La nuova sede della Fondazione Franco Albini, un architetto che vale la pena di riscoprire

Si chiama Spazio Albini e sarà palcoscenico di visite guidate, co-working, serate di lettura, talk e corsi sul Metodo Albini per riattivare l’archivio storico dell'architetto e rilanciarne l’eredità in vista di Alcova 2026.

A Milano in via Saffi 27, nel quartiere tra Corso Magenta e Parco Sempione, ha recentemente aperto Spazio Albini, la nuova sede della Fondazione Franco Albini e Studio Albini Associati nata per conservare, diffondere e valorizzare non solo l’eredità, ma anche l’approccio progettuale e metodologico dell’architetto, tra i massimi esponenti del Razionalismo italiano. 

La nuova sede prende forma in un luminoso appartamento a pochi metri dallo storico studio di via Telesio, ricomponendo l’intero Archivio Albini – oltre 22mile disegni, migliaia di fotografie, modellini, libri e prototipi — in un allestimento che ambisce a restituire una dimensione operativa quanto contemporanea del suo pensiero, oltre a quella esclusivamente celebrativa della memoria. Tra gli oggetti esposti che spiccano all’interno di questo patrimonio storico nazionale, si incontrato icone del design come la poltrona Margherita del 1951 e il corrimano tubolare delle stazioni 1 e 2 della metropolitana di Milano, parte della finitura progettata insieme a Franca Helg e Bob Noorda che gli valse il Compasso d’oro nel 1964 e che ha recentemente compiuto sessant’anni. 

Spazio Albini
Spazio Albini. Foto Ilaria Falciola

La riapertura della Fondazione arriva in un momento strategico per il racconto dell’opera albiniana: durante la Design Week 2026 la piattaforma Alcova aprirà le porte di Villa Pestarini, unica villa milanese privata firmata dall’architetto e mai stata accessibile al pubblico prima d’ora. Costruita tra il 1938 e il 1939, la villa rappresenta un manifesto del razionalismo italiano grazie alle sue geometrie rigorose, facciate in vetrocemento, partizioni scorrevoli e un rapporto calibrato con il giardino, anticipando quella “poetica della misura” tipica di Albini e figurandosi come matrice ideale per leggere spazi storici attraverso nuove narrazioni espositive. 

In questo scenario, il lavoro dell’Archivio e di Alcova rappresentano due operazioni contrapposte ma complementari. Se da un lato l’apertura di Villa Pestarini riattiverà fisicamente la sua architettura, la Fondazione offrirà invece una mappa per comprendere l’influenza del suo pensiero progettuale sul design contemporaneo, riattivandone così il metodo, dove disciplina costruttiva e tensione poetica convivono senza compromessi. 

Spazio Albini
Spazio Albini. Foto Ilaria Falciola

La figura di Franco Albini ha infatti incarnato con rigore l’idea di architetto totale, attento al valore sociale intrinseco della sua professione. Non a caso, la sede in via Saffi è stata inaugurata con una mostra “Milano Cortina, Andata e Ritorno: 1956–2026” dedicata alle Olimpiadi di Cortina 1956, per le quali si occupò dell’allestimento urbano insieme a Franca Helg e Albe Steiner, episodio chiave per comprendere la dimensione interdisciplinare del suo approccio. Un racconto, peraltro, che si pone in dialogo con i Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026 attraverso Cerchi di Pace, la reintepretazione del suo celebre Totem Olimpico del ‘56 ricostruito in scala reale alla Fabbrica del Vapore con l’intervento artistico di Marco Gallotta.

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