Salone del mobile e Fuorisalone 2019

Durante il Salone del Mobile 12 souvenir raccontano una Milano eclettica

Dodici designer realizzano altrettanti souvenir di Milano. Il progetto, curato da Raffaella Guidobono, è esposto (e in vendita) al Design Apartment di Brera nei giorni del Salone.

Souvenir Milano 2018

“Kitsch per definizione, da tempo pensavo che i souvenir andassero svecchiati e rivisti in chiave limited edition: c'è chi vuole acquistare un ricordo di Milano ma non vuole che sia così scontato”. Da questa necessità nasce il progetto “Souvenir Milano”, curato da Raffaella Guidobono durante la settimana del Salone del Mobile di Milano 2018 per il Brera Design Apartment. La curatrice ha chiesto a dodici designer di raccogliere Milano in un simbolo (trasportabile). I risultati vanno dai 5 ai 90 euro. “Il souvenir deve essere pop, deve rappresentare un aspetto della città molto noto, magari con colori accesi, e uno stile basico; però c'è chi vorrebbe portarsi a casa una Milano un po' più ricercata che possa stare in una casa con gli stessi principi”. Simboli e monumenti, ma non solo. La Milano che si vorrebbe portare a casa la curatrice è fatta anche di icone come la moda, spiega: “Icone non per forza geolocalizzabili. Per esempio con BottegaNove ho disegnato un rivestimento di paillettes in porcellana di Limoges smaltate in oro 24 carati e per souvenir ho deciso che una singola tessera circolare rappresentasse il fashion system: una superficie che identifica la moda, miniaturizzata in una paillettes. Un oggetto piccolo pensato come un magnete da frigo”. 

Paillettes, BottegaNove, Souvenir Milano 2018
Paillettes, BottegaNove, Souvenir Milano 2018

Tra i souvenir, anche simboli e luoghi che diventano più personali e si incollano (letteralmente) alla pelle. È questo il caso dei “Tatuaggi impermanenti con i motivi della pavimentazione della Galleria del Duomo” di Sara Ricciardi, che: “sorride con la cultura e trasforma dei pattern meravigliosi (riconoscibili dall'alto) in tatuaggi. Un pezzo di Milano da portarsi addosso”. Poi c'è il Cenacolo di Giulio Ceppi, una spilla con forma ellittica: “Il Cenacolo è visitato molto più dagli stranieri che dagli italiani: è un tesoro assoluto, ed è stato riassunto da Ceppi in un ovale, il monile della veste del Cristo al centro del capolavoro leonardesco. L'esito è quasi un minerale esploso, per via della cottura ad altissime temperature di una lastra di argento dai maestri orafi iLorenzi.”  Ma c'è anche la Milano “da mangiare”. Ed ecco come Astrid Luglio ha lavorato con lo zafferano milanese: “Chiedevo di fare una ricerca di Milano e Astrid da sempre riflette sulle connessioni tra storia e cibo, dunque ha pensato al risotto giallo, e trovato l'azienda Zafferanami, pioniera nel riprendere una produzione anticamente lombarda”. Ma anche Osso Buco di Giovanna Carboni: “Si tratta di un vaso, un frammento vero e proprio di osso buco immerso nella resina epossidica”.  Maddalena Selvini ricrea invece il pavé in versione scultorea: “Un'altra sfaccettatura che volevo venisse raccontata: ha cotto a temperatura altissima un cubo di porfido e, smussati gli angoli, l'ha reso un portaoggetti”. 

Minerva, Gio Tirotto, Souvenir Milano 2018
Minerva, Gio Tirotto, Souvenir Milano 2018

Stories of Italy ha lavorato con il logo della metropolitana originale di Milano di Bob Noorda: “Realizzando delle emme speculari, hanno ricreato un sottopentola realizzato con materiali ricompattati derivati dai loro packaging, di colori diversi, che formano delle macchie. Un oggetto leggerissimo che ricorda anche le superfici di Albini delle pareti della metro”.  E ancora, l'aperitivo milanese di Agustina Bottoni: “Ha creato un calice con vetro borosilicato: un inno all'aperitivo come luogo di incontro, di scambio, di relax”. L’argentina Cynthia Vilchez Castiglioni per Aliita, pensando che Milano fosse al centro della creatività, ha creato un monile in oro 9 carati, il souvenir più prezioso dei dodici, a forma di una lampadina, come simbolo delle idee che si generano. Gio Tirotto ha riprogettato invece il Duomo con dei fiammiferi: “È l'unico a cui abbia concesso di lavorare su questo simbolo: ha creato una piccola scultura, togliendo lo zolfo dai fiammiferi si vede un piccolo Duomo. È il progetto più fragile e quello meno caro”.  Tra i simboli di Milano non poteva mancare la Torre Velasca, pensata da Leftover per StudioF, che: “Miniaturizzata, diventa un portabiglietti d'amore, un oggetto per lasciarti un messaggio la mattina o la sera. C'è bisogno anche di queste cose nelle relazioni”.   

Bye Bye Fly, Giulio Iacchetti, Souvenir Milano 2018
Bye Bye Fly, Giulio Iacchetti, Souvenir Milano 2018

Infine un divertente “Bye Bye Fly”, ovvero lo scacciazanzare di Giulio Iacchetti che, al posto della tradizionale retina, riporta il tracciato stradale di Milano: “Le zanzare sono un elemento che fa parte di Milano, si possono ricordare”. Se il souvenir è kitsch per definizione, viene una domanda sull'estetica (e l'etica): ma va bene o  male? “Di per sé è un valore, non esistono solo le persone con un gusto univoco” conclude la curatrice. “Il kitsch rappresenta le persone con un gusto diverso: esiste una parte del mondo che trova nell'euforia degli accostamenti una gratificazione, bisogna rispettarla: è diverso dal cattivo gusto”. E vista da questi souvenir ne viene fuori una Milano eclettica, non scontata: da raccontare e da vivere. 

Titolo:
Souvenir Milano
Curatrice:
Raffaella Guidobuono
Luogo:
Brera Design Apartment
Indirizzo:
via Palermo 1, Milano
Date di apertura:
17/22 aprile 2018. Ingresso: 12:00-19:30

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