Milano avrà un nuovo edificio di Renzo Piano, ma il progetto ha vent’anni

A Ponte Lambro, una delle più note incompiute della periferia milanese sarà completata e trasformata in uno studentato da circa 200 posti. Il progetto nasce dal Laboratorio di Quartiere immaginato dall’architetto nei primi anni Duemila.

Dopo oltre un decennio di abbandono, una delle più note incompiute dell’urbanistica milanese si prepara a una nuova vita. Il Comune di Milano ha infatti aggiudicato la gara per completare e rifunzionalizzare gli edifici di via Ucelli di Nemi a Ponte Lambro, parte del Laboratorio di Quartiere immaginato da Renzo Piano nei primi anni Duemila per riqualificare una delle periferie più fragili della città. Al posto delle strutture mai completate nascerà una residenza universitaria da circa duecento posti letto, accompagnata da servizi aperti al quartiere.

L’intervento riguarda due edifici di sei piani, per una superficie complessiva di circa 5mila metri quadrati, che per oltre un decennio hanno rappresentato una delle incompiute più visibili della periferia est milanese. Ad aggiudicarsi la concessione sono state GE City Srl Impresa Sociale e Imera Srl, che realizzeranno l’intervento e gestiranno la struttura per i successivi 35 anni attraverso una formula di partenariato pubblico-privato.

Il nuovo complesso ospiterà camere singole e doppie per studenti universitari, ma anche una serie di funzioni condivise pensate per mantenere un rapporto con il contesto urbano circostante: spazi di coworking, laboratori per l’inserimento lavorativo, una sala multifunzionale, un bar e servizi di portierato sociale aperti agli abitanti del quartiere. L’investimento complessivo supera gli 11 milioni di euro, sostenuto in parte da fondi pubblici e in parte da capitali privati.

Il lunghissimo cantiere di Piano

La vicenda degli edifici di via Ucelli di Nemi affonda però le sue radici molto prima, quando Ponte Lambro divenne uno dei principali laboratori delle politiche di rigenerazione urbana milanesi. In quel contesto prese forma il Laboratorio di Quartiere, uno degli interventi simbolo della strategia di recupero delle periferie sostenuta da Renzo Piano: l’obiettivo era creare uno spazio civico e culturale capace di offrire servizi, opportunità formative e occasioni di aggregazione.

I lavori partirono nel 2011, ma difficoltà economiche, rallentamenti amministrativi e il fallimento delle imprese coinvolte portarono presto all’abbandono del cantiere, trasformando l’edificio in uno dei simboli delle promesse incompiute della periferia milanese.

Dopo oltre un decennio di abbandono, una delle più note incompiute dell’urbanistica milanese si prepara a una nuova vita.

Il progetto che oggi riparte non coincide tuttavia con quello originario. Non è previsto, infatti, un nuovo coinvolgimento del Renzo Piano Building Workshop, ma ciò che viene recuperato è la struttura esistente, reinterpretata attraverso una nuova funzione capace di rispondere a una delle principali emergenze urbane della Milano contemporanea: l’accesso alla casa.

Gli studentati possono essere la soluzione?

Più che un episodio isolato, il caso di Ponte Lambro sembra inserirsi in una tendenza ormai riconoscibile nelle trasformazioni urbane milanesi. Negli ultimi anni lo studentato è diventato una delle destinazioni d’uso privilegiate per il recupero di grandi aree dismesse, patrimoni pubblici sottoutilizzati e opere incompiute. Lo dimostrano il futuro del Villaggio Olimpico di Scalo Romana, destinato dopo i Giochi invernali del 2026 a trasformarsi in una delle maggiori residenze universitarie del Paese, ma anche il progetto di rigenerazione dell’Ex Macello, dove una quota significativa delle nuove funzioni sarà dedicata all’abitare studentesco.

In una città che continua ad attrarre studenti, ricercatori e giovani professionisti ma che fatica a offrire alloggi accessibili, il partenariato tra pubblico e privato viene sempre più spesso presentato come lo strumento capace di trasformare edifici abbandonati in nuove infrastrutture residenziali. Resta però aperta una questione: la moltiplicazione degli studentati può davvero rappresentare una risposta strutturale alla crisi abitativa milanese, oppure non fa altro che acuirla?

A Ponte Lambro, intanto, la vera sfida sarà capire se il nuovo intervento riuscirà a conservare almeno una parte dell’ambizione originaria del progetto di Piano: non soltanto offrire posti letto, ma costruire relazioni durature tra l’architettura e il territorio che la ospita.

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