Il centro storico di Roma non è il primo luogo a cui si penserebbe per cercare i futuri possibili dell’architettura e dell’abitare. Eppure, dal 2022, ogni estate i giardini cinquecenteschi di Villa Medici ospitano una riflessione concreta su questi temi.
A Roma compaiono le case del futuro firmate da architetti e designer
Da Ronan Bouroullec agli studenti di Naba, cinque costruzioni temporanee trasformano i giardini di Villa Medici in un laboratorio che indaga l'architettura, il clima e immagina nuovi modi di vivere.
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- Nicola Aprile
- 26 maggio 2026
Sede dell’Accademia di Francia dal 1803, Villa Medici è uno dei principali punti di riferimento della vita culturale romana e un ponte diretto con la ricerca artistica e progettuale francese. Lo scorso 20 maggio ha inaugurato la quinta edizione del Festival des Cabanes: un laboratorio di sperimentazione architettonica che dissemina nei giardini una serie di “capanne”, affidando ad architetti, designer, paesaggisti e studenti il compito di immaginare cosa potrebbe significare abitare domani.
Visitabili fino al 28 settembre, le cinque Cabanes dialogano con la facciata progettata da Bartolomeo Ammannati e con le specie vegetali, alcune secolari, dei giardini all’italiana della villa. Il festival lavora proprio su questa tensione: quella tra il futuribile e l’esistente, tra il nuovo e il patrimonio storico, tra spazi aperti e architetture minime. Le strutture temporanee sono realizzate in legno, metallo, mattoni e materiali di recupero e trasformano il giardino in un paesaggio di microarchitetture sperimentali. A firmare i progetti sono lo studio brussellese Bento Architecture; la Fondation Huttopia con i progettisti Camille Blanc e Julien Schurmann; gli studenti di Naba, Nuova Accademia di Belle Arti; Ecal, École cantonale d’art de Lausanne insieme a Mutina e al designer Ronan Bouroullec; e infine gli studi Prìa, Velia e salazarsequeromedina.
Una riflessione sull’abitare tra storia e sperimentazione
Bento Architecture reinterpreta l’architettura sacra romana attraverso una struttura filiforme che sostiene una cupola sospesa. Un elemento normalmente associato alla monumentalità viene qui trasformato in un rifugio leggero, attraversato dalla luce naturale e dalla pioggia che filtra dall’oculo centrale. Creetopia, il progetto coordinato dalla Fondation Huttopia — azienda nata a Lione da un’idea di campeggio legata al rapporto con la natura — si ispira invece alla cultura del popolo Cree e immagina una forma di architettura nomade per il turismo contemporaneo. La struttura riflette sulle condizioni climatiche estreme del nord del Canada e su possibili strategie di resilienza ambientale.
Un laboratorio di sperimentazione architettonica che affida ad architetti, designer, paesaggisti e studenti il compito di immaginare cosa potrebbe significare abitare domani.
Presente al festival per la prima volta, Naba lavora invece sul riuso. Gli studenti hanno decostruito una delle capanne della scorsa edizione, la Capanna 7L progettata da MBL Architectes, trasformandola in un nuovo sistema di sedute e dimostrando come anche un’architettura temporanea possa generare ulteriori cicli di vita. Facciata, l’installazione firmata da Ecal, Mutina e Ronan Bouroullec, è forse il progetto più ambiguo dell’edizione. Apparentemente è soltanto una facciata bidimensionale, ma il trompe-l’œil e il lavoro sulle ombre trasformano la superficie in uno spazio mutevole, dove la percezione cambia durante il giorno insieme alla luce e alla texture ceramica progettata da Mutina.
Prìa e Velia hanno invece progettato Aquifère, una Cabane che sfrutta la capacità del travertino e della ceramica porosa di assorbire e rilasciare acqua. Inserita tra gli aranci del giardino, la struttura sperimenta un sistema passivo di raffrescamento urbano che lavora insieme all’ombra e alla ventilazione naturale. Il team di salazarsequeromedina ha infine immaginato un padiglione di lettura ispirato alla Camera degli Uccelli di Villa Medici, celebre ambiente affrescato in cui la decorazione della voliera funziona come un vero dispositivo spaziale. La loro Cabane 7 riprende quella logica attraverso una pergola contemporanea, leggera e permeabile, pensata come luogo di riposo e contemplazione.
Lo stesso studio firma anche la libreria temporanea allestita nell’atrio del palazzo insieme a La Librairie 7L, fondata nel 1999 da Karl Lagerfeld a Parigi e acquisita da Chanel nel 2021, che per il festival propone una selezione di volumi dedicati ai temi dell’architettura, del paesaggio e dell’abitare contemporaneo.
Immagine di apertura: ECAL/Ecole cantonale d’art de Lausanne con Ronan Bouroullec e Mutina, Facciata, Festival des Cabanes 2026. Foto Daniele Molajoli