Adolf Loos a Venezia

Dopo le tappe di Vienna, Guimarães e New York, la mostra su Adolf Loos arriva a Venezia nelle sale sansoviniane e qui incontra il lavoro di ricerca del curatore Marko Pogacnik.

Adolf Loos
In occasione della 15. Biennale di Architettura di Venezia, la Biblioteca Nazionale Marciana ospita la mostra “Adolf Loos, Our Contemporary. The House at Michaelerplatz in Vienna”.
Come si evince dai sottotitoli l’esposizione si articola in due diverse sezioni e l’accostamento dei differenti materiali permette al visitatore di analizzare il lavoro e pensiero di Adolf Loos da diversi punti di vista, contribuendo così all’arricchimento di una consapevole posizione critica sul tema. La prima parte della mostra riflette sulla dialettica tra contemporaneità e classicità del lavoro dell’architetto viennese.
“L’architettura è, tra le molte altre cose, una conversazione” sostiene uno dei due curatori, Yehuda Safran della Columbia University, in occasione dell’inaugurazione della mostra. È una conversazione che avviene con gli architetti, i clienti e il pubblico, gli artisti e scrittori contemporanei. Spesso è anche una conversazione che si instaura con personaggi che non ci sono più, attraverso una vasta letteratura, attraverso l’arte e l’architettura del passato. Adolf Loos, in questo contesto, è un interlocutore di primo ordine per l’importanza con cui le sue parole e lavoro sono stati richiamati costantemente nel corso degli anni e riverberano tutt’oggi nello scenario architettonico. Le installazioni di video, riguardanti le interviste fatte dal curatore a numerosi architetti contemporanei, consentono a chi visita la mostra di avere un’esperienza diretta su quanto appena accennato. I dialoghi sono avvenuti con personaggi quali Toyo Ito, Paulo Mendes da Rocha, Eduardo Souto de Moura, Álvaro Siza, Hans Hollein, David Adjaye, Hermann Czech, Roberto Collovà, Preston Scott Cohen e Jacques Herzog. Questi vertono sul significato del lavoro di Adolf Loos, sulla semplicità e complessità che lo caratterizza e sul ruolo dell’ornamento nella storia e oggigiorno.
Adolf Loos
Vista della mostra alla Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia
Álvaro Siza racconta inoltre del progetto della scuola di architettura a Porto, dove è noto l’omaggio fatto alla facciata del progetto della casa Tristan Tzara del 1926 a Parigi. Durante la stessa intervista riflette sull’importanza della relazione tra spazio interno ed esterno in architettura e come questo sia stato argomento di studio anche per altri architetti quali Brunelleschi e Palladio. Hans Hollein descrive poi il suo progetto per la Strada Novissima, realizzato in occasione della biennale di architettura del 1980, dove decise di fare una citazione al progetto per la Chicago Tribune Tower del 1922. Oltre ai video, numerose lettere, scritti, libri, plastici e disegni, esposti all’interno delle bacheche in vetro disposte lungo la sala, testimoniano i rapporti di amicizia e stima tra Loos e Karl Kraus, Arnold Schönberg, Peter Altenberg, Oskar Kokoschka, Ludwig Wittgenstein, Rudolf Schindler e altri ancora. Seguono riflessioni progettuali di Eileen Gray, che sviluppò una seconda versione della villa Alexander Moissi al Lido di Venezia; i disegni di Eduardo Souto de Moura, creati in seguito alla visita della Muller House a Praga dove rimase colpito dalla particolare composizione delle finestre dettata dalle esigenze dello spazio interno. In una successiva bacheca si ritrovano le testimonianze delle numerose pubblicazioni sull’architetto, tra cui il celebre saggio di Aldo Rossi sull’edizione speciale Casabella-­Continuità del novembre 1959, al tempo diretta da Ernesto Nathan Rogers. Il materiale finora descritto è stato messo insieme in occasione della celebrazione del centenario della Loos House e ha già compiuto tre diverse tappe: Vienna, Guimarães e New York, con un simposio al MoMA. Arriva ora a Venezia nelle sale sansoviniane e qui incontra il lavoro di ricerca del professor Marko Pogacnik dell’università IUAV, curatore dell’altra sezione della mostra. Egli riflette con particolare attenzione sulla “Dimensione urbana dell’architettura di Adolf Loos”, e accenna poi alla “Preoccupazione che questi aveva sul rapporto tra il lavoro dell’architetto e il destino della città contemporanea, un rapporto molto stretto, che forse non è stato mai tematizzato neanche da Loos stesso nei suoi scritti, ma che è assolutamente rilevante nella sua opera costruita”.
Una grande carta della città di Vienna, realizzata da Paul Engelmann sotto la supervisione di Adolf Loos, apre così l’altra sezione della mostra e, con un effetto a mosaico, vengono a questa sovrapposte le immagini delle architetture, le cui citazioni ritornano continuamente nei testi dell’architetto. Le regole urbanistiche vigenti al tempo sono di seguito esposte e rappresentano una chiave di lettura per la ricca e successiva documentazione che ricostruisce le fasi del progetto della casa sulla Michaelerplatz a Vienna. Le scelte della configurazione spaziale finale dell’edificio vengono così studiate attraverso un’attenta e inedita analisi di documenti tecnici testimonianti i rapporti con l’ufficio urbanistico, la proposta presentata per la concessione edilizia e i disegni di cantiere. Emerge quindi il rapporto con la dimensione urbana che invita a riflettere anche sul concetto del Raumplan. Continuando il percorso si trovano le tavole che permettono di ricostruire in maniera integrale le vicende che portarono alla soluzione finale della facciata. Al tempo a Vienna questa aveva scatenato una violenta campagna di stampa contraria al progetto per la sua semplicità e il suo effetto assolutamente anti-­ornamentale. Adolf Loos è stato definito da Karl Kraus l’architetto della tabula rasa, ma spesso questo concetto è stato frainteso.
“Far tabula rasa della superfluità dell’architettura moderna coincide con il ritrovare la necessità dello sforzo costruttivo-­spaziale del pensare architettonico. Lo stesso Kraus coglie questa autentica ragione della lotta all’ornamento allorché, nel suo scritto polemico sulla Michaelerplatz, afferma che Loos ha costruito, con essa, un pensiero” [1] Nel discorso sulla tomba dell’architetto ribadisce “Ciò che costruivi era ciò che pensavi” [2]. Le Corbusier nell’introduzione della versione in lingua francese del celebre saggio Ornament and Crime elogia Loos e scrive poi per il pubblico francese “Loos balayé sous nos pieds et fait une propreté Homeric, exacte tant philisophique que lirique.Par cela Loos influence notre sort architectural”. [3]

Note:
1. Massimo Cacciari, Adolf Loos e il suo Angelo, 2002, p. 18.
2. Ibidem
3. L’Esprit Nouveau, no. 2, p.159, come citato nel testo Raumplan versus Plan Libre, Rizzoli, 1987, nota 17, p. 19.

fino al 24 luglio 2016
Adolf Loos, Our Contemporary. The House at Michaelerplatz in Vienna
Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia
Curatori
: Yehuda Safran, Marko Pogacnik

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