Alcuni spunti di riflessione sui concorsi di architettura nell’epoca del geodesign:
1. Il gruppo spagnolo DISC-O (Ana Somoza & Juana Canet) ha agguantato il primo premio del concorso promosso dal governo thailandese per un memoriale dedicato alle vittime dello tsunami (vedi Domus n. 888/2005).
2. DISC-O è un grosso gruppo composto da varie persone (alcuni ancora studenti), alla guida del quale ci sono due ragazze molto giovani e piene di energia, con il fondamentale contributo di NagaConcept, uno studio di architettura con base a Pukhet.
3. La giuria ha usato queste parole per descrivere il loro progetto (e il loro approccio): apertura, generosità, ecumenicità, iconicità, innovazione. Cinque parole che descrivono il progetto in maniera abbastanza completa.
4. Sebbene la giuria abbia assegnato il primo premio all’unanimità, il gruppo finlandese Avanto Architects si è giocato la vittoria fino alla fine. Dovendo descrivere questo progetto con un termine, la giuria ne ha scelto uno e uno soltanto: semplicità.
5. Leggendo il documento redatto dalla giuria, arrivati al gruppo finlandese si trova anche: il concetto è stato sviluppato in maniera evidente con amore. With love. Parlando di Avanto Architects dobbiamo anche menzionare Duanning Bungrat, l’eccellente architetto di Bangkok con il quale hanno lavorato i due finlandesi.
6. Queste note sono scritte in piena Coppa del Mondo di calcio. Dunque, se la finalissima se la sarà giocata la Finlandia contro la Spagna, dobbiamo anche menzionare le altre tre squadre che sono arrivate alla fase finale. Il gruppo australiano “Lighting the void” (un’idea inaspettata e spettacolare che andava a lavorare fin sulla superficie dell’oceano); la potente idea architettonica del cinese Hou Liang (un edificio da pelle d’oca); e l’architettura/ponte del gruppo thailandese/americano VeeV design.
7. Numerosi i paradossi culturali emersi durante le presentazioni fatte dai vari gruppi alla giuria. Ana Somoza & Juana Canet (DISC-O) erano molto fiere dei loro riferimenti alla cultura induista e buddista. In una maniera ovvia, i giurati occidentali sono rimasti molto affascinati dalle immagini di questi colossali stupa (santuario buddista) in rete d’acciaio colorata. I giurati tailandesi invece si sono mostrati molto più freddi. Ai loro occhi, la metafora era un po’ troppo semplice.
8. Al giurato europeo, un memoriale in Thailandia a forma di stupa sembra di grande suggestione. Chissà che cosa direbbe di un memoriale in Europa a forma di croce (essendo che in Europa sono tutti cristiani…). E se poi questo memoriale cruciforme fosse progettato da un architetto cinese?
9. Un questionario fatto nell’area del disastro (qui avete le immagini dei cinque progetti, quale vi piace di più?) da come risultato che i locali apprezzano il progetto “Mountains of Remembrance” (DISC-O) più di ogni altro. Con il progetto delle boe luminose sull’oceano (proposta australiana) all’ultimo posto. In maniera curiosa, la stessa domanda posta a Bangkok, ottiene risultati praticamente opposti. Interessante no?
10. Allo stesso modo abbiamo un curioso corto-circuito sul progetto di Ville Hara e Anu Puustinen. Agli occhi dei giurati occidentali è concettualmente molto ‘asiatico’. Semplice, discreto, invisibile… Detto in una parola: modesto. Dopodiché nel processo di discussione viene fuori che i giurati asiatici interpretano lo stesso progetto come molto intellettuale. Forse un po’ troppo sottile e intelligente.
11. Momento affascinante di discussione inter-culturale. Capiamo che un’idea che in Finlandia denota ‘semplicità’, una volta trasportata sulle coste del Sud-Est Asiatico diventa ‘intellettuale’. Fenomeno interessante (a dir poco).
12. I giurati asiatici fanno notare che l’idea di memoriale è un concetto tipicamente occidentale. Ogni anno in Bangladesh muoiono migliaia di persone per il monsone e non è mai venuto in mente a nessuno di fare alcun memoriale.
13. Memoriale come by-product del turismo inteso come industria globale?
14. Altre interessanti scambi sono generati dal progetto australiano. Quali sono i confini tra ‘spettacolare’ e ‘meditativo’? Un concetto architettonico può essere ‘forte’ e ‘rispettoso’ allo stesso tempo? Capiamo che a questa domanda ci possono essere risposte radicalmente differenti se chi risponde è orientale o occidentale.
15. Anche, sospettiamo che all’interno della famiglia occidentale possano esserci attitudini diversi tra chi proviene dall’Europa e chi proviene dall’Australia o dagli Stati Uniti. Che fatica questo mondo globale! Una volta era più semplice. Gli inglesi si facevano Trafalgar Square, gli americani Arlington e via discorrendo. Mettere insieme culture diverse su un tema come questo è in alcuni momenti difficile, quasi doloroso.
16. A Berlino, nel memoriale per l’Olocausto di Peter Eisenman, i ragazzi giocano a nascondino. Questo fatto ci piace o ci disturba? Forse tutte e due le cose assieme?
17. Nella seconda fase del concorso i cinque finalisti hanno dovuto presentarsi con un local architect. Forse non è un caso che l’integrazione maggiore si sia riscontrata nel gruppo che alla fine ha vinto.
18. Ci può essere un sistema in cui l’architetto internazionale si relaziona all’architetto locale in termini di mero scambio pratico, oppure ci può essere un sistema in cui non si percepisce differenza tra i due soggetti. Essendo che viviamo in un mondo distopico in cui il politically correct è valore dato, l’integrazione totale batte il local architect uno a zero e palla al centro.
19. Un totale di 379 progetti da tutto il mondo. Il gruppo vincitore (così come il secondo classificato) sono composti di progettisti giovanissimi, gente che praticamente non ha mai costruito nulla. Mmmhhh… Possiamo dire che c’è una relazione tra l’essere giovane e fresco e la capacità di interpretare il difficilissimo tema (il memoriale nell’era del geodesign) al meglio?
20. Nota finale. In questo concorso non si sono viste le superstar. Le supernovae dell’architettura contemporanea. A grandi linee sappiamo il perché. Uno di quegli elementi che fa di un architetto una superstar è il fatto che lui (o lei) non partecipa mai ai concorsi aperti a tutti. Al limite, ma proprio in casi speciali, si partecipa se il concorso è a invito. Ma l’invito deve arrivare dentro una busta d’oro. Da questo punto di vista, l’idea forte del comitato organizzatore (ovvero quella di avere un concorso aperto per davvero, senza guardare alla fama e al riconoscimento acquisito nel passato) ha avuto il suo pieno completamento con l’assegnazione di due premi che vanno a sottolineare una serie di caratteristiche e attitudini tipiche delle menti più giovani. Apertura, generosità, ecumenicità, iconicità, innovazione.
http://www.tsunamimemorial.or.th
