10 profili Instagram per capire cos’è il brutalismo, oggi

Dai gatti giganti alla musica elettronica, dalla divulgazione culturale alle lotte per salvare gli edifici, una selezione di account che celebrano il brutalismo e quello che è diventato, in tutte le sue sfumature.

Il brutalismo nasce nell’Inghilterra degli anni ’50 come reazione, anche dura, ai canoni estetici del Movimento Moderno. Sposta radicalmente l’attenzione sull’impegno sociale dell’architettura con un processo che si libera dall’idea di risultare visivamente gradevole. I materiali da costruzione sono semplicemente lasciati a vista e la struttura si mostra per quello che è. Il trionfo dell’etica sull’estetica. 

Ma oggi quando diciamo “brutalismo” probabilmente intendiamo qualcosa di diverso, perché il concetto di brutalismo non è rimasto fermo agli anni ’50. I suoi confini si sono via via estesi e ridefiniti, fino a diventare, quasi per ironia della sorte, qualcosa di riconoscibile per l’aspetto: rude, monumentale, e brutale, appunto. È la rivincita dell’estetica.  

“Brutalista” è diventato un aggettivo alla moda. Tradendo il suo significato originale, oggi è facilmente attribuito non solo a qualsiasi edificio di calcestruzzo a vista di grandi dimensioni, ma anche a opere d’arte, oggetti di design e automobili, fino ad arrivare agli ambiti più impensabili come il makeup e gli Nft. Sempre su canoni estetici: definisce qualcosa di duro, inaspettato, cementizio e ovviamente “brutale”.  
 


E il brutalismo originale ha fatto il giro ed è diventato chic, entrando a far parte della cultura pop e subendo una complessiva glamourizzazione. Edifici costruiti negli anni d’oro del brutalismo fanno da palcoscenico a sfilate di moda, servizi fotografici e videoclip musicali, da “The view from the afternoon” degli Arctic Monkeys girato davanti al complesso di Park Hill a Sheffield, un progetto di Jack Lynn e Ivor Smith sicuramente influenzato dalle idee degli Smithson, a “Tuta Gold” del cantante italiano Mahmood girato nel mastodontico Quadrilatero di Melara, un complesso popolare della periferia triestina composto da due gigantesche stecche a L. 

Questo dilagare del brutalismo non poteva certo risparmiare Instagram, dove anzi l’hashtag #brutalism svetta, comparendo in quasi un milione e mezzo di post, di cui moltissimi non hanno alcuna relazione con edifici, una netta dimostrazione di una tendenza che associa il termine a un’estetica riconoscibile, oramai sganciata dall’architettura. Nella ricerca compaiono abiti sagomati, interni minimalisti e una buona dose del design tech degli anni ’80 dai profili come @neontalk e @80s_renegade. 

In questa selezione abbiamo raccolto 10 account che vi aiuteranno a capire in quanti modi è declinato il brutalismo oggi. 

1. @brutbuilds


Con 5 anni di anzianità e quasi un milione di follower, @brutbuilds è uno dei profili a tema brutalismo più conosciuti su Instagram. Oltre a edifici molto noti e appartenenti nell’immaginario collettivo alla corrente brutalista, è interessante esplorare la collezione di progetti più insoliti che occupano una buona parte del feed, con un plus di oggetti di design e interni, dalla versione brut della LC2 di Le Corbusier al yellow bathroom di Sabine Marcelis per De Kort Van Schaik. 

2. @somebrut_somewax


“An alien addicted to vinyl and brutalism architecture” dichiara la bio, riassumendo in una riga la direzione del profilo: le foto degli edifici brutalisti sono accompagnate da brani appositamente scelti, prevalentemente collocabili nella sfera Edm, spaziando dall’Ambient all’House.  
La Casa Morano di Aldo Rossi, il Sesc Pompeia di Lina Bo Bardi, la Einstein Tower di Erich Mendelsohn, sono tra le molte famose architetture unite (o contrapposte) alla musica psichedelica.

3. cats_of_brutalism


A metà strada tra una risposta alla noia che ha contagiato tutti durante la pandemia da Covid-19 e un retaggio della foto inserimento-mania degli anni 2000, questo account ha subito spopolato su Instagram, ottenendo nell’anno stesso della sua nascita l’attenzione del New York Times, che lo inserisce nella sua top five di account artistici da seguire. Gatti decisamente fuori scala photoshoppati su colossi di calcestruzzo armato, tutto rigorosamente in bianco e nero, per una lettura divertente e più “leggera” di edifici pesanti.

4. @brutalistplants


Nonostante il grigio cemento attiri l’attenzione degli utenti, anche il contatto di questi edifici con la natura sembra essere visivamente efficace. Il feed grigio-verde di @brutalistplants mostra proprio questa tendenza, con una selezione di edifici brutalisti immersi nel paesaggio. Spesso la natura incolta è protagonista, ad accentuare lo stato di abbandono di alcune di queste costruzioni moderne, ma che si tratti di una selva o di un singolo arbusto, l’elemento naturale è caratterizzante.

5. pop_buildings


Pur non limitandosi esclusivamente al brutalismo, l’account artistico di Gianluca Rona unisce la fotografia di architettura a un’estetica pop che mette in risalto gli edifici con l’uso del colore. Le tinte accese ne scandiscono la composizione e progetti molto conosciuti assumono un carattere totalmente diverso dall’originale, alterandone la percezione. 

6. @sosbrutalism


Che si tratti di restauro, demolizione o abbandono, la sorte degli edifici brutalisti è una delle tematiche più dibattute del contemporaneo. “Save the concrete monsters!” è il motto di @sosbrutalism, un movimento che utilizza i social per promuovere la conservazione del patrimonio moderno. L’account è infatti legato a un database con oltre 2.000 edifici, contrassegnati da un bollino rosso se a rischio demolizione. Il risultato di questa ricerca si è tradotto nel 2017 in una mostra a Francoforte che ha unito immagini, documenti e maquette dei più rilevanti edifici brutalisti da salvare. 

7. @brutgroup


Attestandosi come uno dei profili più noti, @brutgroup alterna immagini contemporanee a foto d’archivio, con una selezione colta di architetture moderne, aprendosi alle collaborazioni per le pubblicazioni cartacee. Con @urbanicagroup promuove i testi che raccolgono i progetti più interessanti suddivisi per aree geografiche, dall’Europa all’Asia centrale.

8. @thisbrutalhouse


Fuori dal coro rispetto agli atlas di architettura, @thisbrutalhouse è una collezione che spazia dai manifesti alle copertine di libri e riviste d’epoca, dalle automobili agli arredi, fino agli interni di mezzi pubblici e disegni di progetti mai realizzati. Una lettura più trasversale del concetto di brutalismo, che ne rintraccia estetica e intenti anche dove non ci si aspetterebbe.

9. Il brutalismo e l’intelligenza artificiale


Nell’ultimo anno, i social network sono stati invasi da immagini prodotte con l’intelligenza artificiale, e anche le rappresentazioni di architetture spettacolari non si sono fatte attendere. 
Gli account che si occupano esclusivamente di brutalismo e AI sono pochi e poco noti, ma è interessante considerare il gran numero di artisti e designer che utilizzano l’intelligenza artificiale per esplorazioni “brutali” come quelle di @brianmkelly_ prodotte con Midjourney.

10. @brotalism e @brutalady


Quando il brutalismo diventa una questione estetica, gli edifici possono trasformarsi in un set perfetto per gli shooting, come dimostrano i due account gemellati brotalism (dall’unione di boy e brutalism) e il suo successore al femminile brutalady. Entrambi raccolgono gli scatti di uomini e donne fotografati davanti a famose opere di calcestruzzo in giro per il mondo.

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