Steve Jobs non aveva grande simpatia per la televisione, questo è stato ampiamente riportato. Il fondatore di Apple vedeva il televisore in piena opposizione al personal computer.
“Non pensiamo che i televisori e i personal computer si fonderanno,” raccontava Jobs al Macworld del 2004, la grande fiera che quell’anno celebrava il ventennale del Macintosh. “In sostanza pensiamo che si guardi la televisione per spegnere il cervello e si lavori al computer quando si vuole accendere il cervello”.
Eppure, il ruolo di Apple nel creare una convergenza tra computer e tv è difficile da negare. A partire dall’iMac, il prodotto simbolo del rientro in Apple di Jobs e del rilancio dell’azienda, il computer all-in-one che fin dal 1998, anno del lancio, riallinea le forme del PC in un unico oggetto che potrebbe essere un particolarissimo tv, sia con il cubotto stondato dell’originale, sia con le successive serie a schermo piatto, la bianca, la metallizzata, l’ultima coloratissima e parecchio millennial.
Ed è stato proprio Jobs nel 2007 a lanciare quel “computer” da tasca che meglio sintetizza la convergenza delle funzioni di attività (dei pc) e di passività (dello schermo televisivo) in un unico dispositivo: l’iPhone. E lo stesso si può dire per l’iPad (2010).
Nel corso degli anni ’10, tablet e smartphone non solo si impongono come device dove consumare contenuti, oltre che produrre, ma riscrivono inesorabilmente la grammatica di quello che chiamiamo televisione. Sarebbe per lo meno ardito pensare che YouTube prima e TikTok poi non siano delle nuove forme di televisione. Anzi, “la” nuova televisione, da cui quella vecchia cerca di rubare idee e format.
La prima Apple Tv arriva sugli scaffali proprio quando l’iPhone viene presentato: sono i primi mesi del 2007 e la fruizione dell’intrattenimento sta cambiando. Quello che internet (con iTunes come con Napster) ha cambiato nella musica, si appresta a farlo anche per il video.
La televisione intanto è nel fervore di una nuova golden age: Lost, simbolo delle serie tv come format di riferimento per il nuovo secolo, è al suo apice. È il tipo di contenuto che, comprato su iTunes, la Apple Tv permette di riprodurre in tutta la sua gloria audio-video sul tv di casa. “Watch Internet-Delivered Movies, Movie Trailers, TV Shows, Music, Podcasts & Photos on Your Widescreen TV”, dice il comunicato di Apple che accompagna l’uscita.
Sono soltanto quindici anni fa da oggi, ma è un’era geologica per la tecnologia: lo streaming è ancora il futuro, i contenuti tv come la musica prima si scaricano sul dispositivo, poi si vedono; Netflix offre la risibile cifra di 1000 film in streaming, un servizio appena lanciato. Proprio in quei mesi l’azienda, che a quel punto è ancora soprattutto un servizio per corrispondenza, consegna il miliardesimo dvd, una copia di Babel di Inarritu recapitata a un cliente in Texas.
La Apple Tv è probabilmente il prodotto della Mela che è cambiato meno in questi anni nell’estetica: la versione 2022 è leggermente più piccola, resta comunque uno scatolotto di metallo da connettere al televisore e alla corrente, accompagnato da un telecomando lungo e sottile. Anche l’hard disk non ha una capienza così clamorosamente diversa: quelli che sono cambiati sono sicuramente gli standard di riproduzione, ora la risoluzione è 4K, nell’ultima versione c’è il supporto per l’HDR10+ e Dolby Vision. E il processore potentissimo: è l’A15 Bionic, lo stesso di iPhone 13.
Ma è soprattutto l’esperienza a essere diventata completamente diversa, in questi 15 anni. La svolta più importante è avvenuta nel 2015, con l’introduzione di un sistema operativo dedicato, tvOS, che apriva ad app di terze parti: oggi rappresentano l’ossatura dell’esperienza televisiva della Apple Tv. Lo sono soprattutto le piattaforme di contenuti video in streaming, per la maggior parte con l’accesso a sottoscrizione che ha preso il posto del vecchio modello, quello per cui si pagava per comprare il singolo contenuto.
Netflix e gli altri, come si semplifica spesso: Amazon Prime, Disney+, Mubi, Crunchyroll e un contorno di tante tante altre app che variano di paese in paese. Più ovviamente Apple Tv+, il servizio proprietario della Mela che include serie e film prodotti dagli Apple Studios, che in pochissimi anni di esistenza hanno già portato a casa un Oscar (Coda, miglior film 2022) e premi o nomination agli Emmy per serie come Severance (14 nomination) e Ted Lasso (miglior serie comedy nel 2021).
Ma la Apple Tv fa molto di più: la televisione non è più quella dei canali, ma il nuovo centro della casa, di cui controlla le funzioni smart, le luci, la riproduzione della musica. Il nuovo aggiornamento software tvOS 16 introduce una serie di opzioni che rendono ancora più sofisticata l’esperienza, dall’assistente vocale che riconosce le voci e riconfigura l’interfaccia ad personam, a funzioni SharePlay per guardare serie e film a distanza, con gli amici. E poi l’accesso a funzioni su abbonamento come i programmi di allenamento Fitness+ o il gaming: la Apple Tv è infatti anche una piattaforma di gioco, in grado di riprodurre su grande schermo i giochi iOS.
Ogni anno Apple assegna un premio al miglior gioco per Apple Tv e gli utenti abbonati ad Arcade, il servizio di videogiochi in sottoscrizione della Mela, possono utilizzarne la vasta rassegna di titoli anche sul televisore, usando un controller esterno. Ma è proprio sulla Tv, rispetto ai device mobile, che il catalogo di giochi Apple mostra le sue maggiori debolezze e - nonostante gli sforzi profusi - risulta incomparabile per qualità e varietà rispetto agli abbonamenti dei due giganti del settore, che si immagina arriveranno prima o poi in forma di app: Sony, con Playstation Plus, e Microsoft, con l’ottimo Xbox Game Pass (che in streaming gira sulla Apple Tv).
Il paragone con Xbox e Playstation, che sono macchine da gioco ma oramai anche hub multimediali, con tutte le app del caso per ascoltare musica o guardare Netflix (o Apple TV+!) porta a un ovvio ragionamento su quale sia, in fin dei conti, il reale valore della Apple Tv, che comunque costa una frazione delle console menzionate. Per non considerare che molte tv hanno già un sistema smart a bordo (solitamente quello di Android).
Ma la Apple Tv eroga quella che è probabilmente la migliore esperienza smart mai vista su un televisore, con una completezza delle app difficilmente paragonabile sia per quantità di scelta, sia per qualità della app stessa e semplicità del suo utilizzo – un po’ come sui dispositivi iOS. Per gli utenti Apple, poi, rappresenta l’unico modo per avere una continuità di utilizzo dei propri dispositivi anche sul grande schermo: per guardare le foto degli album condivisi, o semplicemente TikTok sul grande schermo – non avevamo detto che è la nuova televisione?
Nel 1993 Apple mette sul mercato la Macintosh TV, nel tentativo di raccordare televisione e personal computer. Ne produce una decina di migliaia, poi il progetto muore lì. Un fiasco totale per una azienda che era molto diversa da come la conosciamo oggi. In anni più recenti, si sono spesso rincorse voci di Apple pronta a lanciare un vero e proprio televisore. C’è una allusione anche nella celebre biografia di Steve Jobs firmata Walter Isaacson, con il fondatore della Mela che rivela “we finally cracked it”: abbiamo risolto il problema.
Da allora, abbiamo visto tutti i grandi competitor di Apple lanciare una loro risposta alla Apple Tv, come il Chromecast di Google o il Firestick di Amazon, ma Cupertino un televisore vero e proprio non l’ha mai presentato. Abbiamo la Apple Tv, un dispositivo perfettibile che trasforma ogni schermo in un hub televisivo in linea con i nostri anni, in cui le app hanno preso il posto dei canali, gli streaming quello dei vhs e dei dvd, e in cui il televisore, che spesso abbiamo dato per morto o moribondo in qualche scatto di futurologia creativa, è ancora il centro della vita familiare: il moderno focolare domestico diventato post-contemporaneo, con vampate di fiamme digitali che lambiscono il cloud.
Apple TV 4K
