A Palazzo Fantoni, realizzato da Carlo Scarpa, una mostra per riscoprire il patrimonio architettonico del Novecento

Un progetto che unisce storia e innovazione: la mostra promossa dal Comune di Gemona del Friuli e dalla Famiglia Fantoni racconta l’evoluzione dell’architettura nel Novecento, esplorando il legame tra i grandi eventi storici e le trasformazioni del territorio friulano.

Dal 1976, anno del devastante terremoto che colpì il Friuli, la regione ha intrapreso un lungo processo di ricostruzione. La mostra "Architettura del Novecento a Gemona e nella Pedemontana friulana", promossa dall’Amministrazione comunale di Gemona del Friuli e dalla Famiglia Fantoni con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Friuli, si inserisce in questo processo di valorizzazione. Un progetto che non solo celebra l’architettura, ma racconta anche la resilienza di un territorio che ha saputo rinascere e trasformarsi attraverso la progettualità e il design.

La mostra, curata dal comitato scientifico composto da Diana Barillari, Loredana Bortolotti, Gianpaolo Della Marina e Pietro Valle, si concentra sulla ricchezza e varietà delle architetture del Novecento, da Gemona fino alla Pedemontana friulana, che comprende anche località come Osoppo, Buja, Artegna, Majano, Montenars e Venzone. L’intento è quello di far conoscere un patrimonio che, pur essendo stato marginalmente trattato nelle storie dell’architettura del XX secolo, racconta in modo tangibile le trasformazioni storiche, sociali ed economiche del territorio.

Gli edifici scelti per l’esposizione sono esempi significativi di una storia complessa, segnata da numerosi eventi storici che hanno influito sull’architettura: dalla Prima e Seconda guerra mondiale alla riorganizzazione del Ventennio fascista, fino alla ricostruzione post-bellica e alla tragedia del terremoto del 1976. L’architettura della ricostruzione, purtroppo, è stata spesso ignorata dalla critica, ma oggi si rivela un capitolo fondamentale per comprendere l’evoluzione urbanistica e culturale del Friuli.

Tra i luoghi e gli edifici più emblematici si trova il Palazzo Fantoni, progettato da Carlo Scarpa e Luciano Gemin, che ospita la mostra stessa. Un simbolo del valore architettonico e della qualità della progettualità che ha caratterizzato gli anni del dopoguerra. Un altro elemento di grande interesse sono gli edifici scolastici realizzati grazie ai fondi del Governo americano, tra cui quelli progettati da Giancarlo De Carlo a Osoppo e da Marco Zanuso a Gemona, che rappresentano un unicum nel panorama architettonico italiano. Accanto a questi, si trovano le opere industriali che segnano un momento fondamentale nella ricostruzione, come la Fantoni di Osoppo di Gino Valle, gli uffici Snaidero a Majano di Angelo Mangiarotti e la Manifattura di Gemona di Emilio Mattioni, simboli della rinascita economica e sociale della regione.

Un aspetto interessante della mostra è la documentazione recentemente riscoperta, che riguarda edifici della prima metà del XX secolo distrutti dal terremoto, ma che oggi possono essere ricostruiti grazie agli archivi. La mostra si fa anche testimone di un patrimonio che è stato a lungo dimenticato e che, oggi, può tornare a essere celebrato e tutelato.

Il progetto non si limita alla sola esposizione. L’iniziativa comprende anche una pubblicazione e l’apposizione di targhe informative su edifici significativi della città di Gemona, per rendere visibile e fruibile il patrimonio architettonico del Novecento. Le targhe saranno posizionate sui principali edifici selezionati dal Comitato scientifico, che ha avuto il compito di individuare le opere più rappresentative, dando così una visibilità duratura a queste testimonianze di storia e design.

In questo modo, la mostra "Architettura del Novecento a Gemona e nella Pedemontana friulana" si inserisce come un momento di riflessione e riscoperta. Un’opportunità unica per riscoprire e valorizzare un patrimonio architettonico che racconta la storia di un territorio e della sua gente, legato indissolubilmente agli eventi storici che ne hanno segnato il destino, ma anche alla capacità di ricostruire e rinnovarsi.

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