Fammi spazio. Sketches of Space al Mudam

A Lussemburgo va in scena il rapporto tra artisti e spazi museali, un tema quanto mai attuale dopo l'apertura del Maxxi e del Pompidou Metz.

C'è un aneddoto che vuole che Peggy Guggenheim abbia reagito con un certo stupore al progetto di Frank Lloyd Wright per il museo dedicato a suo padre. "Ma", avrebbe detto lei, "come faremo ad appendere la nostra collezione di quadri su una parete curva?" "Be'", sarebbe stata la risposta dell'architetto, "vorrà dire che collezionerete sculture." Si tratta di un aneddoto particolarmente rilevante in un momento come questo, in cui – fra le polemiche legate al MAXXI di Zaha Hadid, e quelle persino più recenti sorte intorno al Pompidou Metz – si discute molto dell'equilibrio di potere fra musei firmati da starchitects e le opere che questi ospiteranno. Si tratta, anche, di un aneddoto particolarmente rilevante per avvicinare "Sketches of Space", mostra collettiva in corso al Mudam – il museo d'arte contemporanea del Lussemburgo, progettato anch'esso da un colosso come Ieoh Ming Pei.

I curatori di "Sketches of Space" hanno deciso di tematizzare proprio l'interrogativo circa il rapporto fra artisti e spazi museali – che, a rigor di logica, sarebbero più vicini a un mezzo che a un messaggio, e quindi carta bianca, scatola neutra, white cube – e che invece ultimamente esigono spazio e visibilità, secondo alcuni ai danni delle opere stesse. Hanno chiesto a sette artisti internazionali di dialogare con l'edificio di Pei, producendo opere – installazioni, sculture, proiezioni, tutte ambientali o su larghissima scala – che si relazionassero direttamente alle caratteristiche architettoniche del museo. È una decisione coraggiosa, perché sembra ratificare, o esplicitare, proprio lo strapotere concesso agli architetti nella concezione dei musei; è una decisione ironica, perché pare scoprire le carte in un gioco in cui tutti hanno le stesse carte, e le tengono coperte. È la decisione di fare un braccio di ferro.

Entrando nel museo ci si trova di fronte quella che probabilmente è l'opera più potente: Second Life, della lussemburghese Simone Decker. L'artista ha radunato nella hall principale dell'edificio le casse contenenti tutte le opere esposte nella precedente mostra del Mudam; con esse, ha costruito una torre (scalabile) che porta il pubblico sino al vertice della piramide di cristallo che funge da tetto, e lucernario, del museo stesso – e alla quale, normalmente, non esiste modo di accedere. Oltre a fornire al visitatore una visuale davvero mozzafiato sulla vallata circostante, l'opera della Decker annulla e ribalta, a tutti gli effetti, una decisione di Pei – quella di rendere intuibile, ma effettivamente inaccessibile, una prospettiva spettacolare –, e ciò facendo induce il visitatore a mettere in dubbio la sensatezza di tale decisione, e al contempo a 'ringraziare' l'intervento dell'artista per aver 'umanizzato' il progetto architettonico.

In uno spazio laterale si trova un altro dei lavori più interessanti della mostra: Flip, installazione ambientale di Michael Beutler in cui alcune pareti interne dell'edificio sono tagliate (da soffitto a pavimento) e adagiate su una sorta di carrelli basculanti, che le tengono in posizione orizzontale. Anche qui, invertendo – in senso non metaforico ma letterale – l'ordinamento dello spazio (verticale prima, orizzontale ora) voluto dall'architetto, e aprendo una prospettiva mobile e spiazzante sull'ambiente stesso.

"Sketches of Space" ha inaugurato appena due settimane dopo che l'impatto architettonico dell'opening del MAXXI era stato giudicato, dalla rivista Frieze, come "una fiera d'arte contemporanea su una nave che affonda", e un mese prima che il Pompidou Metz fosse battezzato dagli abitanti della città, all'apertura, "il disco volante". E improvvisamente, al suo interno, l'architettura pure invadente, e visibilissima, di Pei si mostrava un supporto invisibile per la mostra che ospitava: un white cube, benché non cubico, benché non bianco. Naturalmente, Peggy Guggenheim non ha vissuto abbastanza per visitare "Sketches of Space". Chissà, però, se lo avesse potuto fare: magari si sarebbe meravigliata… Non ci sono solo sculture.
Vincenzo Latronico

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