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Case sulle scogliere, due progetti liguri a confronto

La casa sulla scogliera di Lugi Carlo Daneri a Sestri Levante a quella di Gosplan a capo Santa Chiara, entrambe per due coppie di giovani sposi, rivelano tutta la complessità di questa tipologia abitativa.

Alla fine del 1958 la libreria editrice Bozzi di Genova pubblicava un libretto tanto affascinante quanto utile per comprendere i particolari di quella “piccola casa sperimentale” che l’autore, Lugi Carlo Daneri, aveva appena costruito sulla scogliera di Sestri Levante per una giovane coppia di sposi. Il racconto è breve, ma appassionato, parla del luogo, delle necessità della committenza e di come l’occasione di una collocazione incantevole venga interpretata tramite la più completa semplicità formale, rendendo la casa così programmatica da volersi proporre “alla portata di tutti come un’utilitaria”.

La casa è una struttura in cemento armato mono-piano impostata su uno stretto sedime rettangolare e costruita sulla scogliera a pochi metri sul livello del mare. Il lungo balcone ombreggiato da pannelli di tela nautica riportava all’analoga soluzione presente nella villa E-1027 a Cap Martin, mentre il colore rosso pompeiano dell’intonaco inevitabilmente riconduceva a casa Malaparte, quasi che il Novecento stesse lavorando mediante i propri architetti migliori all’elaborazione collettiva di un moderno tipo di casa sul Mediterraneo e che Daneri avesse avuto l’occasione di contribuire con una soluzione che egli stesso definisce “sperimentale”, programmaticamente diversa da quella delle “casette pretenziose e pettegole” e degli “alveari in stridente contrasto con il paesaggio” che da qualche tempo crescevano lungo la fascia litoranea italiana.

Il bisogno di evasione da quanto Daneri descrive come “l’incubo della città” sarà un fenomeno indotto tumultuosamente negli anni a seguire, segno di quelle profonde trasformazioni sociali ed economiche che determinano l’aumento dei flussi turistici verso le coste.
Quanto di quella ricerca applicata alla quale Daneri volle dichiarare adesione sopravvive oggi nel tema della casa “lungo il bordo del mare”?
La conoscenza della ricerca compiuta dagli architetti del ventesimo secolo può essere certo chiave per la pratica di un’interpretazione critica, quindi di un punto di partenza progettuale? 

“Piccola casa sperimentale”, Lugi Carlo Daneri

In un recente lavoro di Gosplan – il ridisegno di una casa sulla scogliera di capo Santa Chiara, un luogo compreso tra i borghi di Boccadasse e Vernazzola, nella parte a levante del territorio comunale genovese – la scelta di introversione, l’utilizzo di un repertorio consolidato, si incontrano con la componente narrativa del progetto, sviluppandosi in fase di progetto nella dialettica tra architetti e committenti.
È ancora una giovane coppia a richiedere l’opera, sono due scienziati appassionati di architettura, lui svizzero, lei giapponese trasferita da bambina a Singapore, dove il padre ingegnere lavorava ai grandi progetti di Kenzo Tange. Così, oggi la casa sulla scogliera genovese le ricorda, per qualche combinazione analogica, quella dell’infanzia a Singapore.

Il progetto di una piccola casa è, anche, occasione per mettere alla prova un vecchio mito della modernità: far parlare l’architettura con poche e ostinate parole, senza il timore di alcuna perdita di senso, essendo senso essa stessa. Un esercizio di apertura e di comprensione di quel mondo sommerso che offre agli architetti la possibilità di comporre i segni provenienti da un patrimonio collettivo, e di farlo secondo codici linguistici consapevoli della effettiva impossibilità del totale silenzio e della completa neutralità. Ogni minimo segno che il progetto aggiunge alla scogliera densa di costruzioni di epoche diverse pronuncerà a lungo la propria richiesta di ascolto. Saranno le cesure, le parti elementari, le componenti essenziali del piccolo edificio a parlare, a proporre la condivisione di senso dell’opera. E anche questo riconduce all’ideale della modernità di praticare l’impossibile col materiale del possibile: attraverso l’architettura rendere chiara un’idea di comunità altra e migliore. 

Gosplan, Casa sulla scogliera, Capo Santa Chiara (GE). Foto Anna Positano

Del resto, potenziate nella prospettiva del paesaggio, anche le più minute scelte del progetto sono non poca cosa. Il volume originale, parte delle dipendenze dello svettante castello Türke, edificio gothic revival che Gino Coppedè completò all’inizio del XX secolo, si appoggiava a una volontà mimetica opportuna per un volume di semplice servizio. Nell’alterazione di questa originaria volontà si trovava la chiave più esplicita di lettura dell’intervento. L’edificio è una casa, e come tale forte dei segni che ne sono al tempo stesso sue parti costitutive fondamentali e componenti simboliche. Del resto, nel disegno dei prospetti, nella loro stessa definizione materica si stabilisce un collegamento analogico con la casa di Sestri. La facciata di intonaco di calce rosso, pigmentato “a fresco” come lo definisce Daneri, si riscontra nella facciata coperta di lastre di ardesia che secondo Gosplan riproduce tecniche storiche e, al contempo, ne riecheggia le interpretazioni moderne realizzate in Liguria da Marco Zanuso e da Franco Albini

Se l’esperimento del moderno di Daneri partiva da un’azione che risulta possibile grazie alla componente riproducibile dell’architettura, quello di Gosplan sale sulle spalle della natura resistente dei suoi singoli elementi costitutivi fondamentali, identificando in essi quei componenti dell'architettura che hanno mantenuto nella storia una distinguibile, anche quando relativa, costanza di uso, di significato e di forma.

Gosplan, Casa sulla scogliera, Capo Santa Chiara (GE). Foto Anna Positano

Il progetto di Gosplan agisce alterando, con la strategia della scala umana, i rapporti relazionali tra due oggetti, la piccola casa e il soprastante castello. Nella casa di capo Santa Chiara sono gli elementi fondamentali a essere per loro natura incomprimibili e a costituire la materia del fare. Le quattro identiche finestre quadrate del primo piano compongono, aprendo le ante delle persiane verdi, un disegno continuo che sovrascrive la facciata, ingigantite nella modesta dimensione complessiva del volume. Ed è uno sguardo che si alza a tentar di scorgere oltre il Moderno, verso epoche precedenti. A questo punto appare inevitabile renderci conto di quante cose ci siano da ascoltare in un elemento singolo, estratto dalla sua proveniente composizione sintattica e rimesso in gioco nel progetto.

Risulta meno scontato, invece, interrogarsi su che conseguenza abbia questa ricerca nel dare seguito a quelle linee di tutela del patrimonio paesaggistico che la società italiana ha tracciato nel corso degli ultimi ottant’anni, a partire dalla prima legge nazionale sulla protezione delle bellezze naturali. Rimane aperto il campo di indagine su quale peso abbia il confronto dialettico architetto-committente nel condurre alla legittimazione delle esigenze all’interno di una prospettiva culturale ampia e condivisa.

Forse, ma è solo un’ipotesi, se da questo confronto dialettico nasce un discorso, allora architetto e committente possono pensare di essere su qualche buona strada, perché un discorso non è solamente ciò che manifesta ed esprime un desiderio, ma è quella capacità stessa di tradurre il desiderio in architettura di cui cerchiamo di impadronirci. 

Immagine in apertura:
Gosplan, Casa sulla scogliera, Capo Santa Chiara (GE). Foto Anna Positano

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