Inaugurato a pochi mesi dalla finale della Coppa d’Africa 2026 tra la nazionale di casa del Marocco e il fortissimo Senegal, il nuovo stadio Prince Moulay Abdellah a Rabat è forse uno dei tasselli più visibili della trasformazione urbana e infrastrutturale che il Marocco sta attraversando (o rincorrendo) negli ultimi anni. A firmarlo è Populous, lo studio internazionale specializzato nell’architettura sportiva e di intrattenimento che nel suo portfolio vanta alcuni dei più importanti stadi del Regno Unito e del mondo, da quello di Wembley all’Emirates Stadium dell’Arsenal all’Olympic Stadium di Sydney.
Del nuovo impianto di Rabat, con la sua facciata parametrica e i riferimenti alla tradizione marocchina, Domus ha parlato con François Clement, Senior Principal di Populous Emea.
Impianti sportivi e ambizioni nazionali
La decisione del Marocco di affidare a Populous la realizzazione del nuovo stadio internazionale arriva insieme a una fase di investimento pubblico significativo, accelerata ulteriormente dalla prospettiva dei Mondiali 2030.
Rabat, nello specifico, sta vivendo una stagione di importanti costruzioni e valorizzazione del patrimonio esistente, dal “quartiere dei musei” – che ne comprende cinque, inclusa la celebre Villa des Arts – al piano di espansione della valle del Bouregreg, che si estende su una superficie di 6mila ettari e prevede la costruzione di un ponte sul fiume che separa, a nord, la città di Rabat dalla limitrofa Salé.
In questo contesto, uno stadio capace di attrarre visitatori, riempirsi e produrre valore assume un ruolo determinante “per riflettere e dimostrare lo slancio nazionale” spiega François Clément. Ecco perché il nuovo Prince Moulay Abdellah vuole evitare l’effetto “cattedrale nel deserto”, ed è pensato come un’infrastruttura che si presta sia alla vita quotidiana che agli appuntamenti internazionali. La sua posizione all’interno della città è infatti in un’area dedicata agli impianti sportivi, a sud di Rabat, adiacente a un quartiere fortemente residenziale. In questo senso, complice la monumentalità di una firma internazionale come quella di Populous, il progetto, almeno negli intenti, sembra voler “attivare” una porzione di città distaccata dal centro.
Lo stadio: acustica, tifo e una Kop “africana”
L’impianto ha una capienza di 68.700 posti – se consideriamo che la “Cattedrale del calcio” ne conta 90mila e quello di Johannesburg in Sud Africa più di 94mila, non può essere certo inserito tra i più grandi al mondo, ma compete comunque con i numeri internazionali. E ricordiamo che per l’Africa è un numero importante.
Il cuore del progetto è il bowl, concepito per trasformare l’emozione dei visitatori in una componente integrante dell’esperienza: “parte del progetto riguardava la modellazione acustica e l’amplificazione della passione dei tifosi, e non ci sono tifosi più appassionati di quelli marocchini” racconta Clément a Domus. Uno degli elementi più distintivi del progetto è proprio la tribuna sud da 23mila posti, la cosiddetta “Kop” - è il nome con cui notoriamente ci si riferisce alla tribuna dei tifosi del Liverpool, ma pochi sanno che “Spion Kop” deriva dal nome della collina sudafricana dove i boeri hanno pesantemente sconfitto l’esercito britannico, poi il termine è stato adottato nel lessico calcistico globale.
Populous la ripropone qui con un doppio livello ripidissimo, con il secondo anello sospeso che crea la sensazione di “affaccio diretto” sulla porta, per permettere ai tifosi di essere più vicini al campo grazie allo sbalzo strutturale di otto metri tra il livello inferiore e quello superiore. È in questo modo che la South Kop a due livelli funge da “altoparlante”, con un effetto acustico volutamente impattante.
La facciata ispirata al Marocco
Se l’interno punta tutto sull’intensità del tifo, l’esterno mira alla riconoscibilità del progetto, di Populous e del luogo per il quale lo stadio è stato pensato. “Abbiamo utilizzato il design parametrico per creare un motivo della facciata esterna che si ispira alle foglie di palma intrecciate che costeggiano i grandi viali di Rabat, ma anche alla tradizione artigianale marocchina con il ricamo ‘Point de Fez’” commenta Clément, spiegando l’intento di Populous di reinterpretare in chiave digitale i motivi tradizionali marocchini.
La facciata è quindi la parte più identitaria del progetto, e di notte la superficie si accende grazie ai pixel Led integrati, trasformandosi in uno schermo tridimensionale, con un progetto illuminotecnico a cura di Lamalif Group. Utilizzando un sistema analogo a quello dell’incredibile Sfera di Las Vegas, la struttura sferica più grande del mondo progettata anch’essa da Populous, Clément chiarisce che “non si tratta di semplici proiezioni sulla superficie, ma della superficie stessa programmata e illuminata pixel per pixel per rendere lo stadio un gigantesco schermo tridimensionale a sé stante.”
Un nodo architettonico per il futuro
Costruito in soli 2 anni, il Prince Moulay Abdellah Stadium è dunque al centro di un momento particolare per il Marocco, che punta sulla crescita delle infrastrutture e di conseguenza dell’economia. Fa parte, infatti, di un piano nazionale che include la riqualificazione o costruzione di altri stadi importanti in città come Casablanca, Tangier, Marrakech, Fez e Al Hoceima. Inoltre, di recente la Banca africana dello Sviluppo ha stanziato un finanziamento di 270 milioni di euro per incrementare e modernizzare la rete delle infrastrutture aeroportuali del Marocco, e i Mondiali 2030 hanno avuto certamente un peso notevole in questa operazione.
Resta da capire se le nuove costruzioni, assieme alle ristrutturazioni delle architetture e delle infrastrutture nel paese, saranno realmente determinanti per rispettare le ambizioni marocchine, e se anche la cultura avrà un ruolo rilevante in questa ondata positiva. Nel frattempo, noi ancora ci chiediamo che fine abbia fatto il Grand Théâtre di Zaha Hadid Architects.
Immagine di apertura: Credit Lamalif & Populous
