Ritorno alle origini: i tappeti di Armungia

I manufatti tessili di Casa Lussu non sono solo opere d’artigianato, ma anche il risultato di un progetto che mescola contemporaneità e tradizione.

Armungia
È un ritorno dal doppio significato quello che Tommaso Lussu ha compiuto nel 2008, quando si è trasferito da Roma, la città in cui è nato nel 1973, ad Armungia, un paesino di circa 490 abitanti nella provincia di Cagliari. È un ritorno alla terra d’origine della sua famiglia, la Sardegna, ma anche la riscoperta di un’arte antica – la tessitura manuale – come mestiere di vita. Ma non si può leggere in questa storia solo la ricerca di una professione: Lussu, infatti, interpreta l’artigianato tessile come rivalutazione e protezione del patrimonio culturale sardo e identifica nelle tecnologie tradizionali uno strumento per dotare il suo lavoro di un carattere innovativo. “Noi non facciamo tessitura a mano perché siamo degli integralisti”, sostiene Lussu, “ma perché crediamo che il tema dell’innovazione viva all’interno della tradizione”.
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Il laboratorio di tessitura manuale Casa Lussu si trova ad Armungia, un paesino a 365 metri sul livello del mare, nella Sardegna sud-orientale
Prendendo spunto dal pensiero di Richard Sennet, autore del saggio L’uomo artigiano (Feltrinelli, 2012), Lussu opera così attraverso il suo laboratorio di tessitura manuale per ricomporre le cesure che, nel tempo, hanno separato “la pratica dalla teoria, la tecnica dall’espressività, l’artigiano dall’artista”, in modo che la distanza tra mente e braccio si riduca ai minimi termini recuperando la coesistenza tra progettista e artigiano.
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Gli artigiani di Casa Lussu hanno adottato la tecnica di tessitura a licci, con la quale compongono disegni geometrici astratti
Questo progetto ha inizio nel 2008 quando, dopo aver conseguito nel 1999 la laurea in paletnologia all’Università La Sapienza di Roma e aver collaborato per alcuni anni a progetti europei di ricerca, Lussu torna in Sardegna per lavorare al restauro di un nuraghe. Vive nella casa in pietra di suo nonno, Emilio Lussu (politico e scrittore, noto per aver scritto nel 1937 Un anno sull’altopiano e fondato nel 1919 il Partito Sardo d’Azione), dove ritrova in una stanza un vecchio telaio orizzontale a pedali in legno di leccio. Decide di restaurarlo.
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Tommaso Lussu e Barbara Cardia reperiscono in natura le essenze con le quali tingono i loro filati: il sambuco, il noce, il melograno, l’edera e il lentisco
In Sardegna, la tessitura non era un’attività a sé stante, ma era presente in ogni casa per la produzione corrente di oggetti di uso quotidiano (coperte, lenzuoli, asciugamani, tovaglie) e, allo stesso tempo, era uno strumento per integrare il reddito agricolo. Con l’aiuto di Barbara Cardia e di una vecchia zia, Giovanna Serri, Tommaso Lussu incomincia a usare il telaio, riutilizzando la tecnica della tessitura a litzos (a licci).
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Il telaio utilizzato da Lussu e Cardia è in legno di leccio. I due artigiani sono stato istruiti da una vecchia zia, Giovanna Serri
Questa tecnica utilizza i licci, ossia cordicelle verticali in cotone, che vengono legate a canne disposte in orizzontale. I licci servono a separare i fili dell’ordito, rispettando sequenze prestabilite. Danno così origine a composizioni geometriche astratte, che possono essere monocromatiche o a più colori. Le fibre della lana e del cotone sono tinte dagli artigiani stessi, sfruttando essenze naturali, come il sambuco, il noce, il melograno, l’edera e il lentisco.
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Il laboratorio di Casa Lussu ricavato all'interno dell'abitazione della famiglia Lussu ad Armungia, Cagliari
E se la tecnica dei licci si ripete uguale a se stessa da secoli, il disegno geometrico e l’accostamento cromatico e materico rivisitano invece il passato con una sensibilità contemporanea: una visione sicuramente innovatrice rispetto al panorama tipico dell’artigianato sardo. Il lavoro degli artigiani di Casa Lussu non si ferma alla realizzazione dei manufatti tessili, ma comprende anche la contaminazione con altre discipline: Lussu e Cardia organizzano laboratori creativi con grafici e, allo stesso tempo, collaborano con la Facoltà di architettura di Alghero e con quella di antropologia di Cagliari. Hanno inoltre recuperato altri telai, tra cui uno ottocentesco, e costruito una rete di artigiani con la quale portano avanti progetti comuni. Tra le case di un antico paesino sardo, arroccato su una collina di 360 metri sul livello del mare, si è così accesa una scintilla d’innovazione.

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