OHT: Albers a teatro

Va in scena al festival di Drodesera Squares do not (normally) appear in nature, uno spettaccolo su Josef Albers che ne riproduce l’idea di astrazione eliminando gli attori dalla scena.

Squares do not (normally) appear in nature pone a confronto il pubblico con uno spazio senza attori attraverso tredici esperimenti visivi e sonori.

La base del lavoro è la consapevolezza del colore attraverso luce, nebbia, vetro, fonts e immagini che diventano protagonisti della scena. Una metafora letterale di come gli attori della ricerca di Josef Albers sono solo apparentemente temi astratti, rivelati attraverso le forme, la realtà e l’osservazione.

In apertura: Filippo Andreatta, schizzo, 2014, particolare. Qui sopra: OHT, Squares do not (normally) appear in nature. Courtesy OHT, MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

Come in matematica il senso di astrarre qualcosa significa ridurlo al suo essenziale – dando per inteso che le entità matematiche sono astrazioni – così nelle arti visive il senso della pittura astratta è una composizione con un certo o totale grado d’indipendenza dal mondo reale e dalla sua mimesi. Quest’azione di allontanamento o separazione è l’aspetto chiave del progetto che sorge dalla domanda: come il teatro ridefinisce se stesso eliminando i suoi esecutori? Che cosa ne rimane? Astrarre è un modo per riportare spiritualità nel lavoro?

OHT, Squares do not (normally) appear in nature. Courtesy OHT, MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

L’azione parte dalla citazione di Mies van der Rohe sulla chiusura del Bauhaus come punto di non ritorno per Josef Albers. Infatti, Albers non solo attraversa l’oceano Atlantico per una nuova vita negli Stati Uniti, ma si muove verso una diversa e ulteriore formulazione dell’osservazione che lo porta all’essenza di come la realtà e le cose sono costruite e percepite.

OHT, Squares do not (normally) appear in nature. Courtesy OHT, MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

Nel suo percorso in cui l’osservare è connesso agli aspetti sensibili e fisici del vedere, i criteri e le parole di Albers, così come il suo materiale artistico, la sua palette e i suoi oggetti, connettono lo spettatore con una rinnovata tipologia narrativa. Una narrazione rallentata, i cui parametri non sono familiari e rientrano nel dominio della percezione che l’artista tedesco aveva già intuito nel suo lavoro e che costringono il pubblico ad adottare nuovi criteri rispetto a quelli generalmente accettati o conosciuti. L’esperienza, come concepita da Albers nella sua didattica dagli anni del Bauhaus al Black Mountain College e a Yale, è ora messa in scena.

OHT, Squares do not (normally) appear in nature. Courtesy OHT, MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

Squares do not (normally) appear in nature è, innanzitutto, un invito ad ascoltare e guardare, a riappropriarsi del proprio tempo. Come suggerito dal titolo, questo lavoro riguarda anche la natura e ciò che normalmente non appare in essa. In particolare, lo spettacolo drammatizza effetti astratti mettendo in scena reazioni naturali quali l’aurora boreale e gli arcobaleni. Questa specifica scelta decostruisce l’ingannevole convinzione che l’arte astratta sia troppo impersonale o fredda.

OHT, <i>Squares do not (normally) appear in nature</i>. Courtesy OHT, MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto
OHT, <i>Squares do not (normally) appear in nature</i>. Courtesy OHT, MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto
OHT, <i>Squares do not (normally) appear in nature</i>. Courtesy OHT, MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto
OHT, <i>Squares do not (normally) appear in nature</i>. Courtesy OHT, MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto
OHT, <i>Squares do not (normally) appear in nature</i>. Courtesy OHT, MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto


dal 30 luglio al 2 agosto 2015
Squares do not (normally) appear in nature
MOTHERLODE, 35esima edizione del festival internazionale Drodesera, Centrale Fies
Ideazione e regia: Filippo Andreatta
Ricerca scientifica: Chiara Spangaro
Movimenti meccanici e meraviglia: Paola Villani
Scenografia: Filippo Andreatta, Paola Villani
Musica: Roberto Rettura; brano “ala” di Matteo Nasini
con il sostegno di The Josef and Anni Albers Foundation, Bethany (CT), USA
produzione OHT, Provincia Autonoma di Trento
in collaborazione con MART museo di arte moderna e contemporanea, Regione Trentino Alto-Adige, Comunità di Valle della Vallagarina, PuntoLuce SAS
residenza artistica Centrale Fies, Albers Foundation