Quarant'anni dopo la sua nascita, Memphis continua a produrre nuovi immaginari. Lo dimostra un progetto che affida a tre fotografi il compito di reinterpretare alcuni degli arredi più noti del marchio, oggi parte del gruppo Italian Radical Design. Il risultato non è una celebrazione nostalgica, ma la conferma che il design radicale di Ettore Sottsass e dei suoi collaboratori conserva ancora oggi una straordinaria capacità di sorprendere.
Fondato nel 1981 da Ettore Sottsass coinvolgendo figure quali Michele De Lucchi, Aldo Cibic, Matteo Thun, Marco Zanini, Martine Bedin e Nathalie Du Pasquier, sotto la direzione artistica di Barbara Radice — Memphis ha rappresentato, e continua a rappresentare, un punto di riferimento imprescindibile non solo per i settori del prodotto e degli interni, ma anche per la moda, l’arte e la fotografia.
In aperta rottura con i rigori razionalisti, ha puntato tutto su colore, decoro e pattern. È questa la matrice di prodotti indimenticabili che continuano a popolare gli spazi contemporanei e che oggi diventano protagonisti di un inedito esperimento fotografico.
Il progetto ha visto il coinvolgimento di tre fotografi — Mattia Balsamini, Alecio Ferrari (che ha collaborato con la set designer Danila Saulino) e Louis De Belle — chiamati a reinterpretare alcuni degli arredi più iconici del catalogo Memphis, oggi parte del gruppo Italian Radical Design. L’esito della sfida conferma come questi oggetti, dalla forte identità visiva, sappiano ancora ispirare scenari originali e contemporanei.
Così, Mattia Balsamini annulla la scala reale della sedia Riviera di De Lucchi: privandola di un contesto riconoscibile, ne celebra la struttura attraverso gli archi delle gambe, che nelle sue immagini si dilatano fino a diventare ponti. L’isolamento dell’oggetto, immerso in un vuoto assoluto, ne esalta la potenza grafica e rende leggibile il dialogo tra gli elementi, che vivono i propri contrasti con una certa naturalezza: bidimensionale e tridimensionale, curvo e rettilineo, opaco e lucido, blu e giallo.
Il risultato non è una celebrazione nostalgica, ma la conferma che il design radicale di Ettore Sottsass e dei suoi collaboratori conserva ancora oggi una straordinaria capacità di sorprendere.
Accolgono lo spirito di Sottsass Alecio Ferrari e Danila Saulino, che fotografano Tahiti, la lampada zoomorfa, come se fosse un animale vivente: i suoi componenti diventano il piumaggio prezioso di un uccello esotico, catturato in scatti che ricordano un reportage naturalistico. Allo stesso modo, la lampada Super, a cui Martine Bedin aveva messo le ruote, viene ritratta nel mezzo di un’inarrestabile corsa. Le idee radicali di Memphis non sono ridotte a “provocazioni” o riferimenti astratti, ma oggetti vivi, capaci di abitare il presente esattamente come i loro autori avevano immaginato.
Lavora secondo una logica differente Louis De Belle, che racconta il tavolino Hyatt, che Sottsass aveva disegnato per casa sua, come un coinquilino, testimone e complice della quotidianità domestica. L’oggetto si presta alle necessità più diverse degli abitanti (gatto incluso) elevando la funzione d'uso e permettendo a ogni elemento di trovare posto tra le colonne di questo "piccolo tempio" domestico.
