C’è qualcosa di volutamente anacronistico nell’idea di una fiera dedicata agli oggetti fatti a mano nel 2026. Mentre il mondo accelera – l’intelligenza artificiale genera immagini in pochi secondi, la stampa 3D replica qualsiasi forma, la produzione globale sforna oggetti a costi sempre più bassi – Collect art fair continua a portare a Somerset House ceramiche lavorate al tornio, tessuti intrecciati a mano, gioielli costruiti pezzo per pezzo da artigiani.
Il design fatto a mano è la risposta all’intelligenza artificiale?
Alla Collect art fair di Londra, tra ceramiche, tessuti e gioielli, il lavoro artigianale si afferma come alternativa consapevole alla produzione accelerata e alla cultura dell’istantaneo.
Courtesy of Max Radford Gallery. Foto Richard Round Turner
Courtesy of Mono Art
Foto Tian Khee Siong
Courtesy ofMia Karlova Galerie. Foto Mia Karlova Galerie
Courtesy of Creative Industries Institute, Polish Cultural Instituteand On&On Designs.Photo byDamian Kolodziejczyk
Courtesy of Daguet Bresson
Courtesy of Contemporary Applied Arts. Foto Robert Culverhouse
Foto Tian Khee Siong
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- Maria Cristina Didero
- 10 aprile 2026
Ed è proprio in questo scarto, in questa resistenza quasi programmatica alla logica dell’istantaneo, che risiede la sua pertinenza. Il fatto che il suo nuovo direttore venga dal giornalismo – un decennio a Wallpaper*, poi anni a costruire uno sguardo critico sugli oggetti e su come raccontarli – dice molto dell’identità di una fiera che non si limita a vendere, ma vuole convincere.
Uno sguardo editoriale sugli oggetti
TF Chan non è il classico profilo da fiera. Non viene dalle gallerie né dal collezionismo: viene dalla scrittura, da quel territorio in cui le cose si osservano, si descrivono e si mettono in relazione. Il suo rapporto con gli oggetti si è formato in gran parte durante la carriera editoriale. L’idea di prendere gli oggetti sul serio, dice, non l’ha mai abbandonato: continua a operare nella convinzione che oggetti ben fatti e scelti con cura possano davvero plasmare il modo in cui sperimentiamo il mondo.
Ciò che è cambiato è la scala dello sguardo. Gli anni al giornale erano anni di fabbriche, processi industriali, produzione su larga scala – il dietro le quinte del design globale visto da vicino. Ora la prospettiva si è ribaltata: la prossimità al fare è dove accade la magia. L’oggetto diventa un’espressione più immediata dell’intelligenza e del tocco del suo autore, più capace di trasmettere emozioni e raccontare storie. In altre parole: meno catena di montaggio, più impronta umana.
L’oggetto artigianale non è nostalgia: è una forma di resistenza attiva e consapevole.
Collect nasce nel 2004, fondata dal Crafts Council britannico in un momento in cui il mercato collezionistico del craft contemporaneo nel Regno Unito era appena agli inizi. La prima edizione al V&A di South Kensington – ispirata in parte a SOFA Chicago, fiera americana poi scomparsa – riunì 41 gallerie da tre continenti e fu considerata un successo. Vent’anni dopo, la struttura è rimasta fedele a quell’impulso: ceramica, tessile, vetro, metallo, lacca, gioielli da studio e, sempre di più, design da collezione, presentati come pezzi unici o edizioni limitate. L’80% delle opere esposte è stato realizzato negli ultimi cinque anni. È una fiera progettata per stare nel presente, o addirittura un passo avanti.
Il valore del fatto a mano nell’epoca dell’abbondanza
Il tema del design da collezione è quello che Chan affronta con maggiore precisione critica. È anche il più scivoloso: una categoria che il mercato ha adottato con entusiasmo, non sempre con chiarezza. Per lui, il collectible design si colloca nello spazio in cui funzione e forma incontrano emozione e narrazione: oggetti utilizzabili, ma con qualità più spesso associate all’arte – un punto di vista, una sensibilità al materiale, un’intenzione chiara che li rende unici.
Questa definizione non esclude la produzione industriale, e non deve farlo. Non possiamo ignorare le rivoluzioni industriali e digitali. Ma proprio perché viviamo in un’epoca di abbondanza, c’è il rischio che gli oggetti diventino invisibili: troppo disponibili, troppo facilmente sostituibili, parte di una cultura dell’usa e getta che, tra le altre cose, sta facendo danni seri al pianeta. In questo contesto, l’oggetto artigianale non è nostalgia: è una forma di resistenza attiva e consapevole.
Collect è anche una fiera non-profit. Questo le permette di andare oltre la pura logica commerciale e costruire un contesto in cui le opere possano essere comprese e conservate nel tempo. Operando nel mercato primario, le vendite vanno direttamente a artisti e gallerie, non a intermediari. A questo si aggiunge una scelta precisa: non crescere a tutti i costi, mantenere il numero degli espositori contenuto, privilegiare la qualità invece della quantità.
Il compito di Chan è anche tradurre tutto questo per un pubblico più ampio: rendere chiari e convincenti i meriti degli oggetti fatti a mano, non contro l’industria, ma in termini comprensibili anche a chi non li ha mai davvero considerati. Perché alla fine il punto è tutto lì: non basta avere un buon occhio, bisogna saper spiegare perché vale la pena guardare — e, eventualmente, comprare.
- Collect art fair
- TF Chan
- Somerset House, Strand, London, WC2R 1LA
Presented by the Society of Designer Craftsmen at Collect 2026
Presented by Cavaliero Finn at Collect 2026