Fino a un decennio fa, nell'oscurità della notte
si ricercava la trasgressione e nelle discoteche
si perseguiva l'estasi dei sensi tra luci e suoni
psichedelici. Oggi il divertimento e anche i
luoghi scelti per soddisfarlo stanno subendo
una radicale mutazione.
"La vera rivoluzione in Italia è in atto
dall'approvazione della legge contro il fumo
nei locali pubblici nel gennaio del 2005.
Prima di allora la luminotecnica sfruttava la
barriera del fumo passivo per creare effetti
suggestivi; ore è come se qualcuno avesse
acceso la luce, mostrando tutto ciò che prima
era in penombra: poltrone, lampade, il colore
delle pareti e i tavoli". Beppe Riboli – uno tra i
più noti designer della notte nel panorama
italiano – spiega così che ciò che era non potrà
più essere: e come il design sia entrato
prepotentemente nei locali notturni,
trasformandoli in immense e perfette vetrine
e offrendo un vasto campo di indagine.
"Compito fondamentale dell'architetto è
innovare e saper creare luoghi immaginifici,
manipolando lo spazio, studiando la logistica
degli interni ma anche la scelta del bicchiere
che va sul tavolo, in un incontro tra creatività
e tecnologia. Sarò in grado di fare qualcosa
che stupisca?". È la prima domanda che si
pone Riboli nell'affrontare un progetto nella
convinzione che, seguendo la tendenza
economica dei prodotti, anche le discoteche
abbiano l'esigenza di stupire e differenziarsi
dalla crescente concorrenza.
Il bel locale dagli immensi salotti non è l'unica
realtà della 'nightlife'. Esiste un mondo
differente che dà meno peso alla materia
e dà più importanza alla ricerca della musica
e dell'atmosfera. Per spettacolarizzare la
discoteca c'è chi si concentra sull'animazione
come il Privilege di Ibiza: un enorme hangar,
la discoteca più grande al mondo.
Al suo interno si possono vedere all'opera
trapezisti, giocolieri con il fuoco e molti altri
spettacoli dagli effetti suggestivi.
Ci sono locali semplici, senza nessuna ragazza
immagine e senza prenotazione dei tavoli;
'garage' fatti di persone non interessate alla
moda ma attente all'originalità dei propri
indumenti: l'importante è divertirsi.
Non tutti gli operatori della notte infatti puntano
sul "fattore architettura" per connotare i propri
locali. Alcuni, come Sergio Tavelli del Plastic,
credono sia un'arma spuntata. "Siamo aperti
da 27 anni", sostiene. "I nostri clienti vengono
qui per la bella musica, siamo in continua
ricerca tra le avanguardie, riusciamo a captare
i vari segnali e riproporli per primi".
Questa piccola discoteca situata lungo la
circonvallazione di Milano non offre certo
un arredamento di design: i pochi oggetti che vi
si trovano sono scovati in mercatini, le poltrone
sono rivestite a mano dallo stesso Sergio.
Eppure, entrando si percepisce una magia
nella semplicità dei muri, una impalpabile
sensazione che riflette il clima familiare che
unisce i gestori.
"L'architetto è troppo attento al colpo di luce
sulla colonna, effetti bellissimi, ma che a noi
non interessano", continua Tavelli.
"Tutte le discoteche prevedono le stesse
asettiche atmosfere". Un'affermazione che
trova concorde anche Riboli: "Si è diffusa
una uniformità, uno stile imperante, sintomo
di scarsa creatività e di scarsa ricerca
progettuale".
La necessità di rinnovamento è una realtà.
La scarsa capacità di ricerca delle discoteche
ha fatto sì che molte persone si siano
organizzate seguendo percorsi alternativi.
Tutto parte da uno scambio di e-mail:
si comprano le bevande al supermarket e si
fissa l'appuntamento in una piazza.
Questo fenomeno dal nome Bottelon, nato
in Spagna ma diffuso ora anche in Italia,
ha portato migliaia di persone a ballare su ritmi
di djembe e chitarre, riscoprendo la strada
e gli spazi pubblici.
Quello che sembra essere indispensabile per
l'estasi notturna, è che il corpo entri in contatto
con altri corpi.
Disco Mystic
Un'escursione nel mondo della notte per indagare il ruolo del design nei luoghi del divertimento.
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- 16 gennaio 2008