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L’ufficio condiviso è destinato a durare

Spazio di lavoro personalizzato versus ufficio condiviso. Dall'ultima edizione di Orgatec è emerso con evidenza che l’ufficio condiviso e la scrivania in comune sono destinati a durare, e con qualche buona ragione.

Orgatec 2018

Il settore del progetto degli uffici non è mai stato tanto interessante. Decenni di stagnazione sono esplosi in un cambiamento dilagante e, come nella maggior parte delle rivoluzioni, assolutamente tutto viene rimesso in discussione. Su domusweb abbiamo pubblicato di recente un articolo di Tim Harford su un tema controverso del design per l’ufficio: spazio di lavoro personalizzato contro ufficio condiviso, con le contestate scrivanie in comune. L’articolo sostiene che le persone diventano realmente creative negli ambienti disordinati e caotici, che hanno la possibilità di personalizzare.

Tuttavia, stando a Orgatec – forse il luogo migliore per scoprire che cosa il futuro ha in serbo per la postazione di lavoro – al di là di quanto mostra l’esperienza del MIT in materia, l’immagine del domani non è il cubicolo personalizzato. Il salone professionale dell’ufficio, che si tiene a Colonia ogni due anni, si è aperto dal 23 al 27 ottobre e ha accolto circa 63.000 visitatori provenienti da 142 paesi, con prodotti per l’ufficio di circa 750 espositori. Una cosa era evidente percorrendo i padiglioni: l’ufficio condiviso e la scrivania in comune – espressione che oggi si preferisce evitare – sono destinati a durare, e con qualche buona ragione.

Lo stand Vitra a Orgatec 2018. Per gentile concessione di Vitra
Lo stand Vitra a Orgatec 2018. Per gentile concessione di Vitra

Digitalizzazione

La leva di tutto questo cambiamento è la digitalizzazione. Oggi come oggi inserire il termine “agile” in una relazione fa guadagnare a un consulente compensi a quattro cifre e più, dato che le aziende fanno a gara per adeguarsi a tutti questi nuovi sviluppi. “Lavoriamo con il telefono da quindici anni, con il tablet dal 2008 e con i portatili da venti-trent’anni”, spiega il designer di Los Angeles Jonathan Olivares. Poi ci sono la possibilità di lavorare da casa propria e l’economia del lavoro autonomo: il venti per cento della forza lavoro degli Stati Uniti, continua Olivares. Semplicemente non lavoriamo come lavoravamo dieci anni fa. I nostri strumenti e il nostro lavoro sono portatili. Certe volte si va in ufficio soltanto per le occasioni di collaborazione. Certe volte (per esempio negli spazi di co-working) ci si va per ragioni di interazione umana o come scusa per cambiarsi d’abito.

Y-Kicker di Ben Beyer, esposto nella mostra "PLANT 10.1". Foto Bernd Zöllner/courtesy of Orange Council
Y-Kicker di Ben Beyer, esposto nella mostra "PLANT 10.1". Foto Bernd Zöllner/courtesy of Orange Council

Fusione tra postazione di lavoro e sfera pubblica

Parco, caffè, atrio d’albergo, aereo: tutto funge da ‘ufficio’ per lavoratori che si spostano più che mai in tutto il mondo. Ne deriva che tra luoghi pubblici e posto di lavoro si è sviluppato un rapporto simbiotico di scambio reciproco. Come spiega Nora Fehlbaum, amministratore delegato del produttore svizzero di arredamento Vitra, “pensiamo che il posto di lavoro e la sfera pubblica si stiano fondendo”.

A dimostrazione di questa fusione lo stand di Vitra a Orgatec mostrava un parco cittadino e un caffè, presentati come parte di un ipotetico ufficio direzionale nell’installazione The Company Home [“La casa dell’azienda”] dell’architetto Sevil Peach. Oggi, anche se gli uffici devono assolutamente garantire uno spazio di lavoro privato per favorire la concentrazione nel lavoro, non si tratta di uno spazio di lavoro privato, personale. “Non si lascia che la propria figlia metta dei poster di Kylie Minogue in cucina o in soggiorno”, spiega Peach, “ma nella sua camera può fare quel che vuole. L’ufficio è uno spazio in comune, proprio non capisco questa fissazione sull’‘io, io, io’ in ufficio.”

Soft Work di Edward Barber & Jay Osgerby per Vitra. Per gentile concessione di Vitra
Soft Work di Edward Barber & Jay Osgerby per Vitra. Per gentile concessione di Vitra

Uno spazio con il massimo dei vantaggi per tutti

Nelle prime fasi della digitalizzazione c’è stato un momento in cui gran parte delle scrivanie personali rimaneva vuota. Oggi, dalle piscine alle palestre, agli spazi per manifestazioni, alle zone per lo sport e per il running – la futura sede londinese di Google avrà tutte queste cose – gli ambienti di lavoro flessibili si riappropriano di questo spazio perduto. Queste nuove aree vengono attrezzate per attirare e far restare i lavoratori e favorire la produttività.  Grazie a un’ampia varietà di angoli dove appoggiare la tazza di caffè e il computer portatile. il personale ha il controllo del proprio modo di lavorare. La possibilità di scelta, con il benessere e l’essenziale autonomia che de derivano, è stata reintrodotta grazie a un “dove mi siedo oggi?”.

Anche le zone attrezzate per la riflessione creativa stanno diventando sempre più la norma. L’Y-Kicker di Ben Beyer, per esempio, esposto alla mostra “Plant 10.1di Orgatec, è un calcetto da tavolo che rivela un duplice scopo. Richiede sei giocatori che mirano non a due, ma a tre porte differenti: un invito al lavoro di gruppo e al pensiero non convenzionale.

Le aziende hanno imparato la lezione e oggi hanno capito che dare al personale la sensazione di essere messo da parte non fa bene a nessuno. Il problema – quella sensazione di essere solo la rotellina di una macchina – si risolve con il design.

Un ambiente di lavoro più accogliente e leggero

Il designer Alain Gilles ha lavorato nel mondo della finanza e ricorda il momento dell’abbandono dei cubicoli personalizzati. “La JP Morgan fu una delle prime aziende ad adottare le scrivanie in comune: ogni sera toglievi le tue cose e le mettevi in un carrellino. Una cosa fastidiosa perché avevi la sensazione che l’azienda ti dicesse “Sei licenziato!” e tu potevi soltanto spingere quello stupido carrello e portare la tua vita da un’altra parte”. Ma le aziende hanno imparato la lezione e oggi hanno capito che dare al personale la sensazione di essere messo da parte non fa bene a nessuno. Il problema – quella sensazione di essere solo la rotellina di una macchina – si risolve con il design.

True Design e Michieli Floricoltur
Gli accessori Pocket Garden True Design e Michieli Floricoltura sono parte della collezione True Green. Foto per gentile concessione di True Design

L’ufficio accogliente

Il che ci porta all’ufficio accogliente come la casa. Se il lavoro tende a svolgersi sempre più sia a casa sia in ufficio, che la casa diventi ufficio è solo questione di tempo. Molti produttori stanno puntando molto sulla prospettiva che l’ufficio accogliente – la tendenza più evidente a Orgatec – sia destinato a durare.

Una delle novità di cui più si è parlato al salone è l’ufficializzazione del lavoro sul divano. Soft Work è un sistema di divani modulari di Edward Barber e Jay Osgerby, dello studio Barber & Osgerby, per il produttore d’arredamento svizzero Vitra. “Crediamo fermamente che la scrivania e la sedia dell’ufficio tradizionale siano morti, e che il nostro sistema ne prenderà il posto”, afferma Barber. Più accogliente, più leggero e intrinsecamente più comodo, il divano è diventato un luogo di lavoro fin dall’invenzione del computer portatile. Tuttavia, più di un semplice divano, Soft Work offre uno schienale con il supporto lombare e una seduta più alta, un po’ più stabile. Portatili e tablet si possono appoggiare su ripiani incorporati, e si ricaricano grazie a porte USB e prese di corrente collocate sotto la seduta.

Un altro modo intelligente di seguire la tendenza a spostare l’ufficio in casa consiste nell’assumere designer residenti. Plenum è il primo prodotto dell’artista e designer spagnolo Jaime Hayon per il contract, progettato per il produttore d’arredamento danese Republic of Fritz Hansen. Il sistema di imbottiti, consistente in sedute singole, doppie e triple avvolgenti su tre lati, a paragone dei tradizionali mobili per l’ufficio “non è così squadrato, è un po’ più rotondo e più femminile”, sottolinea Hayon. Ogni prodotto per l’ufficio di tono domestico sembra condividere gli stessi attributi: emotività, femminilità, materialità; ma è esattamente il modo di farci sentire più al sicuro, più coccolati e meno sostituibili.

lounge Plenum disegnato da Jaime Hayon per Republic of Fritz Hansen
Il sistema lounge Plenum disegnato da Jaime Hayon per Republic of Fritz Hansen. Foto per genitle concessione di Republic of Fritz Hansen

L’ufficio verde

La natura ci rende felici, come dimostrano parecchi studi. La soluzione di Facebook – un giardino di un ettaro e mezzo in cima a un edificio con oltre duecento alberi nel nuovo ampliamento della sede centrale di Menlo Park, in California – è una strada che le aziende (per lo meno quelle senza problemi di liquidità) possono scegliere. Ma nascono nuovi prodotti che rendono più facile e più economico coltivare in ufficio il gusto della natura. All’inizio di quest’anno Alain Gilles ha presentato per Green Mood i G-Screens: pannelli fonoassorbenti fatti di vero muschio. Uno dei prodotti più apprezzati di Orgatec, gli accessori per minigiardini di True Design e Michieli Floricoltura – che fanno parte della collezione True Green – fanno da cornice alla sempreverde Tillandsia. Se l’ambiente non è particolarmente arido tutte le sostanze nutrienti e l’acqua vengono assorbite nell’aria dalle foglie delle piante.

BuzziBracks di Alain Gilles per Buzzispace
L'unità modulare BuzziBracks di Alain Gilles per Buzzispace. Foto per genitle concessione di Buzzispace

La riscoperta della privacy

‘Collaborazione’ suona stupendo ma, se implica dover subire le risposte di chi lavora con te a tutte le telefonate, qualche volta non raggiunge lo scopo. L’ufficio ha imparato che i microambienti acustici risolvono il difetto maggiore dell’ufficio condiviso: il rumore. Le sedute Plenum di Hayon fungono anche da barriere acustiche. BuzziBracks, progettate da Alain Gilles per Buzzispace, è un sistema di microambienti riparati per l’ufficio condiviso costituito da pannelli di tessuto fonoassorbente. Isolanti e raccolte, queste zone protettive semitrasparenti offrono una comodità “un po’ come quella degli occhiali da sole”, sottolinea Gilles.

In apertura: il pannello circolare G-Circle, parte della serie G-Line di elementi fonoassorbenti disegnati da Alain Gilles for Green Mood. Foto per gentile concessione di Alain Gilles

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