"Mettere il design di fronte al progresso è una tautologia", sostengono le curatrici della mostra Jeanne Quéheillard e Laurence Salmon, rispettivamente critica del design e giornalista, affiancate dal designer Nestor Perkal. Come dar loro torto? Basta uno sguardo al passato (dalla rivoluzione industriale in avanti) per capire come design e innovazione (e quindi progresso tecnologico e sociale) vadano sempre di pari passo. Ma oggi è ancora così? Il centro Grand-Hornu Images, museo d'arte e design a Hornu, Belgio, all'interno di un antico sito industriale minerario e che quest'anno festeggia 200 anni dalla sua fondazione, l'ha domandato a nove designer internazionali, che hanno risposto con altrettanti progetti. Diversi i loro approcci. Nell'agenda di Matali Crasset, Normal Studio e Satyendra Pakhalé l'ambiente, l'idea di natura e il nostro modo di abitarla sono al primo posto. Mettono invece in discussione il consumismo (pur senza intenti moralizzatori) Ana Mir/Emili Padros, Studio Wieki Somers e Delo Lindo. Preferiscono, infine, riflettere sugli oggetti (sulla quantità di materiale necessaria, sul loro rinnovamento formale) Sebastian Berne, Big-Game e Étienne Mineur.
Sebastian Bergne: More or less
Il designer belga-inglese propone una famiglia di oggetti fatti a mano: quattro pesi in ghisa che a prima vista sembrano tutti uguali. In realtà il peso di ognuno è diverso, grazie all'uso di diverse quantità di materiale. È compito del designer scegliere se utilizzare una quantità maggiore o minore di risorse.
Big-Game: Shape
La serie Shape comprende 17 modelli in acero di automobili in formato ridotto. Tipologie storiche o utopiche svelano le preoccupazioni della loro epoca. Il trio svizzero ha però aggiunto cinque "elementi perturbatori" all'interno della serie.
Matali Crasset: Life Cellspad
Una piattaforma abitativa futuribile riorganizza le funzioni vitali ad altezze diverse: a 0 cm, a livello del suolo, stoccaggio di energia, memoria e altre reti; a 40 cm, dormire e rilassarsi; a 70 cm mangiare.
Delo Lindo: Post
Una produzione artigianale di oggetti industriali regala una dimensione onirica ad alcune cose d'uso quotidiano, che quando si guastano possono essere riparate. Come un piccolo forno (in acciaio), un bollitore (in terracotta) e un mixer (in legno).
Etienne Mineur, Les éditions volumiques
Con l'avvento del digitale e di Internet anche il libro e la carta stampata stanno subendo radicali trasformazioni. Invece di mettere il libro all'interno del computer, il designer francese (che continua un progetto avviato da Bertrand Duplat) va controcorrente e inserisce un computer nel libro.
Ana Mir e Emili Padros, My treasured trash
Una sfida di condivisione di beni e oggetti nello spazio pubblico. I due designer spagnoli hanno concepito un servizio pubblico che spinge le persone verso la cultura del riciclo. All'interno di un chiosco vengono raccolti oggetti abbandonati dai cittadini e messi a disposizione di chi ne ha bisogno.
Normal Studio, Le mur augmenté
Jean-Francois Dingjan e Eloi Chafai esaltano le proprietà di un sistema costruttivo tradizionale, come il muro in pisé o terra battuta (che grazie al suo spessore accumula calore durante il giorno e lo rilascia la notte) con l'aggiunta di alcuni elementi tecnologici, come le celle celle fotovoltaiche di Graetzel. Il nuovo sistema costruttivo è così capace di produrre riscaldamento ed elettricità.
Satyendra Pakhalé, Tropical hut
Un rifugio tropicale contemporaneo, impregnato di ottimismo umanista.
Studio Wieki Somers, Consume or conserve "still live"
Alcuni oggetti d'uso quotidiano si trasformano in tre "nature morte", realizzate con la prototipazione rapida a partire da ceneri umane. È una riflessione concettuale quella della designer olandese che si chiede: "Dove ci porterà la tecnologia che ci permette di vivere in eterno, anche se distruggiamo il mondo che ci circonda? Finiremo forse per trasformarci nei prodotti che noi stessi distruggiamo".
Pierre Leguillon, Bill Bernbach & Beyond
L'artista francese, che ha cominciato la sua carriera editando una rivista di una sola pagina, offre il suo contributo mettendo in mostra alcune pubblicità degli anni Sessanta e Settanta provenienti della sua collezione. È la documentazione di un episodio della storia del design in relazione al progresso.
In progress: il design guarda al futuro
A Grand-Hornu Images nove designer si interrogano sul significato attuale di progresso. In mostra, fino al 12 settembre trovate le loro risposte.
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- 17 luglio 2010
- Hornu