Junya Ishigami

All’arc en rêve di Bordeaux, il lavoro di Junya Ishigami è proposto con un allestimento dall’apparenza eterea e fragile, dove i  modelli sono allineati su 8 tavoli bianchi come piccole opere d’arte.

Tra i grandi progetti edilizi e lo spettacolo dell’architettura da centro commerciale che sono tanto diffusi ovunque nelle città contemporanee è quasi impossibile percepire la vera relazione tra forma architettonica e relazioni umane.

 

“Junya Ishigami: petit? grand? l’espace infini de l’architecture”, arc en rêve, Bordeaux
La questione sollevata dalla mostra Junya Ishigami: petit? grande? l'espace infini de l'architecture”, organizzata congiuntamente dal centro di architettura di Bordeaux arc en reve e il museo di Anversa deSingel “ e dedicata al lavoro di Junya Ishigami, non è tanto partire dalla dicotomia tra dimensione umana e  forma architettonica. È, piuttosto, pensare al rapporto intrecciato tra azione umana e sviluppo conseguente della forma delle cose e degli edifici. In mostra, i modelli delle architetture di Ishigami sono stati realizzati in materiali diversi – dalla carta al legno – e sono piccole opere artigianali, che rappresentano non soltanto un aspetto peculiare dei suoi progetti, ma anche la sua comprensione dello spazio, della forma e dell'interazione umana.
“Junya Ishigami: petit? grand? l’espace infini de l’architecture”, arc en rêve, Bordeaux
Questa mostra presenta anche un allestimento architettonico insolito, che si differenzia dalla consuete scenografie delle mostre di architettura, piene di modelli di progetti su grande scala. I modelli – ma sarebbe meglio chiamarli sculture o piccole opere d'arte – sono allineati su 8 tavoli bianchi lunghi 9,21 metri e larghi 30 cm, con uno spessore di 1 cm. I tavoli erano strutture apparentemente molto leggere e fragili, proprio come il lavoro di Ishigami. Le miniature di esseri umani, edifici, impianti, superfici e altri oggetti non solo ci offrono una serie di informazioni circa l’approccio all’architettura e alla tendenza dell'architetto giapponese e ci guidano verso la comprensione del suo modo di progettare, ma conducono anche alla sua ispirazione che deriva direttamente dalle azioni della nostra vita quotidiana.
“Junya Ishigami: petit? grand? l’espace infini de l’architecture”, arc en rêve, Bordeaux
La mostra presenta la forte influenza del paesaggio sulle forme architettoniche. Come ha sottolineato Ishigami in una recente intervista parlando del suo approccio progettuale: “Vorrei considerare il ciclo di vita di una pianta pianta non solo come elemento paesaggistico, ma anche come elemento alla pari degli edifici nella costituzione dello spazio”. Mentre, invece, comunemente la vegetazione e il paesaggio sono quasi separati dalla vita umana e non sono considerati in grado di plasmare lo spazio nel nostro ambiente architettonico.
Ishigami ci ricorda così, in modo tutt’altro che ingenuo e attraverso il progetto dello spazio, le piccole distanze che intercorrono tra noi e lo spazio che ci circonda e il modo in cui entrambi s’intrecciano con il ciclo di vita del mondo vegetale.
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