Vivere in una capanna di sei metri quadrati nel 2025? “Le Festival des Cabanes”, dal 2016 appuntamento per architetti, paesaggisti e pubblico sul lago di Annecy, in Alta Savoia, affronta questa sfida accogliendo idee da tutto il mondo. In dieci edizioni, con migliaia di progetti ricevuti, quasi 150 proposte sono diventate realtà sulle rive del “lago più puro d’Europa”, lungo i torrenti e i pendii di questo territorio francese di confine, a due passi da Svizzera e Italia.
La capanna, secondo il teorico dell’architettura settecentesco Marc-Antoine Laugier è il connubio ideale tra natura e ragione, l’archetipo abitativo primitivo. Ma oggi?
“In questo momento storico attraversato da grandi sconvolgimenti economici, politici ed ecologici, le capanne sono importanti non solo per gli architetti ma anche per tutti noi” racconta a Domus Philippe Burguet, organizzatore del festival assieme all’architetto David Hamerman e a “Le Soierie”, associazione culturale e di supporto linguistico agli immigrati che arrivano in Alta Savoia: “Abbiamo bisogno di luoghi di rifugio, di zone cuscinetto dove poter ritrovare noi stessi, reinventarci e guardare al futuro con maggiore serenità”.
Quest’anno, sono tredici le capanne che si snodano lungo un percorso di venti chilometri tra i comuni di Lathuile e Faverges. Il tratto comune a tutte è la simbiosi con l’ambiente circostante: tra queste “Le Carriere", un cubo su una collina che si mimetizza con la roccia e la vegetazione circostante, mentre, all’opposto, la “Meditation cabin” si distingue per il senso di leggerezza.
“Le capanne, con la loro capacità di ricollegare l'uomo all'essenziale, ma anche di isolare pur mantenendo il contatto, sono diventate, per gli architetti, potenti simboli della nostra epoca: spazi modesti ma ricchi di significato, in grado di accompagnare le transizioni individuali e collettive” sottolinea Burguet. La luce rimane un elemento progettuale centrale: filtrata dal fieno che ricopre “Myà”, capanna-pagliaio ottagonale ispirata ai Covoni di Monet; oscurata quasi del tutto in “Lima”, un edificio extraterrestre “caduto” nella valle d’Annecy nell’idea degli autori oppure, in “Au fil de l’Ire”, schermata da un intreccio di piccoli cubi in legno.
Alcune capanne hanno l’impianto triangolare di una tenda, altre offrono spazi più ampi che permettono al viandante di fare una sosta e ammirare la vallata. Alla fine della manifestazione, le capanne vengono smontate e il legno lasciato agli abitanti del luogo. Tuttavia, alcune appaiono in altri scenari, come accaduto nel 2024 a Parigi davanti al Grand Palais e, dal 2022, per alcuni mesi con il “Festival des Cabanes”, a Villa Medici a Roma.
