Se il detto “non tutte le ciambelle escono con il buco” (nel senso che i risultati non sono sempre come ci si aspettava) attiene perfettamente alla vita reale, non è strano che questo assunto si estenda anche all’architettura che spesso per una molteplicità di motivi (dalla responsabilità progettuale, agli imprevisti e più o meno imprevedibili fattori di contesto), “sforna” opere irrisolte: quelle che Ernesto Nathan Rogers definiva causticamente, più che “ciambelle senza buco”, “cadaveri insepolti”. Al contrario, esistono anche architetture che il loro obiettivo lo hanno centrato – in relazione agli input di progetto, alle valenze sociali, urbane o territoriali che hanno saputo mantenere nel tempo – e che, il caso vuole, il “buco” ce l’hanno davvero (anche se, ovviamente, non c’è corrispondenza biunivoca tra successo e cavità).
Perché gli architetti fanno buchi negli edifici? Dieci esempi emblematici nel mondo
Da Terragni a Zaha Hadid a Oma e Mvrdv, le architetture costruite attorno ad un vuoto ricordano che talvolta progettare significa non solo aggiungere materia ma soprattutto toglierla.
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- Chiara Testoni
- 07 gennaio 2025
Architetture la cui massa è condensata attorno a un vuoto, che diventa elemento figurativamente, strutturalmente e funzionalmente connotante l’opera, al di là di un mero vezzo formale: da cornice che inquadra il paesaggio e ne amplifica la presenza, a segno iconico che rende l’edificio immediatamente riconoscibile, da infrastruttura urbana in quota, a elemento strutturale che stempera e umanizza la densità costruita.
Da Hong Kong a Milano, da Miami a Mannheim, da Dubai a Pechino, esploriamo casi in cui la stessa intuizione progettuale riaffiora sotto forme diverse ma con un comune denominatore: il vuoto non come assenza ma come elemento generativo (e moltiplicativo) di relazioni e prospettive, varco per nuove forme interpretative e fruitive dello spazio, che si tratti di esseri umani o di draghi.
Nel quartiere in espansione di Sanchinarro, a nord di Madrid, il macro-complesso abitativo progettato da Mvrdv si svincola dall'anonimato dei blocchi residenziali diffusi nella zona e propone un sistema insediativo disposto verticalmente attorno a una piazza semi-pubblica: l'ampio belvedere situato a quota 40 metri offre uno spazio comune ai residenti, nonchè una visuale privilegiata sulle montagne.
Situato nel quartiere di Business Bay, non lontano dal Burj Khalifa, The Opus è una delle ultime opere di cui Zaha Hadid ha seguito pienamente la progettazione. Il complesso alto 93 metri ospita l’albergo di lusso ME Dubai, a cui si aggiungono nei piani centrali uffici e nei piani alti appartamenti con servizi forniti direttamente dall’hotel, oltre a ristoranti e bar. Il complesso è caratterizzato da due torri disgiunte connesse alla base da un atrio a 4 piani e in sommità da un ponte, riproponendo la sagoma di un cubo scavato al centro da un vuoto di 8 piani, come un enorme cubo di ghiaccio che si scioglie dall’interno per il calore. Le superfici in vetro riflettente dai toni neutre delle facciate esterne e di colore blu nella cavità determinano diversi effetti percettivi durante le ore della giornata.
Nella parte nord dell'area di Williamsburg a Brooklyn, che un tempo ospitava un'iconica fabbrica di zucchero e da anni è oggetto di un ampio progetto di rigenerazione urbana, CookFox Architects ha realizzato un complesso multifunzionale di due torri tra loro collegate nel basamento e in sommità, a comporre un grande vuoto centrale: la torre residenziale One South First e la torre direzionale Ten Grand. Gli elementi strutturali in cemento prefabbricato e sfaccettato bianco si ispirano alla struttura cristallina dello zucchero e conferiscono profondità e dinamismo ai fronti.
Il complesso, che ospita gli uffici e gli spazi di produzione e trasmissione della televisione cinese, si discosta dal modello consolidato del grattacialo e "gioca" con l'aggregazione di volumi: due torri con forma di "L" rovesciata si ergono da una piattaforma comune e si connettono in sommità in uno sbalzo vertiginoso, formando un grande vuoto centrale. La superficie esterna della facciata è coperta da una griglia diagonale irregolare che crea effetti percettivi mutevoli nel corso della giornata.
A Hong Kong, incastonata tra il mare e le montagne, il Feng Shui influenza l'architettura: secondo la cultura locale, i draghi che abitano le montagne volano verso il mare portando energia positiva e benessere alla città. Per evitare che il transito delle benefiche creature (e della fortuna) sia impedito dalle quinte edificate, prodotto del processo di urbanizzazione massiva, molte costruzioni “a muraglia” presentano giganteschi varchi, detti appunto “cancelli del Drago”.
The Atlantis è un condominio "postmoderno" di 96 unità abitative che si sviluppa in alzato su venti piani, con fronti in vetro a specchio da un lato, una griglia di riquadri grandi come tre piani dall'altro e vari inserti colorati in sommità e in facciata. In mezzo al volume, un vuoto corrispondente a cinque piani offre ai residenti una corte sopraelevata con una scala a chiocciola rossa, una vasca idromassaggio blu e una palma.
La casa situata su una collina nei pressi di Lugano si articola con impianto ad “L” inscritto in una pianta quadrata, su cui si innesta un volume loggiato d’ingresso che fa da filtro tra interno ed esterno e che si erode in facciata, in una terrazza e in una “voragine” con belvedere.
Il complesso residenziale in Corso Sempione, che ospita appartamenti prestigiosi e una villa in sommità, è uno dei più brillanti esempi di razionalismo milanese. Il volume si conforma al lotto trapezoidale ed è caratterizzato da due corpi di fabbrica di sette piani fuori terra, l'uno a pianta rettangolare, l'altro con pianta a T, connessi da una trama di ballatoi in facciata che ricompone l’unità del fronte lasciando percepire il vuoto retrostante del cortile interno.
L'edificio in costruzione nel quartiere di Franklin Mitte, un'area precedentemente occupata da una caserma militare statunitense, si sviluppa su 15 piani ed ospita 135 appartamenti, unità commerciali, un bar e una terrazza. Con la sua forma giocosa, l'edificio contribuisce in modo determinante al carattere del quartiere: il volume forma la lettera "O" ed è uno dei quattro fabbricati di progetto che, insieme, compongono la parola “Home”. Il vuoto centrale, accessibile da una scalitata, ospita un giardino pubblico con una visuale privilegiata sul quartiere.