Tanti lo conoscono, pochi sanno di cosa si tratta veramente. Politico, sociale, partecipativo sono gli aggettivi che più di frequente vengono utilizzati a descrizione superficiale del lavoro di Antoni Muntadas (Barcellona, 1942), quasi come bastasse ascrivere ad un casellario definito il suo operato, per capirne il senso totale degli interventi.
Finalmente, la mostra Entre/Between, allestita al Museo Reina Sofia di Madrid, palesa la vastità dei temi trattati da Muntadas nella sua lunga carriera. Una panoramica, come la chiamano in Spagna, che permette un'immersione totale (40% dei progetti sono esposti in mostra, 70% compaiono nel catalogo) nel lavoro dell'artista catalano, residente a New York dagli anni settanta.
Come si costruisce un ciclo narrativo e discorsivo valido tra quaranta anni di progetti e interventi, esplicitati con media differenti, pensati per precisi contesti e per determinati attori/fruitori? Con una flaneurizzazione degli ambiti di interesse di cui Muntadas si è occupato. Dividendo, cioè, la mostra in Costellazioni, nove per l'esattezza: Microespacios [Microspaces], Paisaje de los media [Media Landscape], Esferas de poder [Spheres of Power], La Construcción del miedo [Domain of Fear], Espacios de espectáculo [Places of Spectacle], Territorios de lo público [Communal Spaces], El archivo [The Archive], Ambitos de la traducción [Field of Translation], Sistemas del arte [Systems of Art].
A queste nove Costellazioni, si aggiunge l'ultimo progetto Situación 2011, lavoro sull'ampliamento ad opera di Jean Nouvel del Reina Sofia e distribuito, volutamente, negli spazi interstiziali tra l'Edificio Sabatini (il corpo di fabbrica storico) e la nuova parte disegnata dall'architetto francese. Come molta della ricerca di Muntadas, anche questo progetto, dilazionato negli anni, prende in analisi le varie situazioni istituzionali che si sono avvicendate alla reggenza della burocrazia museale e governativa spagnola, il pubblico, la destinazione d'uso originaria dell'edificio che adesso ospita il museo e la relazione con il contesto urbano in cui si situa. Una serie di dispositivi, parola tanto cara all'artista, descrivono poi l'apparato generale della ricerca, senza dare risposte, ma ponendo questioni aperte, nel tempo sempre attuali.
Entre / Between
Il Museo Centro de Arte Reina Sofía ospita fino al 26 marzo Entre/Between, una retrospettiva che ripercorre la carriera dell'artista catalano Antoni Muntadas.
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- Giulio Squillacciotti
- 08 dicembre 2011
- Madrid
L'impressione che si ha nel visitare tutti gli ambienti destinati a Entre/Between è quella di un disorientamento ordinato, un perdersi con senso. "La volontà, fin dall'inizio, è stata quella di costruire, con la curatrice Daina Augaitis, una mostra che non fosse cronologica, lineare. La suddivisione per costellazioni, rende il percorso aleatorio, creando una cosmologia che permette di trovarsi, ad esempio, tra due lavori, uno degli anni settanta, e uno dei novanta, con una coerenza di associazione, senza gerarchia alcuna" – racconta Muntadas in occasione della serata inaugurale a Madrid.
Evidente, In effetti, che a comandare è il valore tematico, non la necessità cronologica. Il problema dell'evoluzione, della forma, ad esempio, non è l'aspetto importante del lavoro di Muntadas, quanto, anzi, questa partizione per ambiti che abbraccia un arco di tempo di quaranta anni, dimostrando una coerenza a-temporale dell'interesse per determinate situazioni, attori, contesti e dispositivi.
Spiega Muntadas: "Sono ambiti di preoccupazione i miei, che restano dagli anni settanta fino ad oggi, esplicitati in forme differenti, mai in maniera unicamente oggettuale, con il continuo confronto tra propositori e ricettori attivi, che si devono coinvolgere, gli ultimi, con impegno, non mi sono mai rivolto a fruitori passivi".
A comandare è il valore tematico, non la necessità cronologica.
Progetti di cui si è sentito parlare, si è vista la documentazione su internet, sono finalmente resi disponibili nelle forma più consone alla loro natura originaria, riflettendo e rispettando i contesti di riferimento per cui furono pensati e messi in atto. Di sala in sala si comprende come la volontà della mostra fosse di mettere ordine – più che a fini descrittivi delle varie sfere di interesse di Muntadas, qui di fatto funzionali ad una panoramica – nello specifico tra i lavori sparsi nel tempo, per renderli finalmente tangibili e fruibili in maniera non dispersiva. Se gli interventi di ricerca, ad esempio, sono posti come restituzioni del risultato della stessa, quelli più aperti e partecipativi, vengono esposti come punti di informazione, senza architetture faraoniche che ne complicherebbero il potenziale coinvolgimento attivo da parte del pubblico. È tutto molto prossimo e diretto.
Interessante, infine, vedere in un museo il lavoro Exposición del 1987 in cui l'analisi sui tipi di display possibili in una mostra – come le cornici, il video, gli schermi televisivi, i proiettori di diapositive, le cornici fotografiche con relativi passe-partout – vengono esposti senza alcun contenuto, bianchi, vuoti. Sembra possibile testare ogni progetto di Muntadas con le parole chiave del lavoro Projecte / Proyecto / Project del 2007, che, da artista/pedagogo, suggerisce come necessarie ad ogni lavoro artistico che non sia introspettivo. Quale idea? Perché? Per chi si lavora? Con chi si lavora?
Giulio Squillacciotti
Entre/Between
dal 22 novembre al 26 marzo
Museo Centro de Arte Reina Sofía
Madrid
Giulio Squillacciotti (Roma 1982) è artista. Ha studiato Storia dell'Arte Medievale a Roma e Barcellona, poi Arti Visive alla Scuola di Architettura di Venezia. Il suo lavoro in film e video è stato recentemente selezionato per i Rencontres Internationales di Parigi (Centre Pompidou), Berlino (Haus der Kulturen der Welt) e Madrid (Reina Sofia). Vive tra Venezia e Vienna.