Ci sono 17 gradi, gli alberi e il prato verde davanti all’ingresso incorniciano le pareti di cemento bianco solcate da impercettibili linee d’ombra; le fronde dell’ulivo del patio interno non offrono alcun riparo dai raggi che cadono perpendicolari sul pavimento in cotto rosso, ormai opacizzato dal sole. “La Fondazione è come un monastero che appare chiuso dall’esterno, ma una volta entrati, tutto si apre, come si apre alla luce”. Guardando attraverso il vetro dal lato sinistro, non c’è effettivamente nulla che fermi la visione; lo sguardo può planare liberamente fino alla terrazza a nord che si affaccia su Barcellona visibile dall’alto, in una continuità ottica che non incontra ostacoli.
Vuoi capire Miró? Parti dall’architettura di Josep Lluís Sert
Alla Fundació Joan Miró di Barcellona, il nuovo allestimento “Circles” riattiva il dialogo originario tra architettura e opera: lo spazio progettato da Sert diventa la chiave per leggere il processo creativo dell’artista.
Courtesy Fundació Joan Miró, Barcelona.
Courtesy Fundació Joan Miró, Barcelona.
Foto Pep Herrero.
Foto Pep Herrero.
Foto Pep Herrero.
Foto Davide Camesasca.
Foto Davide Camesasca.
View Article details
- Ilaria Bonvicini
- 30 marzo 2026
Teresa Montaner, a capo della collezione della Fundació Joan Miró, racconta di come il movimento fisico dei visitatori in uno spazio che non prevede un’andatura uniforme, ma che gioca con forze diverse che spingono in direzioni diverse, sia stato un punto di partenza fondamentale per il riallestimento della collezione, che d’ora in avanti vuole puntare sulla sinergia tra il museo progettato da Josep Lluís Sert e le opere dell’artista, per offrire un’esperienza museale partecipata e percettivamente totalizzante. “Il museo parla lo stesso linguaggio di Miró”, spiega, “le opere e l'architettura danzano allo stesso ritmo. Se le mettiamo nuovamente in relazione, saranno le opere stesse a dirci come muoverci all’interno dello spazio”.
Fondata nel 1975 per volontà di Miró, la Fundació di Barcellona nasce dalla complicità instaurata tra artista e architetto per dare vita a uno spazio espositivo che fosse inscindibile dalle opere in esso ospitate. Sert e Miró non erano solo amici di lunga data, ma condividevano la stessa visione ambiziosa: creare una struttura dinamica che potesse tradurre la gestualità umana del processo creativo di Mirò in scala architettonica, restituendo i ritmi e i diversi livelli del suo lavoro — già dotati di un'innata connotazione spaziale — in coordinate esperibili dai visitatori attraverso il corpo.
Un corpo che non si riflette però sulle quattro superfici trasparenti che racchiudono il patio centrale dell’edificio, perché la luce naturale fluisce liberamente all’interno delle sale, accentuando quell’atmosfera mediterranea calorosa e distesa che rende l’ambiente intimo e domestico, proprio come accadeva nel suo studio a Palma de Mallorca, che Miró volle progettato da Sert a metà degli anni ‘50.
“Joan Miró: Circles”, la nuova organizzazione della collezione studiata con l’artista e ricercatrice Marta Ricart, vincitrice del Pilar Juncosa Prize nel 2016, abbandona l’allestimento cronologico tradizionale, facendo della forma “circolare” la chiave di lettura del processo creativo di Mirò, nonché l’elemento di congiunzione del suo interesse per i movimenti, cosmici, corporali e infinitesimali, che connettono gli esseri umani al mondo celeste e a quello terreno. La perlustrazione di nuovi orizzonti creativi era per lui necessariamente un atto fisico: il camminare, il muoversi nello spazio e nel tempo erano per l’artista l’unico modo possibile per attivare nuove percezioni e mantenere la propria relazione con il cosmo aperta ed elastica.
Il perno concettuale della mostra si trova infatti nel portfolio “Circles”, una raccolta di 150 immagini e disegni a cui Mirò si dedicò prima di trasferirsi stabilmente a Palma, in cui mette in dialogo documenti e opere di carattere scientifico-astronomico sul moto dei pianeti con simboli e prodotti culturali umani. Un’indagine che coincise con la messa in discussione del proprio lavoro e l’inizio di una nuova fase di sperimentazione con la ceramica, un materiale a cui attribuisce una qualità universale e cosmica, capace di parlare direttamente alla dimensione ancestrale e materica della sua opera.
Come per l’argilla, è il ritmo dilatato dello scorrere del tempo a dettare una metamorfosi nelle grandi e nelle piccole cose: ogni gesto richiede tempo, ogni intenzione uno spazio e Miró, che aveva fatto sua questa concezione vitale, voleva che ogni spettatore potesse farne esperienza attraverso l’arte e l’architettura.
Per questa ragione camminare tra le sale della Fundació si potrebbe definire un atto privato eseguito in pubblico, fatto alla luce del sole. Anche il percorso di visita sembra svilupparsi alla stregua dei suoi quadri, in un entrare e uscire continuo dalle sue tele senza punti di fuga prospettici; nel farsi guidare dalle aperture verso la natura del Giardino dei Cipressi e l’acqua delle fontane; nel sentirci sempre più alti o più piccoli nelle nostre dimensioni man mano che si varcano soglie e si stravolgono sguardi.
La stessa logica interna del riallestimento segue gli assi portanti della sua visione artistica, qui pensati in totale concordanza con l’architettura di Sert e così suddivisa in 10 filoni: Place, Balance, Doing and letting things happen, Circles, Open and close, Rhythm, Near and far, Up and down, Large and small, Inside and outside. Se in Place Man and Woman in front of a Pile of Excrement e Village and Church of Mont-roig raccontano di un radicamento emotivo e materiale con la sua terra natia, in Balance ogni forza gravitazionale viene a mancare. La solidità di un centro di riferimento non rientra nel linguaggio volatile e calligrafico di Woman and Bird in the Night, e le “cappelle” meditative di Doing and Letting things happen si trovano all’incrocio di questi due impulsi, o stati relazionali col mondo.
La riapertura del Giardino dei Cipressi, che aveva perso centralità nel corso degli anni, è ciò che ha traghettato questa transizione verso un nuovo modo di vivere lo spazio museale. Il momento di respiro che serve a innescare il pensiero ampio, creativo e associativo; una sorta di interpunzione naturale e fisiologica tra le fasi di visita. D’altronde, nell’ecosistema dinamico che è questa Fondazione — dove la narrazione della mostra verrà ampliata e aggiornata con nuovi temi e inserimenti ogni sei mesi per due anni — lo spettatore ha, per volontà di Sert e Miró, un ruolo attivo e contemplativo allo stesso tempo.
“Le opere si mettono in movimento quando noi ci mettiamo in movimento”, spiega Montaner, “è proprio l’edificio a offrirci più panoramiche”. Opere, architettura e visitatori: un sistema unitario che si costruisce a partire da rapporti di prossimità, distanza e scala, lungo linee spaziali e visive che pongono in continuità grandi tele — come nel caso di Hands Flying Off Toward the Constellations e Sobreteixim of the Eight Umbrella — e sculture di diverso formato.
Il nuovo approccio curatoriale della Fundació Joan Miró è il distillato di uno spirito mediterraneo di cui non si può fare a meno di adottare il ritmo, quello sospeso e lento di chi sa che l’atto creativo non assomiglia affatto a una rapida progressione lineare, ma piuttosto a una traiettoria circolare e ricorsiva. L’ultimo quadro della mostra, Landscape, una tela bianca con una piccola macchia azzurra, è un testamento a questa lettura irriducibilmente organicistica dell’arte e del mondo, e al bisogno di farne esperienza senza riserve.
“Joan Miró: Circles” offre la rara opportunità di metterci “fisicamente” nei panni di Miró in uno spazio pensato su misura per questo: ci muoviamo come avrebbe fatto lui, pensiamo come lui, guardiamo gli stessi paesaggi e così, forse, possiamo prepararci ad accoglierne lo stesso approccio esistenziale. Questo è, probabilmente, il suo lascito più grande.
Mostra: Joan Miró: Circles Curata da: Teresa Montaner Dove: Fundació Joan Miró, Barcellona, Spagna Date: dal 13 marzo 2026 al 12 marzo 2028
Foto Davide Camesasca.
Foto Pep Herrero.
Courtesy Fundació Joan Miró, Barcellona.
Courtesy Fundació Joan Miró, Barcellona.
Courtesy Fundació Joan Miró, Barcellona