La 34. Biennale di San Paolo raccontata dal suo curatore Jacopo Crivelli Visconti

Ha preso avvio a febbraio a San Paolo il programma di mostre ed eventi propedeutici alla grande esposizione che aprirà il prossimo settembre. L’intervista al curatore che dirige un team composto anche da Paulo Miyada, Carla Zaccagnini, Francesco Stocchi e Ruth Estévez.

Comporre e mettere in mostra una poetica delle relazioni costituiscono l’asse portante del programma di Jacopo Crivelli Visconti per l’edizione 2020 della Biennale d’Arte di San Paolo del Brasile intitolata “Faz escuro mas eu canto”.

Il suo progetto è stato scelto fra quelli presentati da diversi curatori brasiliani e internazionali per il forte carattere innovativo, che segna una netta discontinuità con impostazioni più tradizionali sperimentate nel passato.

Studi umanistici a Napoli e un dottorato presso la facoltà di Architettura e urbanistica di San Paolo, Crivelli Visconti è arrivato in Brasile nel 2000, dove ha lavorato alcuni anni proprio all’interno della Fondazione Biennale, per poi occuparsi di arte come curatore indipendente nell’ultimo decennio.

Jacopo Crivelli Visconti, chief curator della 34. Biennale di San Paolo Foto © Pedro Ivo Trasferetti
Jacopo Crivelli Visconti, chief curator della 34. Biennale di San Paolo. Foto © Pedro Ivo Trasferetti, courtesy Fundação Bienal de São Paulo

Il suo programma si fonda sul concetto di relazione e intende costruire una rete di connessioni culturali a San Paolo. È una novità che la Biennale coinvolga altri luoghi della città o questo processo che era già cominciato in precedenza?
È completamente nuovo ed è stato introdotto da questa Biennale. Storicamente, in occasione di questo evento di grande visibilità, tutte le istituzioni culturali della città organizzano mostre importanti, ma non c’è mai stato un dialogo esplicito o programmatico, una vera sinergia.

Sono diversi i motivi che mi hanno portato a proporre questo formato: il primo è la forte affluenza di pubblico che la Biennale registra – nelle ultime edizioni, tra 800.000 e un milione di visitatori – e quindi la necessità di creare una mostra che possa interessare sia visitatori specializzati sia quelli generici. Da qui è nata l’esigenza di collaborare in maniera più stretta con altre istituzioni della città. In questa rete sono compresi sia spazi mainstream (come la Pinacoteca o il Museu de Arte Moderna), sia spazi più periferici dal punto di vista goegrafico e di programmi.

Ognuno di questi spazi ospiterà una mostra individuale di un artista che sarà anche in mostra alla Biennale, enfatizzando quanto il contesto e la conoscenza previa di un artista definiscono profondamente il modo in cui leggiamo ogni lavoro. L’intento è dunque di riuscire a parlare in maniera chiara, senza paternalismi e senza essere troppo criptici, a questo pubblico così diversificato, brasiliano e internazionale. È una sfida difficile, che in un certo senso esige che la mostra sia al tempo stesso sofisticata e semplice, in modo da rivolgersi in maniera profonda a pubblici diversi.

La complessità dell’architettura curatoriale sarà, credo, immediatamente comprensibile per gli specialisti che, visitando le mostre che si succederanno per tutto il 2020 nel Padiglione della Biennale e poi quelle nelle altre istituzioni della città in dialogo con la nostra grande mostra collettiva, potranno cogliere rimandi ed estensioni tra le varie opere. Al tempo stesso, i non-specialisti troveranno alla Biennale più pittura e scultura di quante se ne vedano di solito: la sofisticazione del progetto curatoriale ci permette di fare una mostra in un certo senso più convenzionali rispetto ad edizioni precedenti.

Il Pavilhão Bienal di Oscar Niemeyer. Foto Pedro Ivo Trasferetti, courtesy Fundação Bienal de São Paulo
Il Pavilhão Bienal di Oscar Niemeyer. Foto Pedro Ivo Trasferetti, courtesy Fundação Bienal de São Paulo

I suoi capisaldi teorici sono Eduard Glissand (soprattutto il suo Poetica della relazione) e Eduardo Viveiros de Castro, l’antropologo che più di ogni altro ha parlato del perspectivismo amerindio.
M’interessa l’accostamento tra Glissant e Viveiros de Castro perché entrambi parlano della relazione, e sempre muovendo da momenti estremamente traumatici. Nei suoi libri e nelle sue speculazioni filosofiche, Glissant parte quasi sempre dal periodo della schiavitù, del genocidio degli africani trasportati in massa in America, ai Caraibi; Viveiros de Castro, invece, riferendosi alla cosmogonia degli indios parla di una relazione in costante evoluzione, un po’ come se gli uomini, gli animali, la natura si trovassero su una linea in cui le relazioni fossero in perenne mutazione. Un animale verso un altro può essere preda o cacciatore; lo stesso vale per l’uomo rispetto agli animali o la natura, e viceversa. Da qui il termine perspectivismo, perché il quadro cambia a seconda del punto di vista da cui lo guardi.

La relazione più stretta, più forte che si crea è paradossalmente con il peggior nemico: quello che uccide e quello che è ucciso si scambiano simbolicamente i ruoli. Quindi, sia in Glissant sia in Viveiros de Castro c’è una relazione molto stretta – anche se a partire da punti di vista completamente diversi – con il nemico, con l’altro. Dal mio punto di vista questa è una lezione urgente e fondamentale in un momento in cui ovunque vediamo una polarizzazione sempre più estrema e persone che fingono che l’altro non esista: sembra che ognuno viva in una bolla che lo protegge e non pensi di instaurare rapporti con chi ha un’idea diversa dalla sua.

Come si articoleranno le esposizioni all’interno del Padiglione?
Dall’8 febbraio, con la mostra individuale della peruviana Ximena Garrido-Lecca e una grande performance del sudafricano Neo Muyanga, abbiamo dato avvio a una serie di eventi nel Padiglione della Biennale che anticipano l’apertura ufficiale della Biennale del 05 di settembre. Le prime tre mostre, in programma tra febbraio e agosto, occuperanno spazi relativamente piccoli, di 400-600 mq, e saranno personali di artisti che saranno presenti in seguito anche alla grande Biennale, per cui gli stessi lavori saranno visibili a distanza di poco tempo in due contesti diversi: prima in un’esposizione individuale incentrata sulla singola poetica, poi in una collettiva in relazione con opere di altri artisti.

Un esercizio analogo si potrà fare nei mesi della Biennale, da settembre a dicembre, vedendo le mostre dei musei e delle istituzioni che partecipano alla rete. Chi vedrà i lavori di un artista potrà riflettere sulle relazioni che si creano con l’intorno – con altre opere e anche con il contesto del museo – e potrà interpretarli in modo diverso. La grande sfida curatoriale è questa: riuscire a essere coerenti a livello istituzionale e stabilire una relazione con pubblici diversi senza che si crei un conflitto.

La performance di Neo Muyanga il giorno di apertura della Biennale. Foto © Levi Fanan, courtesy Fundação Bienal de São Paulo
La performance di Neo Muyanga il giorno di apertura della Biennale. Foto © Levi Fanan, courtesy Fundação Bienal de São Paulo

Con il suo team come sta procedendo? Quali sono i temi scelti?
Sono temi in relazione con queste premesse metodologiche. Per esempio, una metafora su cui abbiamo lavorato è quella della foresta, che ha ovviamente un rapporto sia con Viveiros sia con Glissant, come esempio di specie diverse che convivono.

Un aspetto importante del processo è che sin dall’inizio abbiamo deciso che non volevamo lavorare a partire da un tema, ma iniziando dagli artisti e dalle opere. Abbiamo discusso e definito quindi un nucleo di artisti o persino lavori specifici che ci sembravano importanti e urgenti, e i temi che poi saranno visibili in mostra sono emersi poco a poco da questi artisti e da queste opere, e non viceversa.

Nella rete di scambi culturali che avete costruito sono presenti anche istituzioni internazionali?
Abbiamo stretto un importante rapporto di collaborazione con Kunsthalle Basel, Liverpool Biennial, CCA Lagos e CCA Wattis, San Francisco per la produzione delle tre mostre personali e della performance di Neo Muyanga. Queste potranno dunque essere viste prima nel Padiglione della Biennale prima di settembre, poi nel contesto della grande Biennale, infine nelle istituzioni partner fuori del Brasile.

Concept di allestimento di Andrade Morettin Arquitetos Associados per la 34. Bienal de São Paulo, 2020
Concept di allestimento di Andrade Morettin Arquitetos Associados per la 34. Bienal de São Paulo, 2020

Per quanto riguarda gli allestimenti, quale studio è stato incaricato?
Abbiamo fatto un piccolo concorso a inviti, con due studi brasiliani e uno internazionale, proponendo a tutti la sfida di pensare il progetto architettonico a partire dall’edificio, e non dalle opere come succede quasi sempre.

Ho già lavorato a varie biennali e so che l’edificio di Niemeyer può sembrare neutro, per cui spesso i curatori e gli architetti partono da una pianta quasi libera, come se fosse possibile disegnare gli spazi della mostra con assoluta libertà, ma questo modus operandi alla fine non funziona. Per questo abbiamo deciso di invertire il processo, e pensare in maniera totalmente architettonica, non espositiva, e alla fine abbiamo scelto Andrade Morettin, uno studio di San Paolo che ha presentato il progetto che ci è sembrato più adatto a quello che stavamo pensando.

Il punto di partenza per loro è stata la scala “urbana” del padiglione della Biennale, in cui propongono di creare spazi continui, che in un certo senso sarebbero l’equivalente di strade e piazze, e spazi racchiusi, più intimi, in cui la scala diventa quasi domestica, o almeno più intima, in modo da proteggere i lavori di minori dimensioni.

Evento:
34. Biennale di San Paolo
Titolo:
Faz escuro mas eu canto
Curatori:
Jacopo Crivelli Visconti, Paulo Miyada, Carla Zaccagnini, Francesco Stocchi e Ruth Estévez
Date di apertura mostre collaterali:
8 febbraio – 6 dicembre 2020
Date di apertura biennale:
5 settembre - 6 dicembre 2020
Dove:
Pavilhão Ciccillo Matarazzo
Inirizzo:
Parque Ibirapuera, Portão 3, San Paolo

Ultimi articoli di Arte

Altri articoli di Domus

China Germany India Mexico, Central America and Caribbean Sri Lanka Korea icon-camera close icon-comments icon-down-sm icon-download icon-facebook icon-heart icon-heart icon-next-sm icon-next icon-pinterest icon-play icon-plus icon-prev-sm icon-prev Search icon-twitter icon-views icon-instagram