Le 10 mostre del 2018

Londra, Milano, New York e altre città ancora. Le migliori esposizioni di arte, design, grafica e fotografia nella selezione di Domusweb.

Che ruolo ha la grafica nella politica degli ultimi 10 anni? Il Design Museum di Londra indaga azioni e reazioni tradotte in immagini di forte impatto: hanno segnato il mondo a partire dal 2008, anno della crisi finanziaria globale. Risulta evidente come il graphic design abbia un peso determinante. Dalla Brexit alla Primavera Araba, è sorprendente scoprire come certe figure siano già diventate parte del nostro immaginario collettivo.

Women's March a Washington DC, gennaio 2017. Credito Chris Wiliams Zoeica Images
Corbyn Swoosh. Credito Bristol Street War
International Women's Day. Credito Steve Rapport
Je suis Charlie, banner fuori dal Palais de Tokyo il 10 gennaio 2015. Credito Paul SKG
Occupy Wall Street, 2011. Credito David E. Cooley
Corbyn Dabbing. Credito Reuben Dangoor
Occupy Wall Street. Credito Jason Lester
Protesta in Brasile. Credito Charles Albert Sholl
Protest March a Portland, in Oregon. Credito Scott Wong
Remain Campaign. Credito Britain Stronger In Europe
The New Yorker. Credito David Plunkert
Women's March a Los Angeles, 2017. Credito Lindsey Lawrence
Oregon Anti -Trump Rally, gennaio 2017. Credito Scott Wong
  • Hope to Nope: Graphics and Politics 2008-2018
  • 28 marzo – 12 agosto 2018
  • London Design Museum
  • 224-238 Kensington High Street, Londra

Tra i 4 progetti eccellenti prodotti da Pirelli HangarBicocca per il 2018, è imperdibile la personale dedicata a Leonor Antunes. Tecniche artigianali e materiali tradizionali (corda, legno, ottone, pelle, gomma e sughero), per opere di forte impatto, connesse evidentemente all’architettura. In particolare, per le opere nuove che verranno presentate e per l’installazione site-specific, l’artista portoghese si rifà a Franca Helg, Bruno Munari, Franco Albini e alla tradizione modernista di Milano.

Fig.1 Leonor Antunes al Pirelli HangarBicocca
Fig.2 Leonor Antunes al Pirelli HangarBicocca
Fig.3 Leonor Antunes al Pirelli HangarBicocca
Fig.4 Leonor Antunes al Pirelli HangarBicocca
  • Leonor Antunes
  • Roberta Tenconi
  • 14 settembre – gennaio 2018
  • Pirelli HangarBicocca
  • via Chiese 2, Milano

Il MoMA dedica una importante retrospettiva allo scultore congolese Bodys Isek Kingelez (1948 – 2015), che ha utilizzato materiali insoliti come carta o imballaggi commerciali per creare quelle che lui definiva “maquette estreme”. Per la prima volta saranno visibili al pubblico i primi lavori che si limitavano a sculture di singole architetture, fino ad arrivare alle opere più recenti che rappresentano metropoli in larga scala, tentacolari, e agli ultimi paesaggi urbani futuristici e visionari. L'allestimento della mostra è realizzato in collaborazione con l'artista tedesco Carsten Höller.

Fig.1 Bodys Isek Kingelez al MoMA
Fig.2 Bodys Isek Kingelez al MoMA
Fig.3 Bodys Isek Kingelez al MoMA
Fig.4 Bodys Isek Kingelez al MoMA
Fig.5 Bodys Isek Kingelez al MoMA
Fig.6 Bodys Isek Kingelez al MoMA
  • Bodys Isek Kingelez
  • Sarah Suzuki
  • 26 maggio – 21 ottobre 2018
  • MoMA
  • 11 West 53 Street, New York

Storia di un’ossessione: 50 nudi di Gustave Klimt (1862 – 1918), Egon Schiele (1890 –1918), e Pablo Picasso (1881 – 1973). I capolavori, tutti provenienti dalla Scofield Thayer Collection (di proprietà del Met), sono esposte insieme per la prima volta. Parlano dell’atmosfera di un’epoca del tutto particolare, e delle passioni dello stesso Thayer (1889 – 1982): paziente a Vienna di Sigmund Freud, raccolse in soli due anni oltre 600 opere di artisti ancora sconosciuti nella sua patria, l’America.

Egon Schiele, Standing Nude with Orange Drapery, 1914. The Metropolitan Museum of Art, New York, Bequest of Scofield Thayer, 1982
  • Obsession: Nudes by Klimt, Schiele, and Picasso from the Scofield Thayer Collection
  • 3 luglio – 7 ottobre 2018
  • The Met Breuer
  • 945 Madison Avenue, New York

La cultura contemporanea letta attraverso i club e le discoteche, spazi liberi e stimolanti dove sperimentare sui fronti di grafica, architettura di interni, design, moda, arte e tanto altro ancora. A partire dagli anni ’60 fino a oggi, con un’ottima selezione di documenti d’epoca, (film, foto, installazioni, manifesti), questa mostra mette insieme le discoteche italiane realizzate dai Radicali, il leggendario Studio 54 di New York, gli studi di OMA per il londinese Ministry of Sound, il progetto per il Palladium newyorkese di Arata Isozaki.

Guests in Conversation on a Sofa, Studio 54, New York, 1979. Photo: © Bill Bernstein, David Hill Gallery, London
Discotheque Flash Back, Borgo San Dalmazzo, ca. 1972. Interior Design: Studio65. Photo: © Paolo Mussat Sartor
An evening at the Space Electronic, Florence, 1971. Interior Design: Gruppo 9999. Photo: Carlo Caldini, © Gruppo 9999
Nightclub Les Bains Douches, Paris, 1990. Interior Design: Philippe Starck. Photo: © Foc Kan
Palladium, New York, 1985. Architect: Arata Isozaki, mural by Keith Haring. Photo: © Timothy Hursley, Garvey|Simon Gallery New York
DJ Larry Levan in Paradise Garage, New York, 1979. Photo: © Bill Bernstein, David Hill Gallery, London
Akoaki, Mobile DJ Booth, The Mothership, Detroit, 2014. © Anya Sirota and Jean Louis Farges, in collaboration with Bryce Detroit
OMA/Rem Koolhaas, Isometric Plan Ministry of Sound II, London, 2015. © OMA
Newcastle Stage at Horst Arts & Music Festival, Belgium, 2017. Architects: Assemble. Photo: © Jeroen Verrecht
Roger Tallon, Swivel Chair Module 400 for the (unrealised) Nightclub Le Garage, Paris, 1965. © Vitra Design Museum, Foto: Thomas Dix
Poster for the Discotheque Flash Back, Borgo San Dalmazzo, 1972. Design: Gianni Arnaudo / Studio65
  • Night Fever. Designing Club Culture 1960 – today
  • 17 marzo – 9 settembre 2018
  • Vitra Design Museum
  • Charles-Eames-Strasse 2, Weil am Rhein

La prima grande personale dedicata a Danh Vo negli Stati Uniti. L’artista danese, nato in Vietnam, si concentra da sempre su temi quali colonialismo, capitalismo, memoria, religione, senso di appartenenza. Mescolando la sua storia personale alle vicende universali con una sensibilità e una forza che hanno fatto di lui, a poco più di 40 anni, uno degli artisti più interessanti del momento. In mostra lavori prodotti negli ultimi 15 anni e un gran numero di opere prodotte per l’occasione.

Danh Vo. Installation view: Danh Vo وادي الحجارة, Museo Jumex, Mexico City, 2015. Foto: Abigail Enzaldo e Emilio Bernabé García, courtesy Museo Jumex, Mexico City
Danh Vo, She was more like a beauty queen from a movie scene, 2009. Collection Chantal Crousel. Foto: Jean-Daniel Pellen, Parigi
Danh Vo, Das Beste oder Nichts, 2010. Engine of Phung Vo’s Mercedes-Benz 190. Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Purchased with funds contributed by the International Director’s Council 2011.56. Foto: Kristopher McKay © Solomon R. Guggenheim Foundation, New York © Danh Vo
Danh Vo, Bye bye, 2010. Courtesy the artist. Foto: Nick Ash, courtesy the artist. © Danh Vo
Danh Vo, 2.2.1861, 2009. Ink on paper, writing by Phung Vo. Foto: Kristopher McKay © Solomon R. Guggenheim Foundation, New York © Danh Vo
  • Danh Vo: Take My Breath Away
  • Katherine Brinson,
  • 9 febbraio – 9 maggio 2018
  • Solomon R. Guggenheim Museum
  • 1071 5th Ave, New York

Un centinaio di opere indagano la potenza e l’intensità dell’esistenza umana riportata su tela. Corpi abbandonati, sofferenti, annoiati o semplicemente immersi nelle attività quotidiane. Attorno alle figure preponderanti di Lucian Freud (1922 – 2011) e Francis Bacon (1909 – 1992), una selezione di alcuni tra i più celebrati artisti britannici del secolo scorso. Per una riflessione ad ampio spettro sulla celebre frase di Freud: “I want the paint to work as flesh does”.

Lucian Freud, Girl With Dog
Francis Bacon, Portrait, 1962
Jenny Saville, Reverse, 2002–3
Euan Uglow, Georgia, 1973
Leon Kossoff, Children's Swimming Pool, Autumn Afternoon
Lucian Freud, Sleeping by the Lion Carpet, 1996
Lynette Yiadom-Boakye, Coterie Of Questions, 2015
Michael Andrews, Melanie and Me Swimming, 1978–9
Paula Rego, The Family, 1988
RB Kitaj, The Wedding, 1989–93
Stanley Spencer, Patricia Preece, 1933
Walter Sickert, Nuit d'Été, c.1906
  • All Too Human: Bacon, Freud and a Century of Painting Life
  • 28 febbraio – 27 agosto 2018
  • Tate Britain
  • Millbank, Londra

Una nuova retrospettiva dedicata a Frida Kahlo (1907 – 1954), che non solo raggruppa opere provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection, (le due più importanti collezioni dedicate all’artista messicana), ma si avvale della collaborazione dell’Archivio di Casa Azul e di molte altre istituzioni. Il curatore Diego Sileo parla di un approccio inedito che permetterà alla mostra di andare “oltre il mito”. Mentre il Mudec prepara un ciclo di conferenze e eventi di approfondimento di grande interesse, e il Festival della Cultura Messicana anticipa un suo coinvolgimento diretto.

Frida Kahlo, Autoritratto alla frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti, 1932. Modern Art lnternational Foundation (Courtesy Maria and Manuel Reyero) © Modern Art International Foundation (Courtesy Maria and Manuel Reyero) © Banco de México Diego Rivera Frida Kahlo Museums Trust, Mexico, D.F. by SIAE 2018
Frida Kahlo, Autoritratto, 1940. Harry Ransom Center - The University of Texas, Austin. Credito: © Banco de México Diego Rivera Frida Kahlo Museums Trust, México, D.F. by SIAE 2018
  • Frida Kahlo. Oltre il mito
  • Diego Sileo
  • 1 febbraio – 3 giugno 2018
  • MUDEC
  • via Tortona 56, Milano

150 opere provenienti da tutto il mondo che comprendono dipinti, fotografie, collage, assemblaggi, film sperimentali, oggetti e opere su carta per cercare di delineare la figura di Man Ray, (1890 – 1976) artista enigmatico che ha segnato il suo tempo e continua a influenzare la contemporaneità. Questa esposizione cerca di indagare “the universal Man Ray”, troppo spesso ridotto a pochi elementi noti e stereotipati, che non tengono conto di una produzione molteplice e complessa.

Man Ray, Gabrielle Chanel, 1935/36 Museum Ludwig, Köln © Rheinisches Bildarchiv, Man Ray, © MAN RAY TRUST/Bildrecht, Wien, 2017/18
Man Ray, Noire et Blanche, 1926 (um 1970) Privatbesitz, Courtesy Galerie 1900-2000, Paris © MAN RAY TRUST/Bildrecht, Wien, 2017/18
Man Ray, L’Énigme d’Isidore Ducasse, 1920/1971 Sammlung Marion Meyer, Paris © Xavier Lahache, courtesy Galerie Eva Meyer, Paris © MAN RAY TRUST/Bildrecht, Wien, 2017/18
Man Ray, Indestructible Object, 1923/65 Sammlung Marion Meyer, Paris © Marc Domage, courtesy Galerie Eva Meyer, Paris. © MAN RAY TRUST/Bildrecht, Wien, 2017/18
Man Ray, The Rope Dancer Accompanies Herself with Her Shadows, 1916 The Museum of Modern Art, New York. Gift of G. David Thompson, 1954 © 2017. Digital image, The Museum of Modern Art, New York / Scala, Florenz © MAN RAY TRUST/Bildrecht, Wien, 2017/18
Man Ray, Tränen, 1933 (1959) Museum Abteiberg Mönchengladbach © Foto: Ruth Kaiser © MAN RAY TRUST/Bildrecht, Wien, 2017/18
Man Ray, The Veil, 1930 The Museum of Modern Art, New York. Gift of James Thrall Soby © 2017. Digital image, The Museum of Modern Art, New York/Scala, Florenz © MAN RAY TRUST/Bildrecht, Wien, 2017/18
Man Ray, Cadeau | Gift, 1921/1958 The Museum of Modern Art, New York, James Thrall Soby Fund, 1966 © 2017. Digital image, The Museum of Modern Art, New York / Scala, Florenz © MAN RAY TRUST/Bildrecht, Wien, 2017/18
Man Ray, Violon d’Ingres, 1924 (1990) Courtesy Galerie Johannes Faber © MAN RAY TRUST/Bildrecht, Wien, 2017/18
  • Man Ray
  • Lisa Ortner-Kreil
  • 14 febbraio – 24 giugno 2018
  • Bank Austria Kunstforum Wien
  • Freyung 8, Vienna

In attesa del 50° anniversario dello sbarco sulla luna compiuto dall’Apollo 11, nel 1969, una grande esposizione indaga le diverse aspirazioni umane dedicate al satellite terreste, di volta in volta considerato oggetto del desiderio, simbolo artistico, ambizione di ricerca scientifica. Attraverso letteratura, film, architettura, design, arte, ma anche storia naturale e oggetti storici, il Louisiana presenta la luna in tutte le sue sfaccettature. Che vanno da David Bowie ai cartoni animati disneyani.

Fritz Lang per la mostra “The Moon” al Louisiana Museum
  • The Moon
  • 13 settembre 2018 – 20 gennaio 2019
  • Luisiana Museum of Modern Art
  • Gl. Strandvej 13, Humlebæk