Cini Boeri: progettare è una gioia, ma anche un impegno

L'architetto e designer milanese racconta al direttore del MAXXI Architettura il suo approccio femminile e le sue più recenti riflessioni sul tema della scuola, in attesa dell'incontro di oggi con il pubblico del museo.

Parole come impegno, responsabilità, ottimismo e passione aiutano a riassumere la figura di Cini Boeri, architetto e designer milanese che da sempre si è dimostrata attenta al ruolo e al valore etico che sono insiti nel fare architettura (e che stasera alle 17,30 incontrerà il pubblico del museo). Lontana dal mondo delle archistar, in quasi 50 anni di carriera ha progettato case unifamiliari, appartamenti, allestimenti museali, uffici, negozi, oggetti di design, esposti nei maggiori musei internazionali, sotto il segno di una grande attenzione allo studio della funzionalità dello spazio e ai rapporti psicologici tra l'uomo e l'ambiente. Ponendo l'uomo e le sue relazioni al centro del suo interesse ha cercato e stimolato un continuo dialogo con i suoi committenti, sostenendone la libertà di comportamento in quanto fruitori dell'opera. E anche oggi, tra i suoi progetti in divenire, si alternano l'attenzione per il progetto architettonico capace di "educare" i suoi fruitori e per il progetto di design che accompagna e "facilita" la vita e l'uso degli spazi. Perché in fondo la morale è nel titolo della sua lecture al MAXXI: "Progettare è una gioia ma anche un impegno".

Margherita Guccione: il titolo della sua conferenza al MAXXI è poetico e illuminante. Sentire parlare di gioia è veramente raro, proprio per questo le chiedo d iniziare parlandoci della gioia nel suo impegno di progettista.
Cini Boeri: parlare di gioia non è così facile in questi momenti, ma per fortuna io solitamente cerco la gioia con ottimismo e in tutti i casi vorrei distribuirla anche agli altri. La gioia è insita nell'atto del progettare, nel proporre il nuovo e nel crearlo con responsabilità e passione. L'impegno corrisponde a un'etica morale e intellettuale, che dovrebbe sempre accompagnare il nostro lavoro, in tutti i suoi aspetti.

In apertura: Villa Rotonda a La Maddalena, 1969. Photo Gabriele Basilico. Qui sopra: Casa Bunker a La Maddalena, 1967 (a sinistra). Photo Paolo Rosselli. La Rotonda a La Maddalena. Photo Paolo Rosselli (a destra)

In un museo come il MAXXI, progettato da una donna come Zaha Hadid, la domanda è d'obbligo: cosa significa progettare al femminile, non solo e non tanto dal punto di vista della parità tra uomo e donna, ma nell'approccio e nel metodo di lavoro.
Essere donna significa pensare al progetto con una sensibilità femminile nei suoi aspetti estetici, funzionali e qualitativi e anche a cosa produrrà nel vissuto e a come muterà nel tempo. Ricordiamoci che siamo "architetti", non stilisti, non decoratori, non arredatori. Dobbiamo ricordarci infatti che l'architettura che circonda e contiene la vita degli uomini , può aiutarli a vivere meglio. Quando progetto però, non ricordo mai di essere donna o uomo.

L'attenzione alla casa, la dimensione umana dell'abitazione è un tema ricorrente e centrale del suo lavoro, nel tempo sono cambiati i modi di vivere la casa, come vede l'abitare nel futuro?
Pensando ai mutamenti temporali che caratterizzeranno l'uso degli spazi cerco di progettare case il cui valore sia la flessibilità. Più pareti scorrevoli che porte, più trasparenze che muri e più allegria che solitudine. I miei progetti dimostrano un'attenzione a questi temi: dalla mia casa alla Maddalena, alla casa rotonda sempre in Sardegna, al progetto domestico per la Triennale, per citarne qualcuno. Nel futuro forse si lavorerà telematicamente e non si dovrà più uscire di casa e spostarsi in un luogo di lavoro. E quando progetto un'abitazione le mie speranze-utopie vanno oltre. In questo momento il mio sogno è progettare case prefabbricate per rendere pronti degli alloggi di qualità in modo facile, veloce e d economico.

Cini Boeri fotografata da Maria Mulas, 1995

Nella sua carriera professionale cosa ha significato essere contemporaneamente architetto e designer. Sono due percorsi distinti ma paralleli?
No, sono tutt'uno. Penso alla mia esperienza nei progetti di case e, più in generale, agli spazi ed al loro uso, il rapporto tra gli abitanti e gli oggetti è costante e da qui il mio interesse per il design, per tutto quello che è usato in relazione a uno spazio. Il significato della parola "design" è però oggi mutato, e corrisponde spesso alla progettazione di opere d'arte. Nel nostro vocabolario, anni '50, "design" significava progettazione di elementi da produrre in serie, controllo sui materiali idonei e sul metodo della sua produzione. Il tutto allo scopo di rendere il loro costo accessibile a una ampia fascia di pubblico.

Essere donna significa pensare al progetto con una sensibilità femminile nei suoi aspetti estetici, funzionali e qualitativi e anche a cosa produrrà nel vissuto e a come muterà nel tempo.

Parlando del futuro, ci può indicare i progetti cui sta lavorando e dare qualche suggerimento per chi si affaccia oggi nel mondo del lavoro?
Sto lavorando a un progetto utopico, senza committente, una riflessione disegnata sul tema della scuola. Ho scelto la scuola per insegnare autonomia come responsabilità, per trasmettere valori etici fin dall'infanzia. La mia è una scuola sui generis, "senza castigo e senza premio" Una scuola innovativa nelle forme, che dimostra come l'insegnamento e la cornice architettonica nella quale vive possa aiutarsi reciprocamente. La scuola "modello" è pensata con aule di forma circolare perché contro la gerarchia e l'autorità di chi insegna. Le aule sono arredate con elementi mobili che scorrono su binari in curva, per offrire ai bambini libertà e responsabilità della proprie scelte di ascolto. Ai giovani progettisti vorrei dare qualche suggerimento, dicendo innanzitutto che spesso ci si avvicina a questo campo pensando di inserirsi automaticamente nel mondo dell'arte. Nell'impegno progettuale può esserci l'arte, ma la componente principale è la logica. Si tratta di un lavoro razionale, che parte dalla conoscenza, da un sapere, da una curiosità culturale, dalla capacità di critica e autocritica.