Cosa diventeranno le chiese in futuro? Manifesta 16 prova a immaginarlo

Dopo aver trasformato il patrimonio industriale, la biennale europea nomade porta l’arte contemporanea in dodici chiese della Ruhr per interrogarsi sul futuro di migliaia di edifici religiosi destinati a cambiare funzione.

Kulturkirche Liebfrauen - Duisburg, Germania Consacrata nel 1961 su progetto dell'architetto Toni Hermanns, la Liebfrauenkirche sostituì la storica chiesa neogotica distrutta dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Considerata uno dei più significativi esempi di architettura ecclesiastica del dopoguerra in Renania, è stata sconsacrata nel 2010 e, dopo un intervento di riconversione, dal 2013 è diventata Kulturkirche Liebfrauen, uno spazio indipendente dedicato a mostre, concerti, performance e attività civiche. La sua trasformazione da luogo di culto a centro culturale ne fa uno dei casi più emblematici del tema affrontato da Manifesta 16.

Kulturkirche Liebfrauen, Duisburg © Daniel Sadrowski

St. Gertrud - Essen, Germania Costruita tra il 1872 e il 1877 su progetto di August Rincklake per servire la crescente popolazione della Essen industriale, St. Gertrud fu gravemente danneggiata durante la Seconda guerra mondiale e ricostruita nel 1955 dall'architetto Emil Jung in una forma semplificata e contemporanea. Sconsacrata nel 2025 in seguito al calo della comunità parrocchiale, è oggi destinata a diventare un centro per l'arte, la cultura e la formazione, incarnando le trasformazioni del patrimonio ecclesiastico al centro di Manifesta 16.

St. Gertrud Kirche, Essen © Daniel Sadrowski

Markuskirche – Essen, Germania Completata nel 1965 su progetto di Werner Pieper, la Markuskirche è uno dei principali esempi di architettura ecclesiastica protestante del dopoguerra a Essen. Caratterizzata da una pianta quadrata, un tetto piramidale rivestito in rame e un campanile indipendente in cemento, riflette il linguaggio essenziale della ricostruzione tedesca. Ancora oggi è sede della comunità evangelica del quartiere di Bredeney e partecipa a Manifesta 16 come testimonianza dell'eredità religiosa e sociale del secondo Novecento.

Markuskirche, Essen © Daniel Sadrowski

St. Bonifatius – Gelsenkirchen, Germania Per Manifesta 16, St. Bonifatius diventa il Ferdane Satır Tea Garden, uno spazio dedicato alla memoria dei giardini creati dai lavoratori migranti arrivati in Germania nel secondo dopoguerra. Il progetto guarda al giardino come luogo domestico, sociale e politico: uno spazio in cui mettere radici, coltivare, cucinare, incontrarsi. La chiesa viene così riletta attraverso una storia di migrazione, cura e appartenenza, trasformando l’edificio religioso in un luogo di memoria collettiva e vita quotidiana.

St. Bonifatius, Gelsenkirchen © AntonVichrov

St. Anna – Gelsenkirchen, Germania Costruita tra il 1959 e il 1960 per servire una comunità in rapida crescita nel dopoguerra, St. Anna è una delle chiese moderne che raccontano l'espansione urbana della Ruhr e le successive trasformazioni demografiche della regione. Per Manifesta 16 l'edificio ospita l'installazione Hatay Engin Music Hall, che rilegge la chiesa come luogo di incontro e di produzione culturale, intrecciando la storia dell'architettura religiosa con quella delle comunità migranti che hanno contribuito a plasmare il territorio.

St. Anna, Gelsenkirchen © Claudia Dreysse

St. Josef – Gelsenkirchen, Germania Costruita nel secondo dopoguerra per servire uno dei quartieri operai in espansione di Gelsenkirchen, St. Josef riflette la stagione di crescita economica e urbana che ha ridisegnato la Ruhr negli anni della ricostruzione. Sconsacrata nel 2023, è oggi uno degli edifici simbolo di Manifesta 16. Per la biennale, il suo interno viene trasformato in uno spazio aperto all'incontro e alla sperimentazione, interrogando il futuro di un patrimonio ecclesiastico sempre più spesso privo della sua funzione originaria. 

St. Josef, Gelsenkirchen © Anton Vichrov

Thomaskirche – Gelsenkirchen, Germania Costruita negli anni Sessanta per accompagnare l'espansione dei nuovi quartieri residenziali di Gelsenkirchen, la Thomaskirche appartiene alla stagione dell'architettura ecclesiastica protestante del dopoguerra nella Ruhr. Per Manifesta 16 ospita Hava Güleç Living Room, un progetto che trasforma la chiesa in uno spazio domestico e comunitario ispirato al soggiorno di una casa, mettendo al centro pratiche di incontro, ospitalità e memoria. L'intervento riflette sul ruolo che questi edifici possono assumere una volta esaurita la loro funzione religiosa.

Thomaskirche, Gelsenkirchen © Dirk Rose

Gethsemane-Kirche – Bochum, Germania Costruita tra il 1949 e il 1950 su progetto di Otto Bartning, la Gethsemane-Kirche è una delle celebri Notkirchen (chiese d'emergenza) realizzate nel dopoguerra per sostituire gli edifici distrutti dai bombardamenti. Eretta sulle fondamenta del precedente centro parrocchiale e utilizzando parte delle sue macerie, rappresenta uno dei simboli della ricostruzione tedesca. Dal 1994 è tutelata come monumento storico e oggi entra in Manifesta 16 come testimonianza di un'architettura nata dalla necessità e oggi chiamata a confrontarsi con nuove forme di uso collettivo.

Gethsemane Kirche, Bochum © Daniel Sadrowski

St. Anna – Bochum, Germania Completata nel 1959 nel quartiere di Altenbochum, St. Anna è un esempio dell'architettura ecclesiastica che accompagnò l'espansione urbana della Ruhr durante il boom economico del dopoguerra. Concepita come centro della vita parrocchiale oltre che luogo di culto, oggi riflette le trasformazioni demografiche e religiose che hanno interessato la regione. La sua inclusione in Manifesta 16 la inserisce in una riflessione sul futuro di un patrimonio moderno chiamato a trovare nuovi usi senza perdere il proprio valore storico e comunitario.

St. Anna, Bochum © Claudia Dreysse

Kunstkirche Christ-König – Bochum, Germania Progettata dall’architetto Franz Schneider e costruita nel 1932, Christ-König fu quasi completamente distrutta durante la Seconda guerra mondiale e ricostruita tra il 1946 e il 1957. Il suo interno conserva un carattere monumentale e severo, spesso associato alle ambiguità dell’architettura degli anni Trenta e al peso storico della regione durante il nazionalsocialismo. Negli ultimi anni la chiesa è stata progressivamente trasformata in spazio culturale, diventando per Manifesta 16 uno dei luoghi in cui il rapporto tra memoria, potere e riuso appare più esplicito.

KunstkircheChrist-König, Bochum © Anton Vichrov

St. Ludgerus – Bochum, Germania Tra le dodici sedi di Manifesta 16, St. Ludgerus rappresenta il tema centrale della biennale: il futuro delle architetture religiose del secondo dopoguerra in una regione segnata dalla trasformazione del proprio patrimonio costruito. Inserita nel percorso dedicato a This is not a church, la chiesa diventa uno spazio di confronto sul possibile riuso di edifici nati per la vita comunitaria e oggi chiamati a confrontarsi con nuove funzioni civiche e culturali.

St. Ludgerus, Bochum © Anton Vichrov

Cosa succede agli edifici religiosi quando la comunità per cui erano stati costruiti cambia, si riduce o scompare? Dopo aver trasformato fabbriche, miniere e infrastrutture industriali in musei, parchi e spazi culturali, l’Europa si trova davanti a una nuova sfida: immaginare il futuro delle sue chiese. È da questa domanda che prende forma Manifesta 16, la biennale europea nomade di arte contemporanea che, dal 21 giugno al 4 ottobre 2026, si sviluppa tra dodici chiese distribuite fra Duisburg, Essen, Gelsenkirchen e Bochum, nella regione tedesca della Ruhr. Manifesta è la biennale europea nomade che, dal 1996, cambia sede a ogni edizione, scegliendo ogni volta un luogo diverso da cui leggere le trasformazioni del presente attraverso l’arte contemporanea. Dopo la quindicesima edizione, ospitata nel 2024 dalla regione metropolitana di Barcellona, arriva quest’anno nella Ruhr, in Germania.

Il titolo scelto per l’edizione, “This is not a church”, non allude semplicemente al cambio d’uso temporaneo di questi edifici. Introduce piuttosto la domanda che attraversa l’intero progetto: che cosa può diventare un edificio nato per raccogliere una comunità quando quella comunità cambia, si riduce o scompare?

Turbo banjia, 2025. © Penique Productions

E, nella Ruhr, questa domanda assume un peso particolare. Per oltre un secolo la regione è stata uno dei principali poli dell'industria pesante europea, costruendo la propria identità attorno al carbone, all'acciaio e a un sistema di miniere, impianti produttivi e quartieri operai. La sua crescita ha attirato migrazioni interne ed europee, dando forma a un territorio policentrico in cui città come Duisburg, Essen, Gelsenkirchen e Bochum si sono sviluppate quasi senza soluzione di continuità. È una storia attraversata anche dalle fratture del Novecento tedesco: l'industria della Ruhr fu centrale nell'economia di guerra, poi nella ricostruzione postbellica e nel boom della Germania Ovest, prima di entrare, dagli anni Settanta, in una lunga stagione di crisi e riconversione.

Se la Ruhr è diventata un modello internazionale di riconversione del patrimonio industriale, Manifesta 16 si chiede se lo stesso possa accadere per quello religioso.

Molte delle chiese coinvolte da Manifesta appartengono a questa seconda vita della regione. Costruite o ricostruite nel dopoguerra, spesso con linguaggi modernisti e una presenza urbana imponente, servivano quartieri in espansione, comunità operaie, parrocchie che erano anche luoghi di prossimità quotidiana. Oggi, tra secolarizzazione, calo dei fedeli, accorpamenti parrocchiali e costi di manutenzione, molte di queste architetture si trovano in una condizione sospesa: troppo grandi per l'uso originario, troppo cariche di memoria per essere considerate semplicemente vuoti urbani da occupare.

Kiosk of Solidarity, 2023 © Constructlab. Foto © Monika Keiler

La Ruhr ha già costruito una parte importante della propria identità contemporanea sulla riconversione del patrimonio industriale. Dalla miniera di Zollverein al Landschaftspark Duisburg-Nord, fino al Gasometer di Oberhausen, fabbriche, miniere e infrastrutture produttive sono diventate musei, parchi, spazi culturali e luoghi pubblici. Manifesta sposta ora quella stessa riflessione su un patrimonio che è anche immateriale: trasformare temporaneamente le chiese in luoghi per l'arte contemporanea significa interrogarsi sulla possibilità che edifici nati per una funzione religiosa possano tornare a svolgere un ruolo pubblico senza che la loro memoria venga rimossa o ridotta a semplice scenografia. Il tema va ben oltre la Ruhr: secondo le stime, nei próximos anni migliaia di chiese in tutta Europa potrebbero essere dismesse o riconvertite.

Per scoprire la storia degli edifici coinvolti (Kulturkirche Liebfrauen, Markuskirche, St. Gertrud, St. Marien, St. Josef, St. Anna – Hatay Engin Music Hall, St. Bonifatius – Ferdane Satır Tea Garden, Thomaskirche – Hava Güleç Living Room, Christ-König, St. Anna, Gethsemane-Kirche e St. Ludgerus) prosegui nella gallery.

  • Manifesta16
  • This is not a church
  • Duisburg, Essen, Gelsenkirchen e Bochum, Ruhr, Germania
  • 21 giugno – 4 ottobre 2026
Kulturkirche Liebfrauen - Duisburg, Germania Kulturkirche Liebfrauen, Duisburg © Daniel Sadrowski

Consacrata nel 1961 su progetto dell'architetto Toni Hermanns, la Liebfrauenkirche sostituì la storica chiesa neogotica distrutta dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Considerata uno dei più significativi esempi di architettura ecclesiastica del dopoguerra in Renania, è stata sconsacrata nel 2010 e, dopo un intervento di riconversione, dal 2013 è diventata Kulturkirche Liebfrauen, uno spazio indipendente dedicato a mostre, concerti, performance e attività civiche. La sua trasformazione da luogo di culto a centro culturale ne fa uno dei casi più emblematici del tema affrontato da Manifesta 16.

St. Gertrud - Essen, Germania St. Gertrud Kirche, Essen © Daniel Sadrowski

Costruita tra il 1872 e il 1877 su progetto di August Rincklake per servire la crescente popolazione della Essen industriale, St. Gertrud fu gravemente danneggiata durante la Seconda guerra mondiale e ricostruita nel 1955 dall'architetto Emil Jung in una forma semplificata e contemporanea. Sconsacrata nel 2025 in seguito al calo della comunità parrocchiale, è oggi destinata a diventare un centro per l'arte, la cultura e la formazione, incarnando le trasformazioni del patrimonio ecclesiastico al centro di Manifesta 16.

Markuskirche – Essen, Germania Markuskirche, Essen © Daniel Sadrowski

Completata nel 1965 su progetto di Werner Pieper, la Markuskirche è uno dei principali esempi di architettura ecclesiastica protestante del dopoguerra a Essen. Caratterizzata da una pianta quadrata, un tetto piramidale rivestito in rame e un campanile indipendente in cemento, riflette il linguaggio essenziale della ricostruzione tedesca. Ancora oggi è sede della comunità evangelica del quartiere di Bredeney e partecipa a Manifesta 16 come testimonianza dell'eredità religiosa e sociale del secondo Novecento.

St. Bonifatius – Gelsenkirchen, Germania St. Bonifatius, Gelsenkirchen © AntonVichrov

Per Manifesta 16, St. Bonifatius diventa il Ferdane Satır Tea Garden, uno spazio dedicato alla memoria dei giardini creati dai lavoratori migranti arrivati in Germania nel secondo dopoguerra. Il progetto guarda al giardino come luogo domestico, sociale e politico: uno spazio in cui mettere radici, coltivare, cucinare, incontrarsi. La chiesa viene così riletta attraverso una storia di migrazione, cura e appartenenza, trasformando l’edificio religioso in un luogo di memoria collettiva e vita quotidiana.

St. Anna – Gelsenkirchen, Germania St. Anna, Gelsenkirchen © Claudia Dreysse

Costruita tra il 1959 e il 1960 per servire una comunità in rapida crescita nel dopoguerra, St. Anna è una delle chiese moderne che raccontano l'espansione urbana della Ruhr e le successive trasformazioni demografiche della regione. Per Manifesta 16 l'edificio ospita l'installazione Hatay Engin Music Hall, che rilegge la chiesa come luogo di incontro e di produzione culturale, intrecciando la storia dell'architettura religiosa con quella delle comunità migranti che hanno contribuito a plasmare il territorio.

St. Josef – Gelsenkirchen, Germania St. Josef, Gelsenkirchen © Anton Vichrov

Costruita nel secondo dopoguerra per servire uno dei quartieri operai in espansione di Gelsenkirchen, St. Josef riflette la stagione di crescita economica e urbana che ha ridisegnato la Ruhr negli anni della ricostruzione. Sconsacrata nel 2023, è oggi uno degli edifici simbolo di Manifesta 16. Per la biennale, il suo interno viene trasformato in uno spazio aperto all'incontro e alla sperimentazione, interrogando il futuro di un patrimonio ecclesiastico sempre più spesso privo della sua funzione originaria. 

Thomaskirche – Gelsenkirchen, Germania Thomaskirche, Gelsenkirchen © Dirk Rose

Costruita negli anni Sessanta per accompagnare l'espansione dei nuovi quartieri residenziali di Gelsenkirchen, la Thomaskirche appartiene alla stagione dell'architettura ecclesiastica protestante del dopoguerra nella Ruhr. Per Manifesta 16 ospita Hava Güleç Living Room, un progetto che trasforma la chiesa in uno spazio domestico e comunitario ispirato al soggiorno di una casa, mettendo al centro pratiche di incontro, ospitalità e memoria. L'intervento riflette sul ruolo che questi edifici possono assumere una volta esaurita la loro funzione religiosa.

Gethsemane-Kirche – Bochum, Germania Gethsemane Kirche, Bochum © Daniel Sadrowski

Costruita tra il 1949 e il 1950 su progetto di Otto Bartning, la Gethsemane-Kirche è una delle celebri Notkirchen (chiese d'emergenza) realizzate nel dopoguerra per sostituire gli edifici distrutti dai bombardamenti. Eretta sulle fondamenta del precedente centro parrocchiale e utilizzando parte delle sue macerie, rappresenta uno dei simboli della ricostruzione tedesca. Dal 1994 è tutelata come monumento storico e oggi entra in Manifesta 16 come testimonianza di un'architettura nata dalla necessità e oggi chiamata a confrontarsi con nuove forme di uso collettivo.

St. Anna – Bochum, Germania St. Anna, Bochum © Claudia Dreysse

Completata nel 1959 nel quartiere di Altenbochum, St. Anna è un esempio dell'architettura ecclesiastica che accompagnò l'espansione urbana della Ruhr durante il boom economico del dopoguerra. Concepita come centro della vita parrocchiale oltre che luogo di culto, oggi riflette le trasformazioni demografiche e religiose che hanno interessato la regione. La sua inclusione in Manifesta 16 la inserisce in una riflessione sul futuro di un patrimonio moderno chiamato a trovare nuovi usi senza perdere il proprio valore storico e comunitario.

Kunstkirche Christ-König – Bochum, Germania KunstkircheChrist-König, Bochum © Anton Vichrov

Progettata dall’architetto Franz Schneider e costruita nel 1932, Christ-König fu quasi completamente distrutta durante la Seconda guerra mondiale e ricostruita tra il 1946 e il 1957. Il suo interno conserva un carattere monumentale e severo, spesso associato alle ambiguità dell’architettura degli anni Trenta e al peso storico della regione durante il nazionalsocialismo. Negli ultimi anni la chiesa è stata progressivamente trasformata in spazio culturale, diventando per Manifesta 16 uno dei luoghi in cui il rapporto tra memoria, potere e riuso appare più esplicito.

St. Ludgerus – Bochum, Germania St. Ludgerus, Bochum © Anton Vichrov

Tra le dodici sedi di Manifesta 16, St. Ludgerus rappresenta il tema centrale della biennale: il futuro delle architetture religiose del secondo dopoguerra in una regione segnata dalla trasformazione del proprio patrimonio costruito. Inserita nel percorso dedicato a This is not a church, la chiesa diventa uno spazio di confronto sul possibile riuso di edifici nati per la vita comunitaria e oggi chiamati a confrontarsi con nuove funzioni civiche e culturali.