Sert e gli interni

di Ariela Rivetta

Josep Lluís Sert, Jaume Freixa Santa & Cole ETSAB, Barcellona 2005 (pp. 264).

Progetto di interni ed elementi architettonici minori potrebbe essere il sottotitolo di questa monografia dedicata all’opera dell’architetto catalano Josep Louís Sert. Questo per mettere in risalto l’originalità di approccio che Jaume Freixa ci propone rispetto ad altri studi il cui sguardo si è concentrato principalmente sugli aspetti urbanistici e del progetto architettonico. Eppure l’interesse per questa lettura sta nella capacità di interpretazione del soggetto analizzato – elementi ausiliari e complementari alla realizzazione dello spazio concreto, in massima parte privato – che si traduce nella costruzione di complesse e colte relazioni tra progetto alla scala umana e dimensione del paesaggio, tra caratteri della modernità e aspetti tradizionali, tra produzione industriale e artigianato, tra opere d’arte che configurano lo spazio senza essere ridotte a ornamento verticale e ambiente in cui sono collocate.

Uno dei più noti esempi che parla dell’intensa relazione tra architettura e arte figurativa è senz’altro il padiglione spagnolo di Sert e Louis Lacasa presentato all’Esposizione Internazionale del 1937 a Parigi dove in clima di restaurazione accademica lo spazio dell’edificio si fonde con Guernica di Picasso. Come esordisce Giedion nell’introduzione alla prima opera completa pubblicata a Zurigo nel 1967, Sert appartiene anagraficamente alla cosiddetta “seconda generazione” del moderno a fianco di autori come Aalto, Niemeyer, Mayakawa. È una generazione che inizia ad operare negli anni Venti quando il Movimento Moderno ripensa contemporaneamente all’idea di abitazione e a quella di città, introducendo con lo zoning il concetto di città funzionale. Sono gli anni dei CIAM a cui Sert partecipa attivamente divenendo vicepresidente nel 1937 e presidente nel 1947. La sua influenza in ambito urbanistico fu quindi molto importante, e si concreta in due pubblicazioni, la prima delle quali Can Our Cities Survive? (Harvard, 1941) contiene le tesi del IV CIAM ed è scritta poco dopo il trasferimento in America e la seconda The Heart of the City con Jacqueline Tyrwhitt e Ernesto N. Rogers (London, 1952) contiene gli atti dell’VIII congresso. Il suo interesse per Le Corbusier e la prima collaborazione con l’architetto svizzero risalgono però al periodo della formazione presso L’ETSAB di Barcellona.

Di Le Corbusier, Sert sposa senz’altro l’idea dell’urbanistica come prolungamento naturale dell’architettura ed anche l’idea di architettura come arte plastica, fatta di massa e di vuoti tanto che, in un articolo del 1981 riportato nel testo, Robert Campbell del Boston Globe lo colloca tra gli architetti lecorbuseriani. Su questo argomento di nuovo Giedion ritiene che la vera influenza di Le Corbusier sull’autore sia stata quella di avere alimentato il suo naturale spirito mediterraneo. Di fatto una delle principali caratteristiche del lavoro dell’architetto spagnolo anche alla scala del progetto d’interni è la ricerca di una relazione tra il principio di internazionalità e le radici locali della tradizione mediterranea, alle quali lo stesso Le Corbusier riconosceva una sorta di valore primigenio rispetto al moderno.

Questo indirizzo, comune per certi versi al gruppo italiano di Quadrante, informa la breve ma esemplare vicenda dell’architettura moderna spagnola e riceve tra gli architetti del GATCPAC attraverso la rivista AC, loro organo ufficiale, una sottolineatura quasi polemica. In questo contesto si colloca la prima fase dell’attività di Sert. Gli interni analizzati da Freixa, figli di quella che fu un crociata, anche sociale, per il rinnovamento dell’abitazione, sono spazi puri, di una nudità quasi spartana che lascia immaginare certi esiti contemporanei del minimalismo. Le bianche pareti verticali memori dell’architettura rurale delle coste sono però valorizzate con pitture, oggetti di arte contemporanea e popolari. È il caso della scultura africana che le fotografie mostrano in situazioni differenti e che l’architetto utilizza come una sorta di indice di modernità. Una manipolazione dei segni che sembra anticipare certe operazioni del progetto contemporaneo basate sulla decontestualizzazione dell’oggetto i cui precedenti risalgono alle esperienze delle avanguardie artistiche del 900.

La ricerca sugli arredi in bilico tra produzione artigianale e produzione in serie converge nel 1935 in una società denominata MIDVA (Mobles i Decoración per la Vivenda Actual). Anche in tale congiuntura il vernacolo mediterraneo viene riletto in chiave moderna offrendo una alternativa originale all’uso del tubolare imperante nella produzione del Bauhaus e radicalmente criticato delle pagine di AC. Tra i più noti oggetti prodotti si ricordano le sedie, in particolare la sedia in legno Gatcpac presentata a Parigi nel 1937. Il mobile come oggetto isolato però non appartiene alla poetica degli interni di Sert che fissa piuttosto l’arredo a livello costruttivo e lo considera come elemento architettonico spesso in relazione a tracciati ordinatori di pianta o prospetto. Come evidenzia il saggio introduttivo e illustrano le belle immagini presenti nel volume i mobili sono elementi architettonici imprescindibili per la definizione dello spazio.

Sono gli scaffali e librerie incassate, i camini in muratura, le lunghe panche in opera che sembrano pieghe delle pareti su cui casualmente è possibile sedersi la più spettacolare delle quali si vede nella casa di Locust Valley in Long Island, New York. E di nuovo il riferimento è la casa popolare ibiziana. Lo stesso approccio viene rilevato nella vasta analisi del vocabolario degli elementi minori, in particolare le ringhiere, dove è evidente il rifiuto dell’autonomia di tale elemento e la sua subordinazione all’architettura. In clima di globalizzazione il taglio della lettura proposta è una delle principali ragioni per leggere questo volume che mostra da un punto di vista inusuale il lavoro di un grande architetto del moderno, precursore per certi versi della tradizione barcellonese e non solo del minimalismo. Ma l’interesse per il presente contributo va oltre poiché propone attraverso l’analisi dell’opera di Sert la lettura di un momento storico in cui per la prima volta il moderno si interroga sul valore dell’identità della cultura locale a fronte dei principi dell’internazionalismo.

Ariela Rivetta Architetto

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