Marianne Goebl: Design Miami/ è arrivata con successo al settimo anno di attività; il prossimo appuntamento di giugno a Basilea, ne segnerà la dodicesima edizione. Possiamo dire che in pochi anni la fiera è diventata un punto di riferimento a livello internazionale per collezionisti e appassionati di design, non solo storico, ma anche contemporaneo. È stato per me un onore lavorare con un team di qualità a un format collaudato e che funziona al meglio, ma ancora capace di crescere e evolversi in futuro. Dopo soltanto poche settimane di lavoro nel mio nuovo ruolo, penso sia ancora prematuro dare giudizi, ma posso senz'altro dire che non voglio rivoluzionare la fiera, ma pensare piuttosto a nuovi sviluppi. Design Miami/ è una vera e propria "esperienze del design", capace di offrire un panorama esaustivo e unico del meglio di questo settore. Stiamo lavorando per rafforzare il programma con l'arrivo di nuove gallerie, specializzate nel design del XIX e XX secolo e puntando sul design contemporaneo con personali di nuovi talenti.
Quali sono le tue aspettative personali da questo nuovo incarico?
Il collezionismo dell'arte applicata o il collezionismo di design, a livello istituzionale o privato, costituisce un fenomeno piuttosto recente rispetto al collezionismo di fine art in generale. Design Miami/ è diventato un potente catalizzatore nell'ambito di questa disciplina che ha visto il design, negli ultimi anni, introdursi nelle collezioni internazionali più prestigiose, attirando esso stesso nuovi collezionisti. Sono curiosa di indagare meglio le diverse possibilità in campo ed esplorarle in modo più approfondito anche per cercare di rendere il design maggiormente accessibile a un pubblico più vasto. È importante lavorare all'interno di una struttura come Design Miami/ dalle diverse e molteplici componenti culturali, con due fiere in due continenti diversi, un team di base a Miami, molti partner di varie tipologie, designer internazionali e gallerie provenienti da tutto il mondo.
Vitra è considerata un'azienda dell'eccellenza con una particolare attenzione per la cultura e la ricerca; dopo tanto tempo passato in un ambiente come questo cosa porterai con te nella direzione di Design Miami?
Soprattutto il design e tutto ciò che ha a che fare con il design. Le cose di cui ci circondiamo quotidianamente hanno una forte influenza sul nostro stile di vita quindi è bene sceglierle accuratamente; stessa cosa va fatta con le persone, cercando di lavorare con persone in gamba.
L'impegno culturale può aver un riscontro commerciale, e viceversa.
La contaminazione tra commerciale e culturale mi sembra molto interessante e credo abbia margine di sviluppo e possa portare nuove e sorprendenti esperienze. Molti collezionisti seguendo la propria passione e cercando allo stesso tempo di coniugarla a un riscontro commerciale. Questo lato imprenditoriale non è estraneo anche ai designer. Tutto questo si sposa bene con la filosofia che guida Design Miami/.
Hai diretto le Vitra Editions. Che rapporto hai con il design in edizione limitata; è il futuro del collezionismo?
Le Vitra Edition sono state concepite come una piattaforma di sperimentazione per designer e architetti e consentirono ai grandi nomi invitati a partecipare, tra cui Ron Arad, Ronan and Erwan Bouroullec, Konstantin Grcic, Hella Jongerius, and Jasper Morrison, di lavorare liberamente, di uscire dalle normali regole e restrizioni dettate dal mondo del design industriale. Pensare a un progetto per le Vitra Editions fu per i suoi protagonisti un vero processo liberatorio capace di creare una nuova dimensione per il design, collaudare nuove tecnologie e soprattutto creare un'unica collezione di "progetti sperimentali". Molti di loro ebbero la possibilità di saggiare e sviluppare tecniche innovative da poter applicare al design industriale mentre altre rimasero un puro esercizio di ricerca. Sono molto affascinata da questa idea di laboratorio. Non sono attratta da pezzi di design solo perché sono realizzati in edizione limitata, ma prediligo la vera sperimentazione, quella capace di portare alla luce nuovi linguaggi e nuove tecniche di produzione, l'utilizzo di materiali innovativi e singolari espressioni della creatività, ecco tutto questo è per me di grande importanza. Pezzi cutting-edge e quindi per natura prodotti in bassa quantità per i relativi costi di produzione, costituiscono un importante contributo e arricchiscono la scena del design contemporaneo. Le gallerie che rappresentano il design contemporaneo a Design Miami/ offrono ai loro designer uno spazio per la sperimentazione correndo un discreto rischio imprenditoriale.
Qual è il futuro del collezionismo?
Si ha la tendenza a collezionare ciò che non è usuale, ciò che è fuori dal comune; un grande nome del passato, un pezzo di rara manifattura o innovativo a livello progettuale per il tempo in cui è stato prodotto. Molti pezzi hanno vinto oggi la loro battaglia contro il tempo e sono ancora desiderabili e rilevanti all'interno del panorama internazionale del design attuale o alla storia del design. Capita anche nel caso di un pezzo contemporaneo che si deve ancora proiettare nel futuro e costituendo ancora un mistero a livello di investimento.
Hai alle spalle una grande esperienza nel lavorare a stretto contato con i designer ma ora dovrai occuparti di relazionarti con galleristi e sponsor; una sfida?
Quando lavoravo in Vitra ho avuto la grande fortuna di poter contribuire alla costruzione di nuovi progetti e allo stesso tempo di poter seguire anche il processo di sviluppo anche se c'era sempre l'aspetto commerciale da tenere in considerazione. Una volta che un prodotto veniva sviluppato doveva subito l'interazione con il network distributivo e la stampa. A Design Miami/ esiste una piattaforma composta da tante voci rappresentata dal programma per le gallerie, gli eventi promossi dagli sponsor partner e coloro che si dedicano alla parte curatoriale dei progetti espositivi; il tutto accompagnato da una formidabile visione imprenditoriale. Nei due casi, definirei il mio ruolo come colei che facilita le relazioni e la comunicazione tra i diversi elementi del coro. L'idea di far conciliare le strategie comuni in un'unica visione rappresenta assolutamente una sfida che raccolgo con gioia.
Qual è il futuro di fiere specializzate come Design Miami/?
Le fiere sono un buon terreno per incrementare il mercato e facilitano l'incontro—anche fisico—tra quelle persone che condividono un interesse comune, nel nostro caso quello del collezionismo e del design. Non credo che questa interazione possa essere sostituita facilmente da qualsiasi altra attività virtuale e in special modo per un settore di nicchia cosi ristretto come quello in cui ci muoviamo noi. È importante che le fiere di settore mantengano una propria specificità nel loro messaggio e nella loro direzione. Nel caso di Design Miami/, questo significa concentrarsi solo su pezzi da collezione di altissima qualità.
