Filari e setti è il nuovo edificio della Fattoria Le Pupille che traduce il paesaggio della Maremma in architettura

Il fabbricato a un solo piano raccoglie uffici e spazio vendite della Cantina vinicola: un progetto che non cerca di imporsi sul paesaggio ma di appartenergli, muovendosi allo stesso ritmo visivo dei filari di vigneto che lo circondano.

C'è una coerenza profonda nel fatto che la Fattoria Le Pupille — la cantina che dal 1985 ha fatto della Maremma una zona vitivinicola di eccellenza internazionale, portando il Saffredi a essere riconosciuto in oltre quaranta paesi — abbia scelto per il proprio nuovo edificio direzionale la stessa logica con cui si lavora la vigna: rispetto del territorio, continuità con il contesto, rifiuto di ogni gesto gratuito.

L'edificio si sviluppa su un unico piano e organizza i propri spazi attraverso cinque setti paralleli, rivestiti in pietra locale, che scandiscono la sequenza degli ambienti con lo stesso ritmo con cui i filari segnano il paesaggio circostante. Le grandi superfici vetrate tra i setti non sono semplici aperture: incorniciano viste sempre diverse sul territorio, trasformando ogni stanza in un punto di osservazione privilegiato sul verde e sui vigneti. L'interno non si chiude mai su se stesso.

Il percorso del visitatore inizia aggirando il primo setto, da cui si diramano i due accessi principali — la vendita diretta e gli uffici. Il cuore distributivo è uno spazio ampio dedicato alla promozione dei prodotti, al centro del quale una corte quadrata ospita una pianta di lentisco. Sulla copertura, in corrispondenza di questo spazio, si apre un grande oculo circolare che porta la luce naturale all'interno e marca il ritmo della visita con un continuo dialogo tra dentro e fuori.

La palette materica è quella del luogo: pavimentazione in gettata unica di cemento industriale, pareti interne intonacate, controsoffitti con la medesima finitura. I colori — interni ed esterni — declinano le tonalità della terra maremmana. Gli infissi delle grandi vetrate riprendono gli stessi toni; le porte interne sono in frassino a naturale. La copertura, invisibile dall'interno, articola varie inclinazioni e si perfora con tre aperture circolari — la principale sulla corte, una sull'ingresso pedonale, una minore sul bagno della dirigenza — distribuendo la luce con precisione chirurgica.

Sul retro, tre zone pavimentate larghe quanto le vetrate si aprono verso il verde, riservate agli uffici. Un edificio che non dichiara nulla di superfluo, e che proprio in questa misura trova la propria qualità.

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