Cidades Fantasmas: i non luoghi dell’anima

Nel documentario di Tyrell Spencer sui luoghi abbandonati del continente sudamericano le immagini possono molto più delle parole e tengono viva la memoria di posti che non ci sono più.

Cidades Fantasmas

Sono 16 i lungometraggi che animano la rassegna cinematografica di “Agenda Brasil”, il festival di cultura brasiliana che si tiene a Milano dal 17 al 29 luglio e che approderà poi a Roma, Torino e Genova. La manifestazione si svolge negli spazi del PAC, dove fino al 9 settembre è allestita anche la mostra “Brasile. Il coltello nella carne”, e in quelli della Cineteca Oberdan, dove vengono proiettati i film che rappresentano il meglio della cinematografia brasiliana contemporanea. Le pellicole sono tutte accomunate da un filo rosso che non può che essere un tema cruciale per un Paese così vasto, vario e sfaccettato: la ricerca dell’identità. 

Tra i film in programma il documentario Cidades Fantasmas di Tyrell Spencer, un affascinante, struggente viaggio nei luoghi abbandonati del continente latinoamericano. Città scomparse, distrutte, che non ci sono più, raccontate da quei pochi che non si sono arresi all’abbandono e continuano a tornarci o addirittura ad abitarci, in memoria di tempi felici ormai lontani o di qualche caro perso in quelle rovine. Le immagini possono tanto più delle parole per descrivere la desolazione di quelle città-scheletro o fantasma, come recita il titolo del film, i loro spazi vuoti, i muri fracassati. 

Alcune città furono abbandonate in seguito alla fine delle attività economiche a cui erano intrinsecamente legate. Humberstone era una cittadina cresciuta attorno a una miniera di salnitro nel deserto secco e polveroso di Atacama in Cile. Chiusa la miniera nel 1960 dopo 100 anni di sfruttamento, la città fu sfollata e occupata piano piano dalla polvere.

 

Analogo destino quello di Fordlandia in Brasile, città che già nel nome tradisce la presenza degli americani che qui avviarono l’attività di estrazione della gomma e costruirono un quartiere di ville che sembrano teletrasportate dagli Stati Uniti: patii, legno, giardini delimitati da staccati, in una vegetazione rigogliosa tenuta a bada dal lavoro dell’uomo. Là dove un tempo sventolava fiera la bandiera a stelle e strisce, oggi regna il vuoto e le abitazioni sono occupate, ma anche mantenute, da pochi ex lavoratori tornati alla ricerca di un’abitazione a costo zero oltre che del loro passato. Queste due storie di abbandono introducono con intensità crescente due storie di distruzione. L’ultima è quella di Epecuén, in Argentina, un tempo celebre destinazione turistica situata sulle sponde di un lago salato noto per le sue proprietà curative. Città di benessere, balli e continue feste, Epecuén fu distrutta dall’intervento umano: uno sciagurato canale artificiale pensato per rifornire d’acqua il lago ne causò il progressivo allagamento.  

Armero in Colombia invece, penultima e apicale storia di questo film, fu annientata da una violenta eruzione del vulcano adiacente. Il conseguente disgelo dei ghiacciai provocò una valanga che travolse i centri abitati circostanti e la vita di migliaia di abitanti.

Cidades Fantasmas, locandina del film
Cidades Fantasmas, locandina del film

L’aspetto visivo di questo documentario è decisivo e condotto con precisione. Le città ci sono mostrate principalmente in due modi: da un lato implacabili inquadrature fisse che ne esaltano la solitudine e le geometrie, dall’altro lunghi e sinuosi movimenti di steadycam con l’effetto estremamente coinvolgente di portarci lì, a camminare tra le rovine. L’audio rifugge la musica per esaltare il rumore d’ambiente, così simile al silenzio, e per dare peso alle voci dei testimoni che hanno abitato quei luoghi e li vivificano con i loro ricordi. Le foto di repertorio riemergono come ufo, parlandoci di un tempo passato così distante dal presente da sembrare sprofondato nel mito. 

Cidades Fantasmas non solo ha il pregio di tenere viva la memoria di posti che non ci sono più, ma porta con sé lo struggimento di ogni storia di decadenza. Vengono in mente alcune saghe familiari della letteratura latinoamericana, da Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez a La Casa degli Spiriti di Isabel Allende, dove l’inseguirsi delle generazioni porta con sé mutamenti radicali anche nei luoghi, descritti nel loro passato glorioso e poi in un presente, molto meno esaltante, di vuoto e abbandono. Il film ha anche il merito, mostrandoci l’esatta antitesi dell’architettura, ossia la sua distruzione ad opera dell’uomo o della natura, di ricordarci quanta parte abbiano i luoghi nella costruzione del nostro benessere, della nostra personalità, della nostra storia di donne e uomini di questo mondo. Le strade in cui cresciamo, le case in cui viviamo, l’attenzione che mettiamo nello sviluppare le forme degli spazi in cui si dispiegano le nostre vite, definiscono le nostre anime. E quando quei luoghi crollano o affondano, se ne va anche un pezzo importante di noi.

Titolo film:
Cidades fantasmas
Regista:
Tyrrell Spencer
Paese:
Brasile
Case di produzione:
Casa de Cinema de Porto Alegre Galo de Briga Filmes

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