Umane: le foto di Irving Penn in mostra al Grand Palais

Una mostra a Parigi in occasione del centenario rivela lo sguardo seducente e ordinario del fotografo americano.

Irving Penn è stato un fotografo così talentuoso che tutte le città del mondo si contenderebbero l’onore di avergli dato i natali. Capitò che glieli diede Plainfield, un comune nel New Jersey, 100 primavere fa, ed è per via di tale ricorrenza secolare che quest’anno il Metropolitan Museum di New York lo ha celebrato con tutti gli allori, mettendo in piedi, con i suoi due curatori Maria Morris Hambourg e Jeff L. Rosenheim, un’ampia retrospettiva itinerante. L’esposizione titola “Irving Penn: Centennial” e, dopo la prima tappa statunitense, da qualche settimana è ormeggiata al Grand Palais di Parigi, dove la si potrà visitare fino al prossimo 29 gennaio (e poi da C/O a Berlino e a San Paolo). Vero è che con l’occasione si festeggia, pure, il generoso lascito di ben 187 fotografie donato dalla Irving Penn Foundation al Met, proprio in occasione del compleanno centenario, che vanno ad aggiungersi alle altre 145 stampe dell’artista già nella collezione del museo.

Lisa Fonssagrives-Penn, Irving Penn at Work in New Guinea, 1970. The Metropolitan Museum of Art, New York. © The Lisa-Fonssagrives-Penn Trust

Da questa mostra, che attraversa una carriera lunga quasi sette lustri, di cui sei trascorsi come corrispondente per Vogue (Penn inizia a lavorare alla fine degli anni Trenta come assistente per Harper’s Bazaar – compra la sua prima Rolleiflex nel 1938 – e muore in piena attività a New York nel 2009), non può che venirne gran lode. Si procede in senso cronologico e per corpi tematici. Ci sono le sue famose nature morte, tutte del 1947: quella con l’anguria e il limone con sopra posata la mosca (Still Life with Watermelon); quella con il cespo di lattuga, l’olio e l’aceto (Salad Ingredients); quella con la pochette da sera e tutti gli oggetti che conteneva – il binocolo, la forcina per i capelli, l’orecchino con la perla – cascati fuori (Theatre Accident). Ci sono i ritratti alle celebrità, di poco successivi (chiamati nella mostra “Existential Portraits” per distinguerli dai “Classic Portraits” degli anni Cinquanta-Sessanta): ecco Igor Stravinsky, Truman Capote, Marcel Duchamp costretti, e come in croce, in angoli angusti; e quelli agli abitanti di Cuzco, un piccolo villaggio sperduto nelle Ande, in Perù (fra cui si riconosce la famosa foto dei due bambini che posano a piedi scalzi mano nella mano: Cuzco Children, 1948).

Irving Penn, Still Life with Watermelon, New York, 1947. The Metropolitan Museum of Art, New York. © Condé Nast

Ci sono, naturellement, le fotografie di moda (1947–1951), con l’incantevole Lisa Fonssagrives – modella, musa e poi moglie di Penn – che si moltiplica e vaga da scatto a scatto, e ora ci guarda da sotto le falde di un copricapo di piume ora dietro una veletta a rombi larghi. C’è la serie dei lavoratori (Small Trades, 1950-1951), in livrea e con gli attrezzi dei loro umili mestieri: stradini, lavavetri, ferrovieri (un venditore di pelli di camoscio si porta addosso tutte le cotiche conciate come fosse un abito di alta sartoria: Chamois Seller, 1950). C’è la serie dei Nudes (1949-1950), dove il taglio dell’inquadratura va dai seni al grembo, e dove il corpo femminile, lontano da quello ossuto del mannequin, diventa morbido e copioso. Ci sono le donne nere coperte di argilla e gli uomini ornati di foglie di felce della serie Worlds in a Small Room (1967-1971), risultato di viaggi in Africa, Marocco, Nuova Guinea, e la splendida serie dei mozziconi di sigaretta mezzo schiacciati (Cigarettes, 1972), grandi e grossi come persone.

Irving Penn, Cigarette No. 37, New York, 1972. The Metropolitan Museum of Art, New York. © The Irving Penn Foundation
Irving Penn, Three Asaro Mud Men, New Guinea, 1970. The Metropolitan Museum of Art, New York. © The Irving Penn Foundation
Irving Penn, Rochas Mermaid Dress (Lisa Fonssagrives-Penn), Paris, 1950. The Metropolitan Museum of Art, New York. © Condé Nast
Irving Penn, Nude No. 72, New York, 1949-1950. The Metropolitan Museum of Art, New York. © The Irving Penn Foundation
Irving Penn, Cuzco Children, 1948. The Metropolitan Museum of Art, New York. © Condé Nast
Irving Penn, Fishmonger, London, 1950. The Metropolitan Museum of Art, New York. © Condé Nast (Br.)
Irving Penn, Alfred Hitchcock, New York, 1947. The Metropolitan Museum of Art, New York. © The Irving Penn Foundation

La prima foto che s’incontra nella mostra parigina è molto curiosa, del tutto surreale: si vede l’ombra di Penn e, sopra la sua testa, quella di una pistola e, sopra ancora, l’ombra più grossa di una chiave (Shadow of Key, Gun, and Photographer, 1939). Invece, la prima foto a comparire nel catalogo è quella di uno studio fotografico. Ed è una giusta imboccata, perché è lì, nel suo studio, per quanto spesso improvvisato – uno studio inondato di luce naturale, che volentieri rivela le sue quinte, con lo scampolo di un vecchio sipario da teatro a fare da fondale – che Penn porta tutti: indossatrici, netturbini, capitribù. Quando fotografò il presidente John Fitzgerald Kennedy, nel 1960, lo fece accomodare su di una sedia comune e gli srotolò alle spalle un fondale di carta già adoperato. E mentre sulle pareti del Grand Palais sfilano le foto di Alfred Hitchcock seduto su di una vecchia coperta e di una giovane sposa con ai piedi un grosso cavo della corrente attorcigliato, chiedo al mio amico Marco se non siano questi scenari di risulta (sia che sopra vi spicchi un abito di Balenciaga o una divisa da pompiere) a rendere così umane le figure di Irving Penn, così vicine le sue fotografie, a differenza, per esempio, di quelle di un Avedon, i cui tipi pure campeggiano su fondali neutri, ma senza un pelo, levigatissimi, alienanti. “Se quarant’anni dopo Annie Leibovitz ha potuto fotografare la regina d’Inghilterra senza corona”, risponde lui, “forse bisogna partire dalla carta stropicciata dietro al Kennedy di Penn?” Così queste fotografie scoprono il loro ordito seducente e in fondo ordinario.

  • Irving Penn
  • 21 settembre 2017 – 29 gennaio 2018
  • Grand Palais, Galeries nationales
  • avenue des Champs-Élysées, Parigi