Nella maggior parte delle città italiane le mura di cinta non ci sono più, abbattute nell’Ottocento per far spazio all'espansione urbana.
A Castelfranco Veneto la cinta muraria è ancora lì, intatta e leggibile nel suo impianto due-trecentesco, a disegnare il perimetro di un organismo concluso.
È proprio a pochi passi dalla cortina medievale e dalla casa natale del residente più celebre della città, il pittore Giorgione, che prende forma una residenza privata firmata dall'architetto Francesco Possiedi: 550 metri quadrati ricavati dall’unione e dalla ristrutturazione integrale di un palazzetto di fine ’800 e di un edificio terra-cielo anni ’60.
La residenza si sviluppa su più livelli. Camere e servizi al primo piano; cucina, living e zona televisione ai livelli superiori; fino al sottotetto con affaccio su un grande terrazzo direttamente a ridosso delle mura medievali. Dalle finestre si percepisce la geometria compatta del perimetro murario; dalla terrazza lo sguardo corre lungo la cortina in mattoni, interrotta dalla torre d’ingresso.
Negli interni, tonalità neutre valorizzano le travature lignee originali. Il pavimento in rovere chiaro a spina ungherese scalda l’ambiente, mentre le boiserie in noce Canaletto introducono una profondità materica che richiama la tradizione senza ricorrere alla citazione. Le finiture bronzo dei parapetti e delle porte filo-muro segnano il registro contemporaneo dell’intervento.
L’ultimo piano si apre in un grande spazio fluido che sfrutta le altezze del soffitto travato: pranzo, relax e cucina convivono senza cesure. Una parete attrezzata su disegno, in noce Canaletto con inserti in bronzo, dialoga con la cucina in rovere termocotto e acciaio vintage.
Fulcro del progetto sono i cinque bagni, affidati alle collezioni Noorth, azienda veneta dell’arredo bagno contemporaneo che collabora con designer come Giuseppe Bavuso, Altherr Désile Park e Michele Marcon e produce sistemi componibili integrati a una gamma di lavabi e accessori basata sul rigore e sull’essenzialità formale. Qui lo spazio bagno diventa architettura, parte integrante del linguaggio domestico.
Il bagno ospiti, adiacente al living, è costruito attorno al lavabo monolite Touch in marmo grafite, elemento scultoreo accompagnato dalla specchiera Ekos V retroilluminata, dalle mensole Ljos e dalla rubinetteria Flow in acciaio inox satinato.
Nella suite padronale, concepita come spazio benessere completo di cabina armadio e zona bagno turco, la composizione Puro introduce un doppio lavabo in marmo con top sospeso integrato Next 56 e specchiera Ekos H; sanitari Senna e rubinetteria Flow completano l’ambiente, definito da un equilibrio tra materia e precisione tecnica.
La seconda camera principale, destinata alla figlia dei proprietari, sviluppa toni più delicati — pietra d’Istria, rovere chiaro e finiture champagne — con lavabo Azuma 58 in Cristalplant e vasca coordinata. Le due camere ospiti adottano il sistema Azuma in pietra grigia e rovere, con specchio Air retroilluminato, accessori Ljos e dettagli Toro, a conferma della versatilità dei sistemi componibili Noorth.
Sul terrazzo affacciato alle mura, tra siepi di tasso che ne seguono le linee nette, trova spazio il lavabo freestanding Saba 37 in argilla Senape con rubinetteria Pvd nero. Anche qui il linguaggio resta minimale, lasciando che siano le mura due-trecentesche a dominare la scena.
