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La Sicilia moderna: un itinerario in 10 architetture imperdibili

Da Pier Luigi Nervi ad Álvaro Siza, da Giancarlo de Carlo a Carlo Scarpa sono tanti e importanti i maestri che hanno lasciato il segno sul territorio siciliano e le cui opere meritano una visita. 

Quando pensiamo al patrimonio architettonico di una regione come la Sicilia i primi esempi che ci vengono in mente sono senza dubbio antichi: il Duomo di Siracusa e il Tempio di Selinunte, il percorso del Barocco in Val di Noto e quello Arabo-Normanno a Palermo. La grandezza di questi esempi mette in secondo piano un periodo, quello moderno e contemporaneo, che continua a offrirci esempi straordinari di opere architettoniche e ingegneristiche. Questa selezione di architetture moderne ha quindi un significato un po’ più ampio: evitare una visione folkloristica e stereotipata dei luoghi, la cui identità è sempre più ricca e stratificata rispetto a quella che viene venduta da grandi brand (sì, parlo di Dolce e Gabbana) e tour operator.

Álvaro Siza e Roberto Collovà, Piazza Alicia e ricostruzione della Chiesa Madre

Difficilmente possiamo trovare migliori di quelle di Francois Burkhardt, direttore di Domus dal 1996 al 2000, per descrivere le idee di Siza e Collovà, che a Salemi ridisegnano le strade, la piazza e la Chiesa Madre con una serie di micro-interventi attenti e decisi: “Dopo il terremoto in Sicilia del 1968 si sono elaborati numerosi progetti di risanamento. Solo di rado, tuttavia, il tentativo di riorganizzare lo spazio pubblico di un piccolo borgo con particolare riguardo all’atmosfera locale è apparso convincente come in questo caso. È necessario, a tale scopo, tanto percepire il luogo antico quanto avere il coraggio di ridefinirlo con nuovi elementi.”

  

Giancarlo De Carlo, recupero del Monastero dei Benedettini

Il recupero del Monastero dei Benedettini è durato 25 anni. L’architetto Giancarlo De Carlo viene inviato dall’Università di Catania al Monastero dei benedettini nel 1980, e le ultime parti del progetto vengono ultimate nella prima metà degli anni 2000. L’intervento introduce elementi fortemente contemporanei, che si stratificano con quelli antichi, creando un dialogo tra presente e passato e offrendo nuovi usi. Le soluzioni di De Carlo puntano ad un riuso in cui anche le superfetazioni acquistano il valore di “testo narrativo”: evidenziano e raccontano le stratificazioni, le scelte compiute, anche se non condivise, del passato.

Antonino Leonardi, La Sala Rossa, Catania. Parte del recupero del Monastero dei Benedettini di Giancarlo De Carlo. Foto Giuseppe Andrea Privitera

     

Riccardo Morandi, Ponte Costanzo

Tra Modica e Ragusa troviamo una delle opere più note dell’ingegnere Riccardo Morandi: il “Ponte Costanzo” è un’infrastruttura imponente alta ben 168 metri. Quando fu inaugurato era il ponte più alto d'Italia, e rimane tutt’ora il più alto in Sicilia. Caratteristica unica del ponte è l’uso dell’acciaio per le campate traverse (soluzione inusuale per Morandi), mentre i pilastri di ordine gigante sono in calcestruzzo armato. Lungo quasi un chilometro, la luce maggiore arriva a circa 180m. In tutta l’isola possiamo contare più di una decina di opere pubbliche realizzate da Morandi, tra ponti, viadotti e aree aeroportuali.

Riccardo Morandi, Ponte Costanzo, Modica, 1984
Riccardo Morandi, Ponte Costanzo, Modica, 1984

Italo Lanfredini, Labirinto di Arianna

Vicino al piccolo borgo di Castel di Lucio, in cima a una collina nel Parco dei Nebrodi, c’è un immenso labirinto da percorrere: è il Labirinto di Arianna, una delle 11 opere del progetto Fiumara d’Arte. Più che un’architettura si tratta quindi di lavoro artistico, che trae origine dal mito di Teseo ed Arianna. È un percorso fisico a spirale ma non solo, e attraversarlo significa anche fare un cammino interiore. 

Nel sito ufficiale del parco un testo spiega il significato dell’opera, che “è collegata al passato, alla cultura classica, alla nascita, ai primi insegnamenti della vita. Attraverso un varco naturale si entra nel labirinto e si esce dal labirinto, così come nel tempo l’uomo è entrato e uscito dalla scena. Chi entra nel labirinto, si pone domande che riguardano la propria esistenza, in un posto ed in una dimensione a-temporale, in cui è impossibile interrogarsi.” Al centro del labirinto è custodito un ulivo, simbolo greco di saggezza e conoscenza, che è il fine ultimo del viaggio interiore proposto.

Italo Lanfredini, Il Labirinto di Arianna, Castel di Lucio, 1990. Foto Filippo Barbaria
Italo Lanfredini, Il Labirinto di Arianna, Castel di Lucio, 1990. Foto Filippo Barbaria

Alberto Burri, Il Grande Cretto

Nel 1968, un violento terremoto distrugge completamente il piccolo borgo medioevale di Gibellina, a pochi chilometri da Palermo. Il centro urbano viene ricostruito completamento a circa 20 km dal sito originario. Alla ricostruzione contribuiscono architetti e artisti di calibro internazionale. Con la sua opera Alberto Burri si allontana dal nuovo contesto per andare ad abbracciare le rovine di Gibellina Vecchia. Le macerie e i resti della città distrutta vengono trasformati in un cretto a scala urbana in cui le isole di cemento ricostruiscono gli isolati originari, diventandone a loro volta monito.

  

Farm Cultural Park

Quello che dal 2010 anima i vicoli del centro storico di Favara è molto di più di un semplice progetto di rigenerazione urbana. Il progetto Farm Cultural Park è riuscito a creare intorno a sé una comunità internazionali di artisti e progettisti che insieme agli abitanti della cittadina sviluppano iniziative di vario tipo – dalla scuola di architettura per bambini SOU alla mostra biennale Countless Cities. Favara è diventata in poco tempo un incubatore di innovazione e uno dei nuovi centri siciliani del contemporaneo.

  

Carlo Scarpa, allestimento di Palazzo Abatellis

Anche in questo caso attingiamo dall’Archivio Domus per raccontare uno dei Palazzi più belli di Palermo. “Chiamato ad allestire le sale della nuova Galleria della Sicilia a Palazzo Abatellis Scarpa ritrova, tra i possenti conci a squadro, gli archetipi ideali della volumetria materica, del suo gusto sensitivo per la forma e la geometrizzazione; ritrova lo spazio favoloso del suo immaginario personale, ricostruisce la malia dell’affabulazione che quei luoghi gli rammemorano e sull’impressum inventa il suo itinerario dialettico.” (Domus 708, settembre 1989)

  

Lorenzo Reina, Teatro di Andromeda

“Il teatro Andromeda nasce dal sogno di un pastore che non voleva fare il pastore, ma lo scultore, nella seconda metà degli anni Ottanta. E solo da scultore ha potuto concepire e realizzare questo teatro,” racconta Lorenzo Reina, autore del Teatro di Andromeda. Quest’opera eccezionale si trova incastonata tra le vette dei Monti Sicani, nel territorio di di Santo Stefano Quisquina (Agrigento). È il teatro più alto del mondo, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato e l’opera dell’uomo entra in sintonia con il paesaggio naturale grezzo.

  

Michel Andrault e Pierre Parat, Basilica Santuario Madonna delle Lacrime

Progettato degli architetti francesi Michel Andrault e Pierre Parat nel 1957 – a seguito di un bando internazionale – e completata solo nel 1994 a causa di vari rallentamenti, la Basilica Santuario Madonna delle Lacrime di Siracusa è un’opera, nel suo genere, unica al mondo. Tra i motivi dell sua tardiva realizzazione c’è senza dubbio il suo linguaggio brutalista, che scatenò fin dall’inizio molte polemiche da parte della cittadinanza che reputava e reputa l’opera un “mostro di cemento armato”. Il Santuario è una arditissima costruzione assimilabile ad un paraboloide iperbolico, alla cui base si trova la cripta che misura 71,4 metri di diametro e 74,3 metri di altezza dal piano di calpestio. Le opere strutturali sono dell'ingegnere Riccardo Morandi.

Michel Andrault e Pierre Parat, Basilica Santuario Madonna delle Lacrime, Siracusa, 1994
Michel Andrault e Pierre Parat, Basilica Santuario Madonna delle Lacrime, Siracusa, 1994

Pier Luigi Nervi, Hangar di Pantelleria

Le opere pubbliche più importanti di Pier Luigi Nervi in Sicilia sono le aviorimesse realizzate a Marsala e a Pantelleria per conto della Regia Marina. In queste infrastrutture, Nervi applicò innovative soluzioni nella progettazione delle ampie volte di copertura, caratterizzate da archi incrociati di cemento. Le sue sperimentazioni consentivano di ridurre il numero dei punti di appoggio, aumentando considerevolmente le luci interne destinate a ospitare gli aerei. L’opera militare è oggi utilizzata dal Comune di Pantelleria per mostre e manifestazioni varie, ed è quindi visitabile al pubblico.

Pier Luigi Nervi, Hangar di Pantelleria, 1939
Pier Luigi Nervi, Hangar di Pantelleria, 1939

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