Barber & Osgerby si separano: 5 icone per capire il loro design

Dalla Tip Ton di Vitra alla torcia delle Olimpiadi di Londra 2012, Edward Barber e Jay Osgerby hanno progettato alcuni degli oggetti più riconoscibili del design contemporaneo. Ora, dopo trent’anni di collaborazione, chiudono il loro studio.

1. Tip Ton Chair, Vitra, 2011 Origina da uno studio sulla postura la sedia più celebre di Barber & Osgerby, progettata per l’accademia della Royal Society of Arts. Un piccolo “gradino” spezza una linea retta e incoraggia chi sta seduto ad assumere posture differenti, convertendo da statiche a dinamiche le attività legate all’apprendimento. Doveva essere indistruttibile, leggera, facile da produrre, silenziosa, impilabile, colorata e interamente riciclabile: così è nata la Tip Ton, il cui nome richiama la città di Tipton, dove l’accademia ha sede, e ribadisce il concetto espresso dal segno del caratteristico elemento orizzontale.

2. Torcia per i Giochi Olimpici del 2012 Insiste sul numero tre la forma della torcia che nel 2012 è partita da Olimpia per accendere i Giochi di Londra, città che ospitava per la terza volta nella storia l’evento olimpico. Il pattern generato dalla ripetizione dei fori alleggerisce il prodotto, aumenta il grip e lascia intravedere il cuore della fiamma. I fori sono 8.000, tanti quanti gli atleti che hanno portato la torcia durante la lunga staffetta.

3. Filo Sofa, commissione privata, 2009 Fa parte di quegli oggetti che, semplicemente guardandoli, svelano il proprio funzionamento, il processo progettuale e quello produttivo. Sei grandi fogli di tessuto si appoggiano morbidamente su una struttura in rovere lasciata volutamente visibile, invitando chi osserva a fare lo stesso: rilassarsi su un divano di grandi dimensioni che scompone le componenti dell’archetipo domestico e decostruisce l’idea di sofà a cui siamo abituati.

4. Poppins Umbrella Stand, Magis, 2010 Sembra un’idea semplicissima, eppure ci è voluto tempo prima che comparissero portaombrelli pensati per i modelli contemporanei, molto più compatti di quelli tradizionali con la grande maniglia curva. Chiamato col nome di una celebre consumatrice di ombrelli, questo prodotto stampato in ABS e progettato per stare in un angolo consente di riporre fino a nove ombrelli o di inserirli aperti dalla parte del manico per farli asciugare.

5. Collector Cabinet, Glas Italia, 2015 Non importa cosa collezioniamo: in fondo siamo tutti collezionisti. Questa serie di vetrinette non è stata pensata solo per oggetti rari o preziosi, ma per qualsiasi famiglia di cose in cerca di una “glass house”. Sostenuta da una base in legno laccato nero, la collezione ribadisce ancora una volta l’amore di Barber & Osgerby per le curve, visibile sia nel sostegno sia nel corpo trasparente della vetrina.

Prima che tutto diventasse “iconico”, c’era un certo timore nell’investire gli oggetti di design di questo titolo. Su quali fossero le caratteristiche capaci di trasformare un prodotto in un’icona, il dibattito era animatissimo e sempre aperto. Eppure, mentre critici e storici continuavano a interrogarsi, il sodalizio tra i designer britannici Edward Barber e Jay Osgerby sembrava aver trovato la risposta senza nemmeno cercarla: sfornava, una dopo l’altra, proprio delle icone, marchiate sul fondo con i loghi di Vitra, Flos, Magis, Cappellini e di molti altri tra i brand più importanti del design contemporaneo.

Pochi giorni fa, i due designer hanno annunciato la chiusura dello studio che dal 1996 guidavano insieme, per proseguire l’attività professionale su strade separate. Nati entrambi nel 1969, si erano conosciuti al Royal College of Art e da compagni di studi sono diventati, per trent’anni, colleghi di lavoro. La loro prolifica collaborazione ha definito un modo di fare design radicato in una filosofia precisa, che cerca nello standard una risposta sensibile alle necessità umane, traducendola in oggetti contemporanei dalle forme leggibili e immediate. Una poetica che ricorda quella di Jasper Morrison e che è sempre attraversata da una certa gentilezza: nel calore dei materiali, nella morbidezza delle curve, nell’innesto accogliente delle componenti.

Barber & Osgerby, Bellhop, Flos, 2018

La firma di Barber & Osgerby

È proprio in queste curve che si riconosce la firma di Barber & Osgerby, insieme agli oggetti monomaterici e monocromatici e a quel caratteristico elemento orizzontale che raccorda molte delle loro sedute: dalla Tip Ton di Vitra alla panca per la Portsmouth Cathedral, fino alla sedia progettata per la riapertura del De La Warr Pavilion, l’edificio modernista costruito nel 1935 da Erich Mendelsohn e Serge Chermayeff.

Barber & Osgerby, De La Warr Pavilion chair, 2007

La loro produzione ha attraversato qualsiasi scala e categoria del prodotto industriale: mobili e lampade, packaging, rivestimenti come le collezioni per Mutina, vasi, un prototipo di telefono cellulare per Panasonic, fino alla moneta da due sterline per il 150esimo anniversario della London Underground e alla torcia per i 2012 Summer Olympics.

La loro collaborazione ha definito un modo di fare design radicato in una filosofia precisa, che cerca nello standard una risposta sensibile alle necessità umane, traducendola in oggetti contemporanei dalle forme leggibili e immediate.
Barber & Osgerby, prototipo per un telefono cellulare, Panasonic, 2007

Attraverso migliaia di sketch e modellini, la pratica progettuale di Barber & Osgerby ha sempre tenuto insieme innovazione tecnologica e studio attento dei processi industriali, senza sottrarsi alla scala artistica e installativa. Lo dimostrano progetti come Double Space al Victoria and Albert Museum nel 2014 e Forecast, con cui nel 2016 hanno rappresentato il Regno Unito alla London Design Biennale. La loro ricerca sul design “per tutti” è valsa il Jerwood Prize nel 2004, il titolo di Royal Designer for Industry nel 2007 e la London Design Medal nel 2015, oltre a un posto nelle collezioni permanenti del Vitra Design Museum, del Victoria and Albert Museum e del The Metropolitan Museum of Art.

Barber & Osgerby, Forecast, Londra, 2016

Quando il design funziona in due

Oggi, mentre la Triennale Milano celebra il loro lavoro con una mostra gratuita aperta fino a settembre, la notizia della separazione offre anche l’occasione per guardare con distanza alla parabola di un duo che può chiamare “icone” molti dei prodotti che ha progettato. La notizia fa eco a un’altra separazione rumorosa, quella tra Ronan Bouroullec ed Erwan Bouroullec, ancora attivi ma ormai ciascuno per conto proprio, e ricorda una formula che nel design ha funzionato molte volte: quella per cui uno più uno può produrre infinite possibilità, come dimostrano le collaborazioni di Charles and Ray Eames, di Alvar Aalto e Aino Aalto, di Fernando e Humberto Campana o dei Formafantasma.

Nell’attesa di scoprire cosa faranno Edward Barber e Jay Osgerby ciascuno per conto proprio, abbiamo selezionato cinque oggetti progettati insieme: una piccola mappa della loro poetica comune, e forse il modo migliore per capire cosa significhi, nel design, lavorare in due.

La mostra "Edward Barber | Jay Osgerby. Alphabet" alla Triennale di Milano
1. Tip Ton Chair, Vitra, 2011

Origina da uno studio sulla postura la sedia più celebre di Barber & Osgerby, progettata per l’accademia della Royal Society of Arts. Un piccolo “gradino” spezza una linea retta e incoraggia chi sta seduto ad assumere posture differenti, convertendo da statiche a dinamiche le attività legate all’apprendimento. Doveva essere indistruttibile, leggera, facile da produrre, silenziosa, impilabile, colorata e interamente riciclabile: così è nata la Tip Ton, il cui nome richiama la città di Tipton, dove l’accademia ha sede, e ribadisce il concetto espresso dal segno del caratteristico elemento orizzontale.

2. Torcia per i Giochi Olimpici del 2012

Insiste sul numero tre la forma della torcia che nel 2012 è partita da Olimpia per accendere i Giochi di Londra, città che ospitava per la terza volta nella storia l’evento olimpico. Il pattern generato dalla ripetizione dei fori alleggerisce il prodotto, aumenta il grip e lascia intravedere il cuore della fiamma. I fori sono 8.000, tanti quanti gli atleti che hanno portato la torcia durante la lunga staffetta.

3. Filo Sofa, commissione privata, 2009

Fa parte di quegli oggetti che, semplicemente guardandoli, svelano il proprio funzionamento, il processo progettuale e quello produttivo. Sei grandi fogli di tessuto si appoggiano morbidamente su una struttura in rovere lasciata volutamente visibile, invitando chi osserva a fare lo stesso: rilassarsi su un divano di grandi dimensioni che scompone le componenti dell’archetipo domestico e decostruisce l’idea di sofà a cui siamo abituati.

4. Poppins Umbrella Stand, Magis, 2010

Sembra un’idea semplicissima, eppure ci è voluto tempo prima che comparissero portaombrelli pensati per i modelli contemporanei, molto più compatti di quelli tradizionali con la grande maniglia curva. Chiamato col nome di una celebre consumatrice di ombrelli, questo prodotto stampato in ABS e progettato per stare in un angolo consente di riporre fino a nove ombrelli o di inserirli aperti dalla parte del manico per farli asciugare.

5. Collector Cabinet, Glas Italia, 2015

Non importa cosa collezioniamo: in fondo siamo tutti collezionisti. Questa serie di vetrinette non è stata pensata solo per oggetti rari o preziosi, ma per qualsiasi famiglia di cose in cerca di una “glass house”. Sostenuta da una base in legno laccato nero, la collezione ribadisce ancora una volta l’amore di Barber & Osgerby per le curve, visibile sia nel sostegno sia nel corpo trasparente della vetrina.