I due oggetti luminosi progettati da Vered Zaykovsky fanno parte di un progetto sperimentale, la ricerca di un metodo per trasformare i fogli di carta di una rivista (in questo caso la nostra Domus), legati in un certo loro modo (e in un certo loro ordine narrativo), in un materiale resistente e strutturale, una specie di laminato tri-dimensionale, attraverso una lavorazione manuale artigianale. È un’evoluzione del progetto Iltur (un tavolino creato piegando le pagine di Domus) poiché partendo dalla stessa materia prima, anche in questo caso si applica la tecnica dell'intreccio. Si aggiunge però un processo di fossilizzazione della materia – e dell'immagine – che è inglobata al suo interno.
Spiega Vered: “Questa fossilizzazione è un mio commento sui cambiamenti del nostro modo di consumare informazione, una tendenza di passare dal uso della materia alla ‘sempre meno materia’, e con questo mio gesto vorrei ricordare un periodo, per questo li vedo come micro-monumenti. L'immagine dell'architettura stampata diventa una microarchitettura e questo passaggio viene enfatizzato dall'atmosfera creata con l'illuminazione”.
