Nel mercato del tech personale, dove spesso l’innovazione viene ancora raccontata come una competizione di specifiche tecniche, Motorola sembra provare a costruire un discorso diverso. Non solo nuovi dispositivi, ma “collezioni”. Un termine che appartiene più alla moda che all’elettronica di consumo e che suggerisce un cambio di prospettiva culturale prima ancora che industriale.
Alla base c’è l’idea di immaginare la tecnologia non come oggetto dominante, ma come elemento integrato nella vita quotidiana. In un’intervista con Domus a fine 2024, Aja Edmond, Executive Director e Global Head of Brand di Motorola, ha sintetizzato così questo orientamento: “Ci stiamo allontanando dai tradizionali produttori di smartphone puntando con decisione su stile, design e su quello che definiamo un posizionamento lifestyle-tech”. Non semplicemente un produttore di smartphone, dunque, ma un brand che tenta di posizionarsi nel territorio del lifestyle-tech.
La collezione come dispositivo narrativo
Le Collections by motorola si inseriscono dentro questa visione. Non si tratta solo di varianti cromatiche, ma di dispositivi pensati come parte di un racconto coerente fatto di materiali, palette, collaborazioni e superfici. Smartphone, auricolari e accessori vengono presentati come elementi di un sistema coordinato, dove colore, finitura e texture concorrono a costruire un’identità riconoscibile.
I telefoni sono molto più che tecnologia. Sono strumenti potenti di espressione personale.
Aja Edmond, Executive Director e Global Head of Brand di Motorola
Il recente edge 70 Cloud Dancer, ad esempio, non è soltanto un aggiornamento tecnologico: è un oggetto costruito intorno a una tonalità precisa, a una sensorialità tattile, a un’estetica che guarda più all’accessorio che al gadget. Lo stesso approccio si ritrova negli auricolari e negli altri elementi dell’ecosistema, che sembrano seguire una medesima regia visiva.
“I telefoni sono molto più che tecnologia. Sono strumenti potenti di espressione personale”, ha spiegato Edmond. È qui che la strategia si chiarisce: il tech personale come possibile estensione dello stile individuale. Materiali premium di derivazione vegana, texture ispirate al mondo tessile, collaborazioni con il Pantone Color Institute per lavorare sul valore culturale del colore. “Non si tratta solo del colore, ma dei materiali, del tatto e della sensazione che danno vita all’oggetto”, ha aggiunto.
Quando la tecnologia adotta la logica della moda
Oggi Motorola parla di collezioni proprio come farebbe un brand di moda. Non perché i dispositivi diventino abiti, ma perché adottano una logica simile: stagionalità, palette coerenti, collaborazioni, materiali come elemento identitario. La collezione non è solo un elenco di prodotti, ma un dispositivo narrativo che prova a tenere insieme oggetti diversi sotto un’unica grammatica estetica.
In un momento in cui molti dispositivi tendono alla neutralità formale, questa scelta appare come un tentativo di reintrodurre differenza. La superficie diventa il luogo dell’identità, e la collezione uno strumento per costruire riconoscibilità nel tempo. Più che certificare il successo dell’operazione, il fenomeno segnala un movimento interessante: il tech personale viene sempre più raccontato con le categorie della moda e del design.
Tutte le immagini: Courtesy Motorola
