Backrooms: come un meme horror è diventato l’architettura dell’ansia contemporanea

Il giovane filmmaker Kane Parsons ha trasformato le Backrooms – corridoi infiniti, hotel deserti e uffici illuminati al neon – da fenomeno internet a film prodotto da A24.

Annoiato dal doom scrolling ti perdi in un feed qualsiasi. Poi, all’improvviso, qualcosa ti cattura: una luce al neon tremola dietro un corridoio che sembra non finire mai. La moquette si ripete, stanza dopo stanza, e ogni passo che fai risuona come in un’eco lontana. Ti rendi conto di essere entrato nelle Backrooms.

Forse non lo sai, ma sei nel mondo di Kane Parsons, conosciuto online come Kane Pixels. Nato tra il 2005 e il 2006, Parsons è un filmmaker, artista di effetti visivi, YouTuber e musicista che ha conquistato la rete grazie alla sua capacità di creare atmosfere inquietanti in stile creepy pasta. La sua notorietà è esplosa nel gennaio 2022 con la pubblicazione su YouTube di The Backrooms (Found Footage), cortometraggio ambientato nell’universo delle Backrooms, diventato virale e preludio a una serie di episodi che hanno ridefinito la percezione delle “storie internet native” nel genere horror. Il successo della serie ha spianato la strada a un adattamento cinematografico diretto da Parsons, atteso nelle sale il prossimo 27 maggio e prodotto da A24.

Backrooms. Courtesy A24

Dalle creepypasta a Hollywood

L’interesse di Parsons per gli effetti visivi nasce molto presto attraverso esperienze ludiche e creative digitali. Dopo i primi esperimenti con LittleBigPlanet e Adobe After Effects, l’incontro con Blender gli offre una libertà creativa sempre maggiore, permettendogli di costruire ambienti, luci e atmosfere che sarebbero poi diventati la cifra estetica delle Backrooms. Parallelamente, Parsons coltiva anche la musica elettronica, pubblicando i primi brani su SoundCloud e YouTube.

Il concetto delle Backrooms ha radici profonde nella cultura internet: ambienti infiniti, monotoni, labirintici e stranamente familiari, che evocano un forte senso di liminalità. Parsons scoprì il fenomeno online e, insoddisfatto della qualità dei contenuti esistenti, decise di reinterpretarlo con un approccio visivo e narrativo più sofisticato. The Backrooms (Found Footage), pur inizialmente concepito come cortometraggio indipendente, accumulò milioni di visualizzazioni e divenne l’avvio di una saga che esplora architetture alienanti e spazi intermedi in cui il tempo sembra sospeso.

Backrooms. Courtesy A24

L’orrore degli spazi contemporanei

Il perturbante delle Backrooms deriva anche dal fatto che non sembrano davvero fantastiche. I loro corridoi infiniti ricordano spazi che attraversiamo continuamente: hotel business, uffici vuoti, centri commerciali semi deserti, sale conferenze illuminate al neon, interni corporate progettati per essere anonimi. Più che inventare un universo impossibile, Parsons esaspera l’estetica impersonale dell’architettura contemporanea, trasformando ambienti familiari in luoghi profondamente inquietanti.

Backrooms set. Courtesy A24

Il concetto delle Backrooms ha radici profonde nella cultura internet: ambienti infiniti, monotoni, labirintici e stranamente familiari, che evocano un forte senso di liminalità. Parsons scoprì il fenomeno online e, insoddisfatto della qualità dei contenuti esistenti, decise di reinterpretarlo con un approccio visivo e narrativo più sofisticato. The Backrooms (Found Footage), pur inizialmente concepito come cortometraggio indipendente, accumulò milioni di visualizzazioni e divenne l’avvio di una saga che esplora architetture alienanti e spazi intermedi in cui il tempo sembra sospeso.

In questo senso, il lavoro di Parsons si inscrive in una lunga tradizione di ambienti immaginari pensati per alterare la percezione dello spazio e stimolare emozioni. Le Backrooms diventano così una sorta di “rovina digitale”: una versione glitchata e infinita degli interni contemporanei che abitano il nostro immaginario quotidiano.

Backrooms. Courtesy A24

Il film in uscita, diretto da Parsons e distribuito da A24, promette di ampliare ulteriormente l’estetica delle Backrooms attraverso ambientazioni infinite, sound design immersivo ed effetti visivi avanzati, mantenendo l’approccio found footage che aveva reso virale il cortometraggio originale. Più che adattare un semplice meme horror, il progetto porterà al cinema uno degli immaginari spaziali più riconoscibili e inquietanti nati su internet negli ultimi anni.

Immagine di apertura: Backrooms. Courtesy A24

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