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La voce delle immagini

A Palazzo Grassi, Caroline Bourgeois delinea un percorso di ampio respiro che abbraccia tutta la (seppur breve) storia della videoarte.

Parrebbe che non ci sia più immagine in movimento che possa essere vista senza "accompagnamento musicale". Nella quotidianità siamo ormai abituati a guardarle accompagnate da musiche, parole, suoni che, nella maggior parte dei casi, poco hanno a che fare con la parte visuale del soggetto mostrato e dell'oggetto audiovisivo. Questo escamotage sonoro rappresenta un atteggiamento che spinge sempre più al videoclip e all'intrattenimento, veloce, gaio e vivace, indolore, ma al contempo poco incline al pensiero e alla riflessione. Nonostante questo, o forse proprio per questo motivo, la mostra La Voce delle Immagini, dalla collezione video della François Pinault Foundation, si carica di un significato preciso e importante, quello di rilanciare con l'arte una riflessione sperimentale e densa sull'immagine in movimento, in contemporanea con la 69ma Mostra Internazionale d'Arte cinematografica al Lido di Venezia. L'arte dunque ci offre uno spazio di sospensione dal bombardamento di video-jingle di varie lunghezze e forme, una nicchia – metaforica, poiché la mostra si sviluppa in 2000 mq - dove tirare un sospiro di sollievo. [1]

Nella mostra, aperta fino al 13 gennaio 2013, la curatrice Caroline Bourgeois, delinea un percorso approfondito e di ampio respiro che si contraddistingue per la ricchezza tipologica nell'uso dello strumento e per la varietà di esempi proposti, che abbraccia tutta la – seppur breve – storia della video arte.
In apertura: Bill Viola, <i>Hall of Whispers</i>, 1995
video 10 canali in bianco e nero proiettato su due pareti opposte di una sala oscurata; suono mono amplificato a dieci canali, 29'57”
dimensioni della sala 10,5 x 3,9 x 3,6m. © Bill Viola Studio. Courtesy ARTIUM of Alava, Vitoria-Gasteiz. Photo Gert Voor in't Holt. Qui sopra: Cao Fei, <i>Whose Utopia</i>, 2006-2007, videoinstallazione, materiali vari, dimensioni varie, 20'. Courtesy the artist. Photo © Palazzo Grassi, ORCH orsenigo_chemollo
In apertura: Bill Viola, Hall of Whispers, 1995 video 10 canali in bianco e nero proiettato su due pareti opposte di una sala oscurata; suono mono amplificato a dieci canali, 29'57” dimensioni della sala 10,5 x 3,9 x 3,6m. © Bill Viola Studio. Courtesy ARTIUM of Alava, Vitoria-Gasteiz. Photo Gert Voor in't Holt. Qui sopra: Cao Fei, Whose Utopia, 2006-2007, videoinstallazione, materiali vari, dimensioni varie, 20'. Courtesy the artist. Photo © Palazzo Grassi, ORCH orsenigo_chemollo
Da un lato quindi troviamo Bruce Nauman con la proiezione gigante sul muro For Beginners (all the combinations of the thumb and finger (2010), sorta di alfabeto di segni impartiti in maniera diversa a due coppie di mani da una voce fuori-campo, che svuota l'opera d'arte di qualsiasi significato spontaneo e diretto, mettendo al centro la problematicità del fare arte e essere artista chiusi nel proprio studio. Dall'altro l'installazione nella hall d'ingresso di Johan Grimonprez Maybe the Sky is Really Green and We're Just Colorblind, a We Tube-o-theque (2012) che mette letteralmente e criticamente insieme pezzi di video recuperati dai mass media, internet e i social network, ricreando la sensazione di frammentazione e zapping tipica del mondo e dell'informazione contemporanei. Allo stesso modo Javier Téllez nell'installazione La Passion de Jeanne d'Arc (Rozelle Hospital, Sydney) (2004), si misura con la complessità della realtà con un approccio antropologico e contrappone alla proiezione del film La Passion de Jeanne d'Arc di Carl Theodor Dreyer (1928) il video delle interviste a delle pazienti di ospedali psichiatrici di Sidney che hanno partecipato al laboratorio realizzato dall'artista proprio sul tema oggetto del film.
Bruce Nauman, <i>For Beginners (all the combinations of the thumb and finger)</i>, 2010, videoinstallazione in HD, colore, stereo, suono, 26'19'' e 25'19'', loop. © Bruce Nauman by SIAE 2012. Courtesy Sperone Westwater, New York
Bruce Nauman, For Beginners (all the combinations of the thumb and finger), 2010, videoinstallazione in HD, colore, stereo, suono, 26'19'' e 25'19'', loop. © Bruce Nauman by SIAE 2012. Courtesy Sperone Westwater, New York
Dire video quindi è abbastanza riduttivo: in realtà nella maggioranza dei casi le opere esposte sono delle vere e proprie installazioni che sollecitano la percezione e lo spazio vitale del fruitore, oltre che le emozioni e l'intelletto, come Bureau augmenté: Projet évolutif et itinérant (1997-2012) di Michel François e Whose Utopia (2006-2007) di Cao Fei. E anche nei casi in cui c'è "solo" un video, Jewel (2010) di Hassan Khan o Hunde (2003) Fischli&Weiss, il carico di immaginari l'uno e di sentimenti l'altro è schiacciante.

La componente audio di tutte le opere in mostra è molto variegata: narrativa o documentale, e sempre con differenti sfumature e rilievo, come nell'installazione Hall of Whispers (1995) di Bill Viola dove il suono, o meglio i sussurri, sono delle grida soffocate di cui è impossibile decifrare il significato, che disegnano lo spazio avvolgendo il corpo dei visitatori, coinvolgendone tutti i sensi in maniera fortemente evocativa. Ma vi sono anche quelle dove il suono è completamente assente e l'installazione è silenziosa, Campo San Samuele 3231 (2012) di Zoe Leonard, ricostruisce una camera oscura nella stanza sul Canal Grande a lei dedicata con un piccolo foro chiuso da una lente nella finestra oscurata. La proiezione ribaltata di ciò che si cattura, attraverso il foro, dell'esterno di Venezia ha una voce interna, che avvolge chi la guarda, subentra cioè una fascinazione per la silenziosa "veduta" che muta durante il giorno in maniera duplice, nel contenuto e nella posizione.
La componente audio di tutte le opere in mostra è molto variegata: narrativa o documentale, e sempre con differenti sfumature e rilievo. Ma vi sono anche quelle dove il suono è completamente assente e l'installazione è silenziosa.
Michel François, <i>Bureau Augmenté – projet évolutif et itinérant</i>, 1997-2012, videoinstallazione, dimensioni varie, 5'45". © Michel François by SIAE 2012. Courtesy carlier | gebauer, Berlin. Photo © Palazzo Grassi, ORCH orsenigo_chemollo
Michel François, Bureau Augmenté – projet évolutif et itinérant, 1997-2012, videoinstallazione, dimensioni varie, 5'45". © Michel François by SIAE 2012. Courtesy carlier | gebauer, Berlin. Photo © Palazzo Grassi, ORCH orsenigo_chemollo
Questa contemplazione, il tempo lungo necessario ad alcune immagini per essere sedimentate e ad alcune narrazioni per essere dipanate, obbliga chi guarda a fermarsi, prendere una pausa, sforzandosi di concentrarsi ed entrando empaticamente in contatto con ciò che c'è di là dello schermo, come l'artista ha deciso di farlo vedere e sentire. Allora gli occhi sfuggenti della donna col burqa e quelli dei due poliziotti in Eyes di Peter Aerschmann (2006) ci tengono inchiodati al suolo mentre A Declaration (2006) di Yael Bartana ci spinge verso la terra promessa dell'uomo con la piccola barca che vi rema verso, piantandoci l'ulivo.
Peter Fischli, David Weiss, <i>Hunde</i>, 2003, DVD, colore, 29' 51”, loop. © Peter Fischli and David Weiss
Courtesy the artists; Galerie Eva Presenhuber, Zurich; Sprüth Magers Berlin-London; Matthew Marks Gallery, New York-Los Angeles
Peter Fischli, David Weiss, Hunde, 2003, DVD, colore, 29' 51”, loop. © Peter Fischli and David Weiss Courtesy the artists; Galerie Eva Presenhuber, Zurich; Sprüth Magers Berlin-London; Matthew Marks Gallery, New York-Los Angeles
Così come Campo San Samuele 3231 è lunga 120 giorni – all'incirca la durata della mostra – il video in loop Vertical Attempt di Mircea Cantor è la ripetizione in sequenza di un unico secondo, quello che serve a un bambino con la forbice per tagliare il getto d'acqua che esce da un rubinetto in cucina. Un tentativo poetico che è dettato dall'ingenuità del bambino e la caparbietà dell'artista di realizzare una cosa impossibile. Lo stesso ottiene Mark Wallinger in The Magic of Things (2010), un affascinante capolavoro d'archivio dove l'archivio visivo è la serie TV Mia moglie è una strega e le scene tagliate e ricomposte sono tutte quelle dove ci sono solo oggetti che si muovono e nessun essere animato. La magia delle cose che si muovono da sole rimanda a tutto quel mondo di oggetti, cose, cosucce che ci circonda e di cui non possiamo più fare a meno.

Peter Aerschmann, <i>Eyes</i>, 2006, videoinstallazione, 12', loop. © Peter Aerschmann. Courtesy Galerie Anne de Villepoix, Paris
Peter Aerschmann, Eyes, 2006, videoinstallazione, 12', loop. © Peter Aerschmann. Courtesy Galerie Anne de Villepoix, Paris
Per chi ha un po' di tempo, non resta dunque che tornare tre volte a Palazzo Grassi, una al mese per le proiezioni nel mezzanino [2], per fare una bella scorpacciata di video, tra cui Faezeh (2008) di Shirin Neshat, in attesa che nel giugno 2013 la Fondazione apra al pubblico Il Teatrino, terzo spazio espositivo a Venezia dopo Palazzo Grassi e Punta della Dogana, nel quale sarà privilegiata proprio l'immagine in movimento.
Mircea Cantor, <i>Vertical Attempt</i>, 2009, 01”, loop. © 2009 Mircea Cantor. Courtesy Mircea Cantor et Yvon Lambert, Paris
Mircea Cantor, Vertical Attempt, 2009, 01”, loop. © 2009 Mircea Cantor. Courtesy Mircea Cantor et Yvon Lambert, Paris
Note:

1. La mostra di Palazzo Grassi rappresenta la grande attenzione che la Fondazione presta al medium che, come scrive il direttore Martin Bethenod, non manca mai in nessuna delle esposizioni realizzate da palazzo Grassi-Punta della Dogana dal 2006. Contemporaneamente s'inserisce all'interno di una rinnovata attenzione verso la video arte all'interno della produzione culturale cittadina, iniziata con la mostra Video Medium Intermedium della Biennale. Senza contare le mostre itineranti della Fondazione, con particolare riferimento a "Passage du Temps", curata da Caroline Bourgeois, che nel 2007 si è tenuta a Lille, confermando la cittadina francese come punto di riferimento vista la presenza de Le Fresnoy, il polo di produzioni video e scuola di arti contemporanee e la Francia come paese molto sensibile, più dell'Italia, a tutto ciò che riguarda l'immagine in movimento.
2. Programma articolato per i prossimi quattro mesi di mostra nelle due stanze-cinema del mezzanino:
Settembre: film documentari sulla questione del confinamento
Temps mort (2009) di Mohamed Bourouissa e Nocturnes (1999) di Anri Sala.
Ottobre: opere narrativo-cinematografiche
Liu Lan (2003) di Yang Fudong e Faezeh (2008) di Shirin Neshat
Novembre: video dedicati al tema dell'esperienza
BB (1998-2000) di Cameron Jamie e Comédie (1965) di Samuel Beckett e Marin Karmitz
Dicembre: opere dedicate al punto di vista degli artisti più giovani
T'as de beaux vieux, tu sais... (2007) di Bertille Bak e Lake (2012) di Erin Shirreff

Fino al 13 gennaio 2013
Voice of Images / La Voce delle Immagini
Palazzo Grassi
Campo San Samuele, 3231, Venezia
Shirin Neshat, <i>Faezeh</i>, 2008, pellicola 35mm trasferita su Blue Ray, 13'42”. © Shirin Neshat. Courtesy Jerôme de Noirmont, Paris
Shirin Neshat, Faezeh, 2008, pellicola 35mm trasferita su Blue Ray, 13'42”. © Shirin Neshat. Courtesy Jerôme de Noirmont, Paris

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