Gli oggetti dei quadri di Giorgio Morandi fotografati uno per uno

Entrato nello studio di via Fondazza a Bologna, Joel Meyerowitz fotografa uno per uno le bottiglie, i vasi e i barattoli usati dal pittore nelle sue celebri nature morte. Il lavoro diventa il libro Morandi’s Objects, in uscita nel 2026.

Joel Meyerowitz, Morandi's Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, 2026

Credit: Joel Meyerowitz - Courtesy di e pubblicato da Damiani, editore riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei libri d’arte e di fotografi

Joel Meyerowitz, Morandi's Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, 2026

Credit: Joel Meyerowitz - Courtesy di e pubblicato da Damiani, editore riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei libri d’arte e di fotografi

Joel Meyerowitz, Morandi's Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, 2026

Credit: Joel Meyerowitz - Courtesy di e pubblicato da Damiani, editore riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei libri d’arte e di fotografi

Joel Meyerowitz, Morandi's Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, 2026

Credit: Joel Meyerowitz - Courtesy di e pubblicato da Damiani, editore riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei libri d’arte e di fotografi

Joel Meyerowitz, Morandi's Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, 2026

Credit: Joel Meyerowitz - Courtesy di e pubblicato da Damiani, editore riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei libri d’arte e di fotografi

Joel Meyerowitz, Morandi's Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, 2026

Credit: Joel Meyerowitz - Courtesy di e pubblicato da Damiani, editore riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei libri d’arte e di fotografi

Joel Meyerowitz, Morandi's Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, 2026

Credit: Joel Meyerowitz - Courtesy di e pubblicato da Damiani, editore riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei libri d’arte e di fotografi

Joel Meyerowitz, Morandi's Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, 2026

Credit: Joel Meyerowitz - Courtesy di e pubblicato da Damiani, editore riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei libri d’arte e di fotografi

Joel Meyerowitz entra nella casa-studio di Giorgio Morandi in una mattina di primavera del 2015. A Bologna, in via Fondazza 36, l’appartamento del pittore ha ormai assunto la qualità di un luogo quasi mitico. Non c’è nessuno ad accoglierlo — l’artista delle nature morte è morto nel 1964 — ma la sua presenza sopravvive nelle bottiglie, nelle scatole, nei vasi e nei barattoli che affollano lo studio. Meyerowitz conosce bene quegli oggetti, almeno attraverso la pittura. Da studente aveva imparato a guardarli nei quadri; più tardi, a New York, li aveva ritrovati nelle mostre al Metropolitan Museum. Vederli qui, nello spazio in cui Morandi li ha osservati e rimessi in scena per decenni, produce però uno scarto. Meyerowitz sceglie di fotografarli in sequenza, quasi fosse una rilevazione sulla scena di un crimine o un’indagine tassonomica. Da questo lavoro nasce il libro fotografico Morandi’s Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, edito da Damiani Books e in uscita ad aprile 2026.

Capire l’architettura che fa da sfondo alla tela

Considerato uno dei fotografi americani più rilevanti della seconda metà del Novecento, Joel Meyerowitz è diventato celebre negli anni Sessanta fotografando le strade di New York ed essendo tra i pochissimi street photographer della sua generazione a lavorare a colori. Da allora ha attraversato molti ambiti della fotografia, dal paesaggio — con la celebre serie su Cape Cod — al reportage. Nel 2001 è anche l’unico fotografo autorizzato a documentare il sito di Ground Zero dopo l’attacco dell’11 settembre. Questa volta, però, il fotografo abituato alla vitalità della strada si trova davanti a qualcosa di inedito: il silenzio.

Joel Meyerowitz

“L’edificio era una sorta di classica costruzione bolognese, con un ampio portico d’ingresso e un giardino”, racconta a Domus. L’appartamento di Morandi è più grande di quanto immaginasse e anche più musealizzato del previsto: gli ambienti che un tempo erano sale da pranzo o stanze di vita quotidiana sono stati progressivamente adattati a contenere opere, oggetti e documenti. “Rimasi colpito dalla quantità di oggetti nello studio — erano coperti di polvere, al punto che su molti sembrava essersi depositata una sorta di pelliccia.” La stanza dello studio del pittore è l’unica cosa rimasta pressoché intatta. La disposizione delle scaffalature vetrate, delle mensole, delle piccole vetrine, dei libri e dei materiali aiuta Meyerowitz a ricostruire il metodo di lavoro dell’artista italiano: dai dipinti realizzati in piedi alle nature morte costruite componendo per sessant’anni gli stessi oggetti, chino sul medesimo tavolo. Sulle pareti è ancora appuntato l’assegno di un collezionista americano: “Questo è per il prossimo dipinto che farà — inserisca lei la cifra e pagherò”.

Pensai che avrei dovuto farlo davvero per la storia dell’arte: prendere ogni oggetto, girarlo con attenzione, senza rimuovere la polvere, e vedere dove rivelava la sua anima.

Joel Meyerowitz

Ma a colpire maggiormente Meyerowitz sono le tracce lasciate sul tavolo da lavoro, segni che il pittore aveva tracciato per fissare la posizione degli oggetti nelle sue composizioni: “Chiesi alla curatrice se potessi mettere io stesso alcuni oggetti sul tavolo e scattare qualche fotografia”. Dopo i primi scatti, racconta, “pensai che avrei dovuto farlo davvero per la storia dell’arte: prendere ogni oggetto, girarlo con attenzione, senza rimuovere la polvere, e vedere dove rivelava la sua anima”. Un lavoro che, osserva, ha finito per assomigliare a “una sorta di catasto della pittura”.

Gli oggetti di Giorgio Morandi

Quelle bottiglie e quei barattoli non sono oggetti qualsiasi: sono gli stessi che compaiono in quarant’anni di nature morte dipinte da Morandi. “Erano oggetti totemici, come un grande cast di attori su cui poteva sempre contare”, spiega Meyerowitz. Erano, insomma, il repertorio visivo di un artista che si muoveva pochissimo dal suo studio, che viaggiava raramente — due volte a Roma, qualche volta alla Biennale di Venezia — e che ha costruito una rivoluzione pittorica restando quasi sempre nella stessa stanza. Chi lo conosce, lo conosce per quello che dipinge. La sua figura resta appartata, quasi opaca, avvolta da un riserbo domestico che Meyerowitz può intuire solo entrando nella sua casa. Eppure, anche dentro quell’appartamento bolognese, dove vive con la madre e le tre sorelle, il giovane Morandi intercetta presto le avanguardie.

Nel 1913, sfogliando una rivista francese, scopre le opere di Pablo Picasso. Le riproduzioni sono in bianco e nero, ma bastano a suggerirgli che le forme possono essere scomposte e ricostruite. Morandi prova a farlo con ciò che ha davanti: bottiglie, scatole, vasi e caffettiere vengono sottratti alla funzione per essere osservati come puri volumi. Ne emerge un modo di dipingere che segna profondamente il Novecento italiano e che spesso è stato letto come quieto o intimista. Le stesure sono compatte, i colori smorzati, le composizioni apparentemente stabili. Ma l’equilibrio è sempre precario: le ombre disorientano, le proporzioni slittano, gli oggetti sembrano leggermente fuori asse.

Erano oggetti totemici, come un grande cast di attori su cui poteva sempre contare.

Joel Meyerowitz

Rispetto ai suoi contemporanei, la pittura di Morandi è silenziosa ma non meno radicale: c’è insieme un contatto estremo con la realtà e un completo straniamento da essa. Ed è proprio questo scarto che Meyerowitz intercetta. “Sentivo che ogni oggetto era una sfida per lui”, osserva, “trovare la sua identità e poi fonderla con le altre”.

Dall’oggetto al soggetto

È a questo punto che la serie fotografica prende una direzione precisa. Meyerowitz non prova a ricostruire le composizioni di Morandi né a imitarne la grammatica visiva. Decide piuttosto di procedere per sottrazione: isolare ogni oggetto, ruotarlo lentamente, lasciarlo emergere per quello che è.

Nelle fotografie di Morandi’s Objects. The Complete Archive of Casa Morandi ogni oggetto appartenuto all’artista compare isolato su carta da giornale ingiallita — la stessa che Morandi usava come quinta di lavoro. Meyerowitz evita deliberatamente qualsiasi composizione che possa ricordare quelle del pittore: “Non volevo in alcun modo provare a ripetere o creare un Morandi — sarebbe un errore da sciocchi”, dice. Piuttosto lascia gli oggetti soli. Li tratta come ritratti. Il lavoro fotografico diventa allora una ricerca minima e ostinata: ruotare ogni oggetto finché non emerge un punto di maggiore intensità, “una parte con leggermente più energia delle altre”. Ne nasce un libro che, come le pitture di Morandi, produce quel sottile straniamento che può nascere dalla banalità controllata ed esasperata.

Per Meyerowitz è un processo artistico ma anche una trasformazione personale: il fotografo di strada, abituato a inseguire “la danza della vita nelle strade”, è costretto per la prima volta a fermarsi. “Mi ha rallentato completamente. Stare seduto al suo tavolo, per sette o otto ore al giorno, a sollevare ogni oggetto uno per uno, è stato un atto di reverenza.”

Ci sono movimenti nel mondo che fanno poco rumore. Movimenti che hanno a che fare con la grammatica nascosta delle cose, con gli spostamenti del pensiero e quelli della luce. E la vera lezione di Morandi, quella non pittorica, è forse imparare a sentire la necessità di fermarsi per vederli. “Seduto al suo tavolo guardavo la luce che entrava dalla finestra e cadeva sugli oggetti: non era uno studio soleggiato, ma una stanza con luce nord, sottile e costante.”

Tutte le immagini: Credit: Joel Meyerowitz - Courtesy di e pubblicato da Damiani, editore riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei libri d’arte e di fotografia

Joel Meyerowitz, Morandi's Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, 2026 Credit: Joel Meyerowitz - Courtesy di e pubblicato da Damiani, editore riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei libri d’arte e di fotografi

Joel Meyerowitz, Morandi's Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, 2026 Credit: Joel Meyerowitz - Courtesy di e pubblicato da Damiani, editore riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei libri d’arte e di fotografi

Joel Meyerowitz, Morandi's Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, 2026 Credit: Joel Meyerowitz - Courtesy di e pubblicato da Damiani, editore riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei libri d’arte e di fotografi

Joel Meyerowitz, Morandi's Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, 2026 Credit: Joel Meyerowitz - Courtesy di e pubblicato da Damiani, editore riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei libri d’arte e di fotografi

Joel Meyerowitz, Morandi's Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, 2026 Credit: Joel Meyerowitz - Courtesy di e pubblicato da Damiani, editore riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei libri d’arte e di fotografi

Joel Meyerowitz, Morandi's Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, 2026 Credit: Joel Meyerowitz - Courtesy di e pubblicato da Damiani, editore riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei libri d’arte e di fotografi

Joel Meyerowitz, Morandi's Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, 2026 Credit: Joel Meyerowitz - Courtesy di e pubblicato da Damiani, editore riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei libri d’arte e di fotografi

Joel Meyerowitz, Morandi's Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, 2026 Credit: Joel Meyerowitz - Courtesy di e pubblicato da Damiani, editore riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei libri d’arte e di fotografi