La residenza di Barragán sotto lo scudo dell’Unesco

Nascosta dietro un anonimo muro nel sobborgo operaio Tacubaya di Città del Messico, si trova uno dei capolavori dell’architettura moderna messicana. È la residenza che Luis Barragán disegnò per se stesso nel 1948, tranquillo rifugio per sfuggire dal caos della metropoli. “La facciata della casa non ha colore, è molto semplice,” spiega Catalina Corcuera, direttore della fondazione che gestisce la residenza-museo. “Barragán voleva che la sua casa fosse piena di sorprese. Una volta aperta la porta, a poco a poco, si scopre un mondo fatto di pace e tranquillità, pervaso da quell’armonia che lui era solito cercare”.

Restaurata nel 1988 dopo la scomparsa del suo progettista, l’abitazione è gestita da un’organizzazione privata che nel 1994 l’ha aperta al pubblico. Nonostante sia diventata la meta di decine di migliaia di visitatori ogni anno, i fondi a disposizione continuano a essere scarsi mentre i lavori di restauro e manutenzione sono diventati urgenti. Da qui, la decisione dell’Unesco di inserirla nella lista mondiale dei siti e dei monumenti da salvaguardare. E.S.

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