso si orientano per proteggersi dai venti, filtrare la luce o incorniciare porzioni di territorio, costruendo un dialogo diretto con il contesto naturale. È il caso della Pite House, affacciata sull’oceano Pacifico, o della Carbonero House (Casa del Carbonero), immersa nelle campagne cilene. Questo approccio emerge anche negli interventi urbani, come nel Teatro Regional del Bío-Bío, a Concepción, o con il centro culturale Nave, a Santiago, che nasce dal recupero di un edificio danneggiato dal terremoto del 2010.
Situato lungo il fiume Bío-Bío a Concepción, seconda area metropolitana del Cile e importante centro culturale del paese, questo teatro si presenta come una lanterna luminosa nel paesaggio urbano. L’edificio è avvolto da una pelle semitrasparente che filtra la luce naturale e ne trasforma l’aspetto dal giorno alla notte. All’interno, le sale per la musica e lo spettacolo sono organizzate come volumi distinti racchiusi in un involucro più ampio, mentre gli spazi pubblici e i foyer si affacciano verso il fiume.
Il centro culturale NAVE nasce dal recupero di un edificio industriale danneggiato dal grande terremoto cileno del 2010, uno degli eventi sismici più forti registrati nella storia recente. Radić conserva la struttura esistente dell’edificio e inserisce nuovi volumi, ambienti riconfigurabili destinati alle prove teatrali, alla performance e ai workshop e alle residenze artistiche. Sul tetto, una coloratissima tenda da circo rimanda all’idea di centro culturale come luogo di incontro e celebrazione collettiva.
Realizzato per la Serpentine Gallery nei Kensington Gardens di Londra, il padiglione temporaneo progettato da Smiljan Radić nel 2014 appare come una struttura leggera, quasi trasparente. Un guscio translucido in vetroresina poggia su grandi massi di pietra naturale, creando un contrasto straniante che richiama la tradizione delle follies, piccole architetture fantastiche diffuse nei giardini europei tra il XVII e il XIX secolo. L’interno, filtrato dalla luce e aperto verso il parco, diventa uno spazio di sosta e contemplazione, un rifugio introverso ma immerso nel paesaggio che, per molti, richiama, in chiave contemporanea, l’idea di una capanna primitiva.
Una grande sfera di terra cruda punteggiata da piccoli fori emerge nel paesaggio rurale di Culiprán, in Cile. Con la Casa del Carbonero (1999), Radić riprende la forma tradizionale dei forni utilizzati per produrre carbone vegetale nelle campagne cilene, realizzati con argilla, paglia e legno. Più che un edificio, la struttura appare come una scultura arcaica nel paesaggio.
Affacciata sulla costa del Pacifico a Papudo (Cile), la Pite House è concepita come una massa compatta che si apre verso l’orizzonte dell’oceano. L’edificio si orienta per proteggersi dai venti della costa cilena, organizzando gli spazi interni attorno alla vista del mare. Inserita tra le rocce del promontorio, la casa mantiene un carattere austero e quasi monolitico, stabilendo un rapporto diretto con il paesaggio e con la luce che cambia durante il giorno.