Ren Hang, la prima grande mostra in Italia

Novanta fotografie di nudi riportano il fotografo cinese, morto nel 2017, in Italia: questa è la sua prima monografica

Ren Hang. Nudi, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, 4 giugno - 23 agosto 2020. Installation view @ Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Foto Ela Bialkowska, OKNOstudio

La mostra dal titolo Nudi, al Centro Pecci, potrebbe essere letta come una chiamata alle armi, per scuoterci dall'ossessione dei simulacri e dal regno del visibile che ha definito questo periodo, e per occuparci dell'intrinseca dialettica nata da un'opera di dissenso, al di là anche delle intenzioni di Ren Hang (Chang Chun, 30 marzo 1987 - 24 febbraio 2017). Se letta come indicativa dei contenuti della mostra, tuttavia, questa prima affermazione solleva più domande che risposte. A Prato, il fotografo cinese è esposto per la prima volta in Italia con una selezione di novanta fotografie accompagnate da un'ampia scelta di pubblicazioni rare sul suo percorso. Che fa cadere ogni velo.

Potrebbe sembrare forse una scelta curiosa quella di strutturare i segnali emessi da questa mostra post-lockdown attorno a una citazione del filosofo francese Jacques Rancière: "L'essenza della politica è il dissenso. Il dissenso non è il confronto tra interessi o opinioni. È la manifestazione di una distanza del sensato da se stesso. La politica rende visibile ciò che non aveva motivo di essere visto". 

Ma, la teoria di Rancière deriva dalla comprensione della Critica del giudizio di Kant e dal suo suggerimento che i giudizi estetici sospendono le capacità sia della ragione (morale) che della comprensione (conoscenza). La fotografia di Ren Hang fa eco alla critica della divisione morale contemporanea dell'arte tra il lavoro "socialmente impegnato" e la "testimonianza", che strumentalizzano entrambi l'arte a favore dell'etica, soprattutto se contestualizzata all'interno dell'attuale welfare della Repubblica Popolare Cinese. In Cina il concetto di nudo non può essere separato dalla pornografia e il nudo come genere non è riconosciuto nella storia dell'arte. Per questo motivo le fotografie di Ren Hang sono state spesso censurate.

Ren Hang. Nudi, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, 4 giugno - 23 agosto 2020. Installation view @ Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Foto Ela Bialkowska, OKNOstudio
Ren Hang. Nudi, Centro Luigi Pecci di Prato, fino al 23 agosto 2020

La fotografia di Hang è piuttosto quella che ci permette di pensare alla contraddizione: sia l'idea di un'iconografia del nudo come autonoma o non contaminata dalla morale (estetica pura), sia il senso simultaneo che l'opera punta oltre sé stessa (politica).

Ren Hang è noto soprattutto per le sue ricerche sul corpo, l'identità, la sessualità e il rapporto tra uomo e natura, con i giovani cinesi di nuova generazione, liberi e ribelli, come protagonisti. Allo stesso tempo il suo modo di catturare il corpo umano sta oggi diventando politico, esplorando l'identità, il genere, la manipolazione dei media e le questioni di classe sociale ed economica. Per Hang, la macchina fotografica è diventata uno strumento in grado di documentare e rendere ampiamente disponibili immagini di non-eventi e composizioni che, probabilmente, non sono mai state destinate ad essere appese alla parete di un museo. Per lo più nudi, i suoi soggetti appaiono su un tetto tra i grattacieli di Pechino, in una foresta di alberi ad alto fusto, in uno stagno con fiori di loto, in una vasca da bagno tra pesci rossi che nuotano o in una stanza spoglia, con il viso immobile e gli arti piegati in pose innaturali. Cigni, pavoni, serpenti, ciliegie, mele, fiori e piante sono usati come assurdi oggetti di scena, ma hanno un grande potere evocativo.

I visitatori entrano negli spazi del Centro Pecci e partecipano a quadri ritualistici o lampanti stati di fatto che Hang ha preparato a distanza, dove i ritratti prendono vita attraverso l'esecuzione di una serie di azioni. Il significato di come queste opere emergano non risiede nell'atto di dare una forma visibile alla nudità, ma nella costruzione di relazioni che assomigliano a fili invisibili.

Ren Hang. Nudi, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, 4 giugno - 23 agosto 2020. Installation view @ Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Foto Ela Bialkowska, OKNOstudio
Vista dell'installazione Ren Hang. Nudi, Centro Luigi Pecci di Prato

Rarissime e speciali sono quelle foto che inaspettatamente ci fanno scivolare in un paesaggio onirico mentre incontriamo gli occhi di uomini e donne magri e nudi. Sono ineffabili. Come ci si relaziona con qualcuno, avendo questa sensazione di cadere in un territorio così vivido e suggestivo per l'inconscio? Com'è entrare nei ritratti centrali delle diverse serie di Hang? Molte delle foto di Hang sono incentrate sul gesto dello scambio fisico tra sconosciuti. L'elemento paradossale dei ruoli che gli sono stati assegnati è amplificato in Cina, un Paese e una cultura che spesso si considera "l'ospite finale".

Ren Hang. Nudi, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, 4 giugno - 23 agosto 2020. Installation view @ Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Foto Ela Bialkowska, OKNOstudio
Ren Hang. Nudi, le novanta fotografie della prima mostra italiana

Hang ha lavorato sull'importanza di un incontro intimo tra artista e spettatore. Per la schiettezza dei corpi esposti, l'evento del vedere si svolge esclusivamente "uno contro uno", e non viene visto dagli osservatori mentre si dipanano le sue intricate pose. Questo fenomeno è dovuto alla preferenza personale di Hang per gli scambi intimi e personali tra sconosciuti. All'interno del museo, questo coinvolge Hang e i visitatori, che possono impegnarsi con lui in una sorta di conversazione invisibile o anche nel sentirsi selezionati per unirsi al suo sguardo in una visione privata o in una ipotetica serata di condivisione delle sue forme di dissenso, dopo l'orario di chiusura, fatte di dialoghi onirici, di sogno ad occhi aperti e, a un certo punto, di fantasia.

Pur essendo spesso provocatoriamente esplicite nell'esposizione degli organi sessuali e nelle pose, che a volte fanno riferimento al sadomasochismo e al feticismo, le immagini di Ren Hang sono difficili da definire, scioccanti e allo stesso tempo pure, permeate da un senso di mistero e di eleganza formale che appare poetico e, per certi versi, decadente. I corpi delle modelle - tutti simili tra loro, snelli, glabri, con la pelle molto pallida e i capelli neri, il rossetto rosso e le unghie dipinte per le donne - si trasformano in forme scultoree dove il genere non è importante. Piuttosto che suscitare il desiderio, queste immagini sembrano voler rompere i tabù che circondano il corpo nudo. Essere consapevoli della reciproca interdipendenza tra tutti i nudi posti sotto sforzo dall’obiettivo significa anche essere consapevoli dei rapporti temporali di causa ed effetto, come il dissenso e l'immagine intermedia di un'umanità primordiale.

Titolo:
Ren Hang. Nudi
Date:
Dal 4 giugno al 23 agosto 2020
A cura di:
Cristiana Perella
Sede:
Centro Luigi Pecci di Prato
Indirizzo:
Viale della Repubblica 277 - 59100 Prato

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